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	<title>Associazione Antigraffiti &#187; Casi Giudiziari</title>
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	<description>Associazione Nazionale per il Decoro Urbano</description>
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		<title>Finiscono nei guai i devastatori di parco Venturini</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2016 15:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi Giudiziari]]></category>
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		<description><![CDATA[Graffito selvaggio BRESCIA Dalle accademie di Belle Arti ai muri cittadini, non per opere destinate alla storia, ma per devastazioni da graffito selvaggio. In quattro erano già finiti nei guai, sorpresi mentre imbrattavano muri del centro nei mesi scorsi, guadagnandosi una denuncia per atti di imbrattamento. Nel corso delle indagini della Polizia Locale erano stati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Graffito selvaggio</h2>
<p style="text-align: center;">BRESCIA</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Dalle accademie di Belle Arti ai muri cittadini, non per opere destinate alla storia, ma per devastazioni da graffito selvaggio. In quattro erano già finiti nei guai, sorpresi mentre imbrattavano muri del centro nei mesi scorsi, guadagnandosi una denuncia per atti di imbrattamento. Nel corso delle indagini della Polizia Locale erano stati sequestrati anche foto e filmati, conservati nei pc dei graffitari, di età compresa tra i 23 e i 43 anni. Le immagini li immortalavano anche in altri episodi poco artistici, compresa l&#8217;incursione notturna del marzo scorso al Parco Venturini, dove avevano distrutto pannelli decorati da writer che avevano partecipato al progetto del Comune di Brescia »True quality». La loro posizione si è così aggravata, dopo gli approfondimenti di indagine da parte della Locale che «ha svolto un ottimo lavoro &#8211; ha dichiarato l&#8217;assessore alla sicurezza Valter Muchetti &#8211; perché la tutela dei beni comunali e la difesa del decoro urbano restano per noi una priorità». Un impegno che prosegue senza sosta. </span></p>
<p style="text-align: center;">ARTICOLO DI Lilina Golia DEL 30 AGOSTO 2016, CORRIERE DELLA SERA</p>
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		<title>Da imbrattatori ad artisti con «Una seconda chance»</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2016 10:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Murales al posto degli scarabocchi nella «Fabbrica Paladini» LEQUILE Come trasformare gli imbrattatori da vandali ad artisti. È andata a buon fine l&#8217;iniziativa del Comune di Lequile «Una seconda chance per volare&#8221; organizzata dagli assessorati alla cultura ed ai servizi sociali guidati da Antonio Spedicato e Ornella De Giorgi . L&#8217;obiettivo di coinvolgere i più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Murales al posto degli scarabocchi nella «Fabbrica Paladini»</h2>
<p style="text-align: center;"><span style="text-align: justify;">LEQUILE</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Come trasformare gli imbrattatori da vandali ad artisti. È andata a buon fine l&#8217;iniziativa del Comune di Lequile «Una seconda chance per volare&#8221; organizzata dagli assessorati alla cultura ed ai servizi sociali guidati da Antonio Spedicato e Ornella De Giorgi . L&#8217;obiettivo di coinvolgere i più giovani in una attività collettiva di riqualificazione del quartiere &#8220;Paladini&#8221; situato al confine con San Pietro in Lama, e di sensibilizzare tutti alla tutela dei beni locali, al rispetto degli altri, è stato centrato. Durante la manifestazione, alcuni muri dello stabile di piazza Europa che ospita il laboratorio urbano per il recupero di antichi mestieri &#8220;Fabbrica Paladini&#8221;, bersaglio in precedenza di atti vandalici, hanno fatto da base per le realizzazioni artistiche di writers professionisti che hanno realizzato vere opere d&#8217;arte coi volti, tra gli altri, di Rita Levi Montalcini e Charlie Chaplin . I ragazzi di Lequile sono stati inoltre coinvolti, nella riqualificazione del perimetro esterno dello stabile e fra questi anche coloro che avevano imbrattato sconsideratamente quelle pareti. La cooperativa sociale &#8220;officina Creativa&#8221;, a &#8220;Fabbrica Paladini&#8221; ha dato poi vita ad un progetto, in collaborazione col Comune, di reinserimento sociale per donne in stato di detenzione attenuata, che hanno realizzato presso la stabile lequilese manufatti artigianali con materiale di recupero. La bella e articolata esperienza di queste donne è stata raccontata durante un incontro pubblico con la fondatrice di &#8220;Officina Creativa&#8221; Luciana Delle Donne e con Ilaria Palma responsabile di produzione sartoriale del progetto &#8220;Made In Carcere&#8221; organizzato dagli istituti di pena di Lecce e Trani.</span></p>
<p>ARTICOLO DI FABRIZIO CARCAGNI DEL 19 MAGGIO 2016, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO</p>
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		<title>Aveva tre chili di droga in casa Il writer di 31 anni patteggia ed è già libero</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2016 09:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi Giudiziari]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[reggio]]></category>

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		<description><![CDATA[REGGIO EMILIA ERA stato pizzicato martedì, in un&#8217;abitazione di San Rigo che, secondo gli investigatori, D. C., trentunenne reggiano poi arrestato, utilizzava come base di &#8216;appoggio&#8217; del traffico illecito. Nella cucina di casa, dentro due barattoli, gli agenti della polizia municipale avevano ritrovato qualche grammo di hascisc ed &#8216;erba&#8217;, mentre il deposito consistente era in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO EMILIA</p>
<p style="text-align: justify;">ERA stato pizzicato martedì, in un&#8217;abitazione di San Rigo che, secondo gli investigatori, D. C., trentunenne reggiano poi arrestato, utilizzava come base di &#8216;appoggio&#8217; del traffico illecito. Nella cucina di casa, dentro due barattoli, gli agenti della polizia municipale avevano ritrovato qualche grammo di hascisc ed &#8216;erba&#8217;, mentre il deposito consistente era in garage: sotto un cumulo di vestiti sporchi, c&#8217;erano quattro sacchi di carta colmi di infiorescenze di marijuana e 10 panetti di sostanza pronta per la vendita, per un totale di 3,244 chili di marijuana e 146,80 grammi di hascisc. Il &#8216;writer&#8217; di 31 anni era quindi finito in manette. Mercoledì &#8211; assistito dall&#8217;avvocato Noris Bucchi, nella foto &#8211; il giovane ha patteggiato 1 anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa. Ed è già in libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DEL 19 MAGGIO 2016, IL RESTO DEL CARLINO</p>
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		<title>Assistenza agli anziani e pulizie nei palazzi Così i writer «pentiti» risarciscono la città</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2016/05/19/assistenza-agli-anziani-e-pulizie-nei-palazzi-cosi-i-writer-pentiti-risarciscono-la-citta/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2016 23:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elio Ramondini]]></category>
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		<description><![CDATA[A Milano chi imbratta può fare lavori socialmente utili Il tempo dedicato In totale i graffitari hanno svolto quasi 11 mila ore di attività per la comunità MILANO Il writer F., 21 anni, ha lavorato per 500 ore, nell&#8217;arco di 6 mesi. Il 20 aprile 2013 partecipò al più violento assalto nella storia del metrò [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><strong>A Milano chi imbratta può fare lavori socialmente utili </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il tempo dedicato In totale i graffitari hanno svolto quasi 11 mila ore di attività per la comunità</strong></p>
<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">Il writer F., 21 anni, ha lavorato per 500 ore, nell&#8217;arco di 6 mesi. Il 20 aprile 2013 partecipò al più violento assalto nella storia del metrò milanese: fermata Villa Fiorita, treno in servizio, vagoni bloccati col freno d&#8217;emergenza, passeggeri all&#8217;interno, «pezzo» realizzato sulle fiancate in un paio di minuti. Per scontare la sua «pena», il writer F. è diventato imbianchino. Rullo e vernice, ha risistemato un ufficio del Comune. Fu il sindaco Giuliano Pisapia, anno 2012, a dettare la «linea di tendenza». La ribadisce oggi: «Chi imbratta o danneggia i muri sa, o dovrebbe sapere, che commette un reato ed è giusto che risarcisca la comunità». Da allora la Procura di Milano ha chiuso 190 procedimenti: a 63 graffitari, Comune e magistratura hanno accordato il percorso di «riabilitazione».</p>
<p style="text-align: justify;">Milano è la capitale del graffitismo vandalico. E per questo ha una squadra investigativa della Polizia locale (Unità tutela decoro urbano) che lavora col metodo statunitense: catalogazione delle tag , indagini in Rete, analisi del traffico telefonico. Per avere una proporzione di questo lavoro: tra 2014 e 2015, 207 writer indagati, 97 perquisizioni, più di 3 mila bombolette sequestrate, 878 tra cellulari, pc, videocamere e hard disk sequestrati e analizzati. La domanda chiave però è: cosa succede dopo?</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 2013 Comune e Procura, con il pm Elio Ramondini, hanno creato un modello unico in Italia che prevede da una parte la centralizzazione di tutte le indagini, dall&#8217;altra un&#8217;alternativa ai percorsi penali «classici». «Alla base c&#8217;è stata la condivisione che non si trattasse di un reato di poco conto &#8211; racconta Maria Rosa Sala, legale dell&#8217;Avvocatura comunale -. Su questa linea siamo arrivati a contestare per la prima volta anche l&#8217;associazione a delinquere contro un gruppo di writer». Col tempo s&#8217;è visto però che gli indagati erano spesso giovani al primo reato. Così è stato studiato un percorso che l&#8217;avvocato Sala definisce «rivoluzionario nella sua semplicità»: «La definizione alternativa del processo con valenza educativa». Funziona così: dal momento in cui si chiudono le indagini, al ragazzo viene spiegato che, se collabora, sarà messo in contatto con i servizi educativi per un lavoro socialmente utile e solo alla fine, dopo le verifiche, il Comune darà il proprio assenso a un patteggiamento al minimo della pena, con la «non menzione» (significa che il precedente non comparirà al casellario giudiziale).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è buonismo: la possibilità viene offerta una sola volta; 2 ragazzi su 3, dicono le statistiche, non hanno voluto o potuto risarcire con il lavoro e hanno affrontato il processo. Spiega il sindaco Pisapia: «Prima di acconsentire al patteggiamento aspettiamo verifiche e relazioni sul lavoro svolto. Su questo siamo severissimi, spesso me ne occupo personalmente». Quando i ragazzi o le loro famiglie ne hanno possibilità, si affiancano i risarcimenti economici: in questi anni al Comune sono stati riconosciuti 44 mila euro con i patteggiamenti, 26 mila dal giudice dopo le condanne, 30 mila come rimborso di spese legali. Cifre che non spostano il bilancio di un Comune, e infatti Giuliano Pisapia le inserisce in una strategia più ampia: «Il concetto chiave resta il risarcimento alla città per i danni commessi, che in alcuni casi funziona anche di più di una sanzione penale con la sospensione della pena. L&#8217;aspetto economico è un elemento che aumenta la deterrenza».</p>
<p style="text-align: justify;">I writer hanno lavorato anche in centri per anziani e senza tetto. In totale, hanno svolto quasi 11 mila ore di lavoro. Tutti hanno iniziato con un primo colloquio: «L&#8217;obiettivo primario &#8211; aggiunge Federica Cantaluppi, funzionaria del Servizio educativo adolescenti in difficoltà del Comune &#8211; è far capire ai ragazzi la responsabilità del reato commesso, che non è la semplice violazione di una norma. E poi c&#8217;è l&#8217;aspetto</p>
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<p style="text-align: justify;">educativo, molti giovani comprendono per la prima volta il concetto di impegno verso la comunità».<br />
La realizzazione emblematica resta un ufficio comunale di 7 piani completamente imbiancato dai writer. In base a un comandamento: «Il loro lavoro deve portare a un risparmio di spesa per il Comune sui servizi di manutenzione». Conclude Fabiola Minoletti, studiosa ed esperta di graffitismo a Milano: «Questo modello dà un monito ai ragazzi, sulle conseguenze delle loro azioni, e una risposta ai cittadini: alle indagini seguono giuste punizioni e risarcimenti alla città».</p>
<p style="text-align: justify;">135 Identificati<br />
Sono i writer identificati dalla polizia locale a Milano durante il 2015, venti in più rispetto all&#8217;anno precedente</p>
<p style="text-align: justify;">190 Processi<br />
Dal 2012 risultano aperti 190 procedimenti penali che hanno per oggetto l&#8217;attività dei writer a Milano</p>
<p style="text-align: justify;">110 Indagati<br />
Nel solo 2015. Ben 52 le perquisizioni. Sono anche state sequestrate 1.727 bombolette spray (200 in più rispetto al 2014)</p>
<p style="text-align: justify;">57 Pc<br />
Sono i personal computer sequestrati lo scorso anno, assieme a centoventi cellulari e quarantadue macchine fotografiche</p>
<p style="text-align: justify;">43 Mila euro<br />
Sono i risarcimenti ottenuti dal Comune di Milano in via stragiudiziale dal 2012, oltre a 10.944 ore di lavori socialmente utili</p>
<p style="text-align: center;"><strong>«Io, beccato in flagranza, ho lavorato per i senzatetto»</strong></p>
<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">Daniele Attia, 33 anni, writer da 15, oggi grafico per un marchio di moda («Iuter»), venne fermato nel 2012 mentre faceva una tag (firma) su una cabina del-l&#8217;elettricità. Da lì è partito il percorso: «Bec-cato in flagranza, denunciato, finito sotto processo, che si è concluso con una pena tramutata in ore lavoro socialmente utili in due strutture, un centro per anziani e uno di accoglienza per persone senza casa. L&#8217;alter-nativa, pur se minima, e pur se forse spro-porzionata rispetto al &#8220;reato&#8221;, sarebbe stata comunque una condanna». Daniele lavorava e dunque, con i servizi educativi del Comune di Milano, venne studiato un programma che prevedeva le sue ore di lavoro nei fine settimana: «Nel mio caso è stato molto co-struttivo, educativo, perché sono entrato in contatto con delle realtà che non avrei mai conosciuto». La tensione del writer rimaneva anche durante le ore di lavoro: «Venendo dal mondo dei graffiti e della creatività, guarda-vo quei posti e mi veniva in mente come po-tevano esser migliorati. Non è stato possibile farlo, ma in quel periodo è nata un&#8217;amicizia con il tutor per il programma e con lui abbia-mo poi organizzato un evento in cui ho re-alizzato un disegno in una scuola; gli anziani del centro hanno partecipato insieme ai ragazzini di terza media».</p>
<p>ARTICOLI DI GIANNI SANTUCCI DEL 15 MAGGIO 2016, CORRIERE DELLA SERA</p>
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		<title>Graffiti e legami con la camorra La gang dei writer &#8211; spacciatori</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2016 07:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Assalti al metrò per 15 anni: due arresti e 9 denunce. «Deriva violenta» MILANO Hanno riempito i treni di messaggi aggressivi: «La vigilanza non esiste», «Fuck security Atm», «2001-2011 &#8211; 10 anni che vi spacchiamo il culo!!». Hanno rappresentato l&#8217;evoluzione estrema del writing vandalico. Nessun compromesso. Nessuna mediazione. Quando entravano nei depositi Atm, impugnavano bastoni. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div title="Page 6">
<h2 style="text-align: center;"><strong>Assalti al metrò per 15 anni: due arresti e 9 denunce. «Deriva violenta»</strong></h2>
<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/05/wca-2.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-13489" alt="wca 2" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/05/wca-2-300x283.png" width="300" height="283" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Hanno riempito i treni di messaggi aggressivi: «La vigilanza non esiste», «Fuck security Atm», «2001-2011 &#8211; 10 anni che vi spacchiamo il culo!!». Hanno rappresentato l&#8217;evoluzione estrema del writing vandalico. Nessun compromesso. Nessuna mediazione. Quando entravano nei depositi Atm, impugnavano bastoni. Sbeffeggiavano e minacciavano gli addetti. Filmavano e si filmavano. Mettevano in Rete. Sono partiti da Milano e hanno «spaccato» treni dei metrò di Genova, Catania, Roma, Napoli. E poi in Europa: Stoccolma, Atene, Barcellona, Bucarest, Lione. Hanno importato l&#8217;acido fluoridrico a Milano (per le scritte corrosive su vetrine e finestrini dei mezzi pubblici). In oltre un decennio di azioni, si sono fatti una reputazione tra le più famose crew del mondo. Hanno avuto molti emulatori e ancor più nemici. Hanno crossato decine di pezzi ( crossare significa coprire con segnacci i graffiti di altri, massimo insulto nelle rivalità tra writer). Ieri, con nove perquisizioni in varie parti d&#8217;Italia (dalla Sicilia, a Reggio Emilia), gli investigatori del Nucleo tutela decoro urbano della polizia locale hanno chiuso la prima fase di indagine contro la Wca , acronimo del gruppo We can all .</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inchiesta, coordinata dal pm Elio Ramondini, tocca il più alto livello del graffitismo estremo italiano. Due anni di indagini che documentano due trasformazioni. La prima, e cioè l&#8217;approdo di una crew a una forma di piccola impresa, non è inedita. Uno dei componenti della Wca ha un negozio di articoli per graffitari. Un&#8217;azienda che produce bombolette spray, negli Stati Uniti, ha sponsorizzato i loro dvd. Di certo però, ed è questa l&#8217;altra evoluzione, per la prima volta si documenta un&#8217;evoluzione da gruppo di graffitari a gang criminale. Si parte da un dato: i 9 indagati per associazione a delinquere finalizzata all&#8217;imbrattamento hanno un&#8217;età compresa tra i 26 e i 36 anni. Non sono ragazzini. Hanno precedenti penali. Alcuni, non solo per writing. La conferma è arrivata ieri durante tre perquisizioni a Opera, Segrate e Reggio Emilia. In totale, oltre 12 chili di hashish e marijuana sequestrati. «Partita dagli assalti al metrò &#8211; ha spiegato il comandante della polizia locale, Antonio Barbato &#8211; l&#8217;inchiesta ha dimostrato una connessione con altre attività illegali». Due writer sono stati arrestati e un terzo è indagato anche per la droga. Ma c&#8217;è una traccia di malavita ancora più pesante.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, infatti, gli investigatori hanno iniziato a notare una scritta ricorrente abbinata ai «pezzi» della Wca . «Pluto free». Pluto libero. Pluto è un ragazzo campano, 36 anni, che dal 2013 è scomparso dalla scena. Poco dopo i suoi compagni e il leader del gruppo, Siko, hanno iniziato a dedicargli i graffiti su alcuni «treni» (almeno uno della linea «verde» e uno della «rossa»). Pluto era legato a uno dei clan della camorra vesuviana ed è stato arrestato in una vasta operazione dei carabinieri contro la criminalità organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia della Wca è riassunta nella presentazione che la crew fa del proprio dvd: «Un film che documenta il bombardamento, esclusivamente su metropolitana, di una delle crew più attive a Milano, Napoli e resto d&#8217;Europa&#8230; Molte azioni, svariati passaggi di metropolitane, più di 150 pannelli e di 40 whole car , tra tunnel, birre e spinelli». Whole car vuol dire «intero treno» e a Milano (tra 2008 e 2013) ne hanno fatti decine. Zone d&#8217;attacco privilegiate: Cologno, Gessate, Sesto San Giovanni. Blitz studiati nei dettagli. Conoscenza dei sistemi di sicurezza. Un «palo» sempre all&#8217;esterno dei depositi. Anche per la pressione della Wca , l&#8217;Atm negli ultimi anni ha aumentato (fino a raddoppiarla) la vigilanza nei depositi, così da ridurre al minimo le incursioni. Dopo un paio di arresti nel 2014, la Wca era andata sotto traccia. È riemersa, con due assalti ai treni, lo scorso aprile. Negli anni il gruppo ha giocato col proprio acronimo. Wca è diventato We Can Again (noi possiamo ancora), e una volta War Contro Atm : gigantesca scritta che coprì interi vagoni di un treno della M2.</p>
<p>Articolo di Gianni Santucci pubblicato sul Corriere della Sera il 16 maggio 2016</p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>Smantellata la crew di writers che sfidava l&#8217;Atm</strong></h1>
<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">STAVA bene attento a non lasciare tracce sui social network, il writer &#8220;Acne&#8221;. E preferiva cercare di vivere in Spagna, dove pare coltivasse direttamente la marijuana che secondo l&#8217;ipotesi investigativa di polizia locale e procura di Milano serviva al gruppo per finanziarsi. Ma Alessandro D. (Acne), 31 anni quest&#8217;anno, con precedenti per spaccio, è stato arrestato ieri mattina a casa sua a Opera, con il blitz degli agenti della polizia locale contemporaneamente in azione in nove città italiane. Gli hanno trovato piante di marijuana e panetti di hashish. E 300 bombolette spray, sequestrate alla crew che aveva sfidato Atm, oltre a più di cento pennarelli markers. Smantellando, dopo due anni di indagini, il gruppo di writers vandalici &#8220;WCA&#8221; (acronimo di &#8220;We Can All&#8221;, possiamo tutto), i vigili hanno trovato tra l&#8217;abitazione di Acne e quella di &#8220;Weno&#8221; (Daniele C., residente a Reggio Emilia) 27 piante di marijuana e decine di panetti di hashish. Dei nove indagati per associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento di immobili e beni di pubblica utilità, otto sono i writers della WCA residenti in Lombardia, tra Milano, Segrate, Monza, Opera, Camparada, noti per le loro tag: oltre ad Acne e Weno in carcere, sono stati indagati 3tre milanesi 31enni, &#8220;Vins&#8221; (nato in Brasile), &#8220;Rias&#8221; &#8211; specializzato nel disegnare pesci colorati, già noto come appartenente alla crew &#8220;TPS&#8221; (Teppist), indagato in stato di libertà per detenzione a scopo di spaccio perché sono state trovate piante di marijuana anche a casa sua) &#8211; e &#8220;Caps&#8221;. Poi &#8220;Rud&#8221;, o &#8220;Ruder&#8221;, 36enne di Monza, &#8220;Lyra&#8221;, 34 anni di Reggio Emilia, &#8220;Rok&#8221; e &#8220;Siko&#8221;, quest&#8217;ultimo catanese 32enne, leader e fondatore della crew WCA. Arrivato qui negli anni Novanta, Siko (precedenti per droga e per vendita di orologi falsi) in questo periodo si trova a Oslo. Ieri a casa sua a Catania gli agenti hanno trovato una pistola non denunciata, per la quale il padre si è assunto la responsabilità. Fino al 2012 aveva fatto parte dei WCA anche &#8220;Pluto&#8221;, Ciro Iacomino, di Ercolano, oggi 36 anni e in carcere dal 2012 per associazione di stampo mafioso. Le loro azioni le chiamavano &#8220;bombing&#8221;: irruzioni nei depositi e nelle stazioni di Sondrio, Loreto, Gessate, QT8, Cascina Gobba, Sesto FS e Cologno Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DI SIMONE BIANCHIN DEL 16 MAGGIO 2015, LA REPUBBLICA</p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>Blitz. Graffittari e spacciatori Gang sgominata da vigili urbani</strong></h1>
<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro nome è Wca, ovvero &#8216;We can all&#8217; (noi possiamo tutto) e dopo l&#8217;indagine della polizia locale sembra davvero così: oltre alle contestazioni per danneggiamento e imbrattamento, al gruppo di writer molto noto in tutta Europa sono stati trovati 12 chili di droga tra marijuana e hashish. Nove persone sono state indagate per l&#8217;attività di writing vandalico, e due di queste arrestate per il possesso dello stupefacente. L&#8217;indagine del nucleo anti graffiti della polizia locale è iniziata due anni fa proprio a seguito di una serie di attacchi della Wca ai treni della metro. Durante questo tempo gli investigatori sono riusciti ad individuare i principali componenti del gruppo e in più occasioni è emerso un legame con lo spaccio di droga come fonte di sostentamento e di autosostentamento. La vendita di dvd con le imprese dei writer più selvagge (assalti sui treni, irruzioni nei depositi ferroviari, ecc) non era sufficiente per mantenere gli autori. Nel corso delle ultime perquisizioni a Opera, Segrate, Reggio Emilia sono state trovate 27 piante di marijuana pronte per essere essiccate e chili di sostanza già confezionata e panetti di hashish. Dei nove indagati uno non è stato ancora rintracciato, mentre degli altri sono state fornite le tag, ovvero la firma: Lira, Vins, Rude, Rias, Rok, Wueno, Acne e Caps.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DEL 16 MAGGIO 2015, L&#8217;AVVENIRE</p>
<h1 style="text-align: center;">Droga e metrò imbrattati Presa la banda dei writer</h1>
<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<h3 style="text-align: center;"><em>La gang era conosciuta in tutta Europa Per finanziarsi spacciavano stupefacenti e vendevano dvd con le loro «imprese» PERQUISIZIONI Trovate bombolette spray 12 chili di hashish e cartelli rubati nelle stazioni</em></h3>
<p><span style="text-align: justify;">Si facevano chiamare «Wca», acronimo di «We can all» (noi possiamo tutto). E sfidavano il vecchio «sistema» con frasi a caratteri cubitali del tipo: «2001-2011: 10 anni che vi spacchiamo il cu&#8230;». La crew di graffitari, che aveva fatto il salto di qualità criminale e si dedicava anche allo spaccio di droga, è stata bloccata dalla polizia locale. I membri italiani del gruppo di writer molto noto in Europa sono accusati oltre che di danneggiamento e imbrattamento, anche di possesso di droga ai fini di spaccio. Con le perquisizioni infatti sono stati trovati 12 chili di stupefacenti tra marijuana e hashish. Nove persone (otto i lombardi) sono indagate per le attività di writing vandalico, due di loro sono state arrestate per la detenzione di droga. Per oggi sono previste le direttissime. L&#8217;indagine del nucleo anti graffiti della polizia locale andava avanti da due anni. È nata da una serie di attacchi della Wca ai treni della metropolitana milanese, poi l&#8217;operazione si è estesa a tutta Italia in collaborazione con i vigili di Piacenza, Varese, Monza, Segrate, Reggio Emilia, Opera e i carabinieri di Catania. Nel fascicolo anche immagini dei vagoni danneggiati dal gruppo, con scritte come «Siamo la storia», «La vigilanza non esiste» o «Paura di niente e di nessuno» e dei writer in azione nei tunnel o nelle stazioni della metro, con cappucci e a volto coperto. A volte in presenza di altri passeggeri. In questi mesi gli inquirenti, coordinati dal pm Elio Ramondini, hanno individuati i principali componenti della banda. È così emerso il legame con lo spaccio, che era diventato fonte di sostentamento per il gruppo. Non era più sufficiente la vendita di dvd con le imprese più spericolare dei graffitari: assalti ai treni e blitz nei depositi ferroviari. Uno dei più richiesti è We can all vandalz , un film auto prodotto di un&#8217;ora e 20 minuti che descrive il «bombing» (il bombardamento con le tag, una delle attività più diffuse nel writing vandalico) della Wca «una delle crew più attive a Milano, Napoli e resto d&#8217;Europa», riporta la copertina. Le perquisizioni sono state fatte a Opera, Segrate, Arese, Monza, Reggio Emilia. Sono state trovate appunto 27 piante di marijuana pronte per essere essiccate e chili di stupefacente già confezionato oltre a panetti di hashish, l&#8217;attrezzatura per la coltivazione al chiuso e bombolette spray. C&#8217;era pure un trenino giocattolo imbrattato con il tag «Acne». Uno dei nove indagati non è stato ancora rintracciato, degli altri sono state rese note le tag, cioè le «firme»: Lira, Vins, Rude, Rias, Rok, Wueno, Acne e Caps. Tra loro un residente in Spagna, dove produce marijuana legalmente. Le indagini, dice l&#8217;assessore alla Sicurezza Marco Granelli, «testimoniano l&#8217;esistenza di una componente negativa nel writing vandalico, in chi danneggia la città. Non si tratta sempre di ragazzate». E il comandante della polizia locale Antonio Barbato: «La polizia locale è particolarmente impegnata sul fronte della tutela del decoro urbano, ma come abbiamo già verificato in più di una occasione, dietro alle attività dei writer si nascondono fenomeni criminali più gravi come lo spaccio di sostanze stupefacenti».</span></p>
<p>ARTICOLO DI C. BAS.DEL 16 MAGGIO 2016, IL GIORNALE</p>
<h1 style="text-align: center;">Droga e assalti ai treni La gang dei writers che «potevano tutto»</h1>
<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<h3 style="text-align: center;"><em>Fermata la crew Wca (We can all) nota per gli imbrattamenti ai treni Due di loro trovati con 12 kg di droga e attrezzi per la coltivazione indoor</em></h3>
<p style="text-align: justify;">La crew si chiama Wca, we can all, ovvero «noi possiamo tutto». Negli ultimi dieci anni l&#8217;hanno dimostrato griffando muri, treni, stazioni, città intere di mezza Europa. Ma ora gli agenti del nucleo antigraffiti diretti da Marco Luciani hanno risposto a una domanda che molti si sono posti: come si mantengono i writer che girano il mondo con l&#8217;unico impegno di lasciare le proprie tag ovunque? Una parte vive dei magri guadagni della vendita di documentari delle proprie imprese, altri spacciano. Semplice. Se prima era un&#8217;ipotesi adesso l&#8217;inchiesta del pm Elio Ramondini ha svelato che alcuni membri della Wca, una delle più potenti crew d&#8217;Europa, coltivano e vendono droga. Nove writer sono stati denunciati per imbrattamento e danneggiamento in relazione agli episodi di vandalismo, e due di questi sono finiti in carcere per il possesso di 12 chili tra hashish e marijuana. Durante le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati a Reggio Emilia, Segrate e Opera è stata trovata una coltivazione di 27 piante di marijuana, lampade e timer per gestire la crescita, panetti di hashish già confezionati e pronti per essere venduti. I writer coinvolti sono Lira, Vins, Rude, Rias, Rok, Wueno, Acne e Caps. Uno di questi (arrestato ad Opera) vive in Spagna dove produce legalmente marijuana. Non si tratta di ragazzini, sono tutti adulti &#8211; tra i 30 e i 40 anni &#8211; che hanno una lunga storia di writing che li ha resi icone tra gli appassionati. Tra gli oggetti ritrovati ci sono anche cartelli con la scritta «vietato attraversare sui binari» e martelli frangivetro d&#8217;emergenza, «souvenir» presi nel corso dei raid vandalici nelle stazioni ferroviarie e della metropolitana che nella maggior parte dei casi vengono filmati con telecamere per realizzare documentari in presa diretta che poi vengono venduti in rete o nei negozi specializzati. Ne è un esempio il dvd «We can all vandalz», un film autoprodotto di un&#8217;ora e 20 minuti che racconta il «bombing» (il bombardamento attraverso le tag) della Wca «una delle crew più attive a Milano, Napoli ed Europa», come riporta la copertina: «Dal 2000 al 2003, sulla metro di Milano i graffiti non venivano puliti e l&#8217;intera linea girava completamente distrutta. Ebbene cinque anni dopo succede la stessa cosa di nuovo, per questo la crew Wca racchiude in questo dvd parte del proprio trascorso dal 2009 ad oggi». E ancora: «All&#8217;interno troverete anche 10 minuti che anticipano il secondo numero con azioni in svariate capitali d&#8217;Europa tra cui: Londra, Parigi, Stoccolma, Barcelona, Madrid e oltre altre ancora».</p>
<p><strong>::: LA SCHEDA </strong><em>LA BANDA Nove i ragazzi fermati, tra i venti e i 30 anni, tutti membri della famosa crew</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Wcà- WeCanAll&#8221; ovvero &#8220;noi possiamo tutto&#8221;, una delle più famose in Europa nell&#8217;ambiente dei graffitari. Specializzati nell&#8217;assaltare e nell&#8217;imbrattare i vagoni dei treni, compresi quelli della metropolitana milanese. LA DROGA Non era sufficiente per i giovani writers il ricavato della vendita dei dvd e filmati che immortalavano le loro gesta. Aspiravano ad un maggior guadagno. Tanto da decidere di coltivare e spacciare droga, ben 12 chili tra hashish e marijuana, per mantenersi. Lo stupefacente era in parte già pronto per essere consumato o venduto in panetti, e in parte ancora in fase di coltivazione nelle serre. La polizia, a casa di alcuni dei ragazzi, hanno sequestrate ben 27 piantine. Le perquisizioni, disposte dal pubblico ministero Elio Ramondini, sono avvenute a Opera, Segrate e Reggio Emilia.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DI SALVATORE GARZILLO DEL 16 MAGGIO 2016, LIBERO</p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>I graffitari si danno allo spaccio «Possiamo tutto»</strong></h1>
<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;IMPRESSIONE è che la vendita dei dvd coi filmati delle imprese, da assalti sui treni a irruzioni nei depositi ferroviari per imbrattare vagoni e muri con le bombolette spray, non rendesse abbastanza. Così la &#8220;crew&#8221;, banda, &#8220;We can all&#8221;, che tradotto dall&#8217;inglese sta per &#8220;Noi possiamo tutto&#8221;, una delle più attive a livello europeo, la più presente a Milano negli ultimi 15 anni, si era lanciata in un business parallelo: produzione e spaccio di droga. Tra marijuana e hascisc, in diversi covi sono stati trovati e sequestrati 12 chili di sostanza. Nove uomini, otto lombardi, tra i 25 e i 40 anni, sono stati indagati per associazione a delinquere e, due di questi, arrestati per il possesso dello stupefacente ai fini di spaccio. Questo il bilancio della maxi operazione del Nucleo antigraffiti della polizia locale di Milano che dopo due anni di indagini è riuscito a smantellare la crew con la collaborazione delle polizie locali di Piacenza, Varese, Monza, Segrate, Reggio Emilia e Opera e dei carabinieri di Catania. Un lavoro partito nel 2014, dopo una serie di attacchi della Wca ai treni del metrò di Milano. Gli investigatori sono riusciti a individuare i vari componenti del gruppo, analizzando le tag (firme), i filmati delle telecamere e incrociando i dati anche con materiale trovato in rete. Dei nove indagati uno non è stato ancora rintracciato, mentre degli altri sono state fornite le tag: Lira, Vins, Rude, Rias, Rok, Wueno, Acne e Caps. Uno di questi (arrestato a Opera) vive in Spagna dove produce legalmente marijuana. L&#8217;esito si è avuto con le 8 perquisizioni disposte dal pm Elio Ramondini, in parte a Milano e in Comuni dell&#8217;hinterland. In più occasioni è emerso il legame con lo spaccio di droga.</p>
<p style="text-align: justify;">A OPERA, Segrate e Reggio Emilia sono state trovate 27 piante di marijuana pronte per essere essiccate, sostanza già confezionata e panetti di hascisc. In totale, sequestrati circa 6 chili di piante di cannabis e altrettanti di droga pronta per l&#8217;uso e gli strumenti per produrla. Accanto a una valanga di bombolette spray. Tra gli oggetti anche un trenino giocattolo, &#8220;decorato&#8221; con la firma di Acne. I due indagati per cui è stato disposto il fermo sono ritenuti &#8220;i capi&#8221; della gang a livello italiano. Oggi ci saranno le direttissime.</p>
<p style="text-align: justify;">LE INDAGINI della polizia locale «testimoniano l&#8217;esistenza di una componente negativa nel writing vandalico, in chi danneggia la città. Non si tratta sempre di ragazzate», commenta l&#8217;assessore alla Sicurezza Marco Granelli. «La polizia locale &#8211; aggiunge il comandante della polizia locale Antonio Barbato -è particolarmente impegnata sul fronte della tutela del decoro urbano ma, come abbiamo già verificato in più di una occasione, dietro alle attività dei writer si nascondono fenomeni criminali più gravi come lo spaccio di sostanze stupefacenti».</p>
<h1 style="text-align: center;">Armi, droga, graffiti : scatta il blitz Nove denunciati, tre in manette</h1>
<p style="text-align: center;"> OPERA</p>
<p style="text-align: justify;">MAXI BLITZ delle polizie locali di Arese, Milano, Monza, Opera, Piacenza, Reggio Emilia e Segrate e dei carabinieri di Catania. Nove persone indagate e tre arrestate nell&#8217;operazione «We can all»: sequestrati 12 chilogrammi di droga in tutto. Tra gli arrestati un uomo originario di Opera di 31 anni trovato in possesso di quasi 4 chilogrammi di hascisc. Quella sgominata sarebbe, secondo gli investigatori, una vera e propria organizzazione legata al gruppo «Crew Wca». Le accuse vanno da danneggiamento e imbrattamento per finire a spaccio e traffico d&#8217;armi. A casa dell&#8217;operese trovati anche cartelli asportati dalle stazioni come «Vietato attraversare i binari».</p>
<p style="text-align: justify;">IL LORO NOME è Wca, ovvero &#8216;We can all&#8217; (noi possiamo tutto) e da quanto emerso dalle indagini sembra davvero così. Nove persone sono state indagate per l&#8217;attività di writing vandalico, e tre di queste arrestate per possesso di droga. L&#8217;indagine del nucleo anti graffiti della polizia locale di Milano è iniziata due anni fa proprio a seguito di una serie di attacchi della Wca ai treni della metro di Milano. Gli investigatori in questo lasso di tempo sono riusciti ad individuare i principali componenti del gruppo e in più occasioni è emerso un legame con lo spaccio di droga come fonte di sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">NEL CORSO delle ultime perquisizioni a Opera, Segrate, Reggio Emilia sono state trovate 27 piante di marijuana pronte per essere essiccate e chili di sostanza già confezionata e panetti di hashish. Dei nove indagati uno non è stato ancora rintracciato, mentre degli altri sono state fornite le tag, ovvero le firme: Lira, Vins, Rude, Rias, Rok, Wueno, Acne e Caps. per quanto riguarda il 31enne di Opera che vive in Spagna, dove produce legalmente marijuana, nella sua abitazione sono stati rinvenuti alcuni cartelli rubati probabilmente in stazioni ferroviarie. Su uno di questi la scritta «vietato attraversare i binari». massimiliano.saggese@ilgiorno.net</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLI DEL 16 MAGGIO 2016, IL GIORNO (IL SECONDO SCRITTO DA MASSIMILIANO SAGGESE)</p>
<p style="text-align: justify;">
</div>
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		<title>È reato meno grave imbrattare sui graffiti degli altri</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2016/04/21/e-reato-meno-grave-imbrattare-sui-graffiti-degli-altri/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 09:19:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MILANO La Cassazione &#8220;perdona&#8221; un writer Graffitari e writers che disegnano su muri, viadotti, arredi urbani e mezzi di trasporto, commettono un reato che è sempre «astrattamente configurabile» e può essere considerato meno grave solo in determinate circostanze, ad esempio se la superficie presa di mira è già stata «deturpata» o abbellita, dipende dai punti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">MILANO</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Cassazione &#8220;perdona&#8221; un writer</em></p>
<p style="text-align: justify;">Graffitari e writers che disegnano su muri, viadotti, arredi urbani e mezzi di trasporto, commettono un reato che è sempre «astrattamente configurabile» e può essere considerato meno grave solo in determinate circostanze, ad esempio se la superficie presa di mira è già stata «deturpata» o abbellita, dipende dai punti di vista &#8211; da altri artisti di strada. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 16731 della Seconda sezione penale che si è occupata del processo a «Manuinvisibile», il giovanissimo writers sardo che con diverse bombolette spray si era dato da fare vicino alla stazione milanese di Lambrate. In primo grado, il tribunale lo aveva assolto evidenziando che «la parete in questione era già stata completamente imbrattata e deturpata da ignoti» e che il ragazzo «aveva agito con l&#8217;intento di abbellire la facciata e di effettuare un intervento riparatore realizzando un&#8217;opera di oggettivo valore artistico. Su ricorso del pm, la Corte di Appello di Milano &#8211; con sentenza del 28 aprile 2015 &#8211; si è dimostrata meno entusiasta e clemente e ha ridimensionato l&#8217;assoluzione &#8216;pienà del primo grado dichiarando il writer non punibile solo in forza della legge sulla particolare tenuità del fatto. Questa &#8216;qualificà è stata riscontrata dai magistrati di secondo grado &#8211; e convalidata anche dalla Cassazione &#8211; nel fatto che il muro utilizzato per le gesta creative del giovane graffitaro, oggi ventiseienne, «era già stato deturpato da ignoti e quindi l&#8217;intervento» di «Manuinvisibile» «non determinava, a ben vedere, nessun danno». Ma imbrattare i muri rimane pur sempre un reato anche se la Suprema Corte ha respinto il ricorso con il quale il Procuratore generale della Corte di Appello di Milano insisteva a chiedere la sua condanna.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DEL 21 APRILE 2016, CORRIERE DELLA SERA</p>
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		<title>MANUINVISIBILE</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 07:57:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MILANO La Cassazione «proscioglie» la Street art STREET ART quasi libera. La Cassazione ha confermato il proscioglimento «per la particolare tenuità del fatto» del writer sardo &#8220;Manuinvisibile&#8221; per aver dipinto un murales nei pressi della stazione milanese di Lambrate, cinque anni fa. Con questo verdetto la Suprema corte ha respinto il ricorso con il quale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO</p>
<p><strong>La Cassazione «proscioglie» la Street art</strong></p>
<p style="text-align: justify;">STREET ART quasi libera. La Cassazione ha confermato il proscioglimento «per la particolare tenuità del fatto» del writer sardo &#8220;Manuinvisibile&#8221; per aver dipinto un murales nei pressi della stazione milanese di Lambrate, cinque anni fa. Con questo verdetto la Suprema corte ha respinto il ricorso con il quale la procura generale di Milano contestava la scarsa rilevanza penale del comportamento del &#8220;graffitaro &#8221; che in primo grado era stato assolto con formula piena. In appello, invece, i magistrati riformarono la sentenza assolvendolo solo grazie alla legge che ha depenalizzato gli illeciti meno gravi.</p>
<p style="text-align: justify;">I GIUDICI, pur non dando il via libera alla libera manifestazione della grafic art sui muri delle città, hanno però dichiarato &#8220;inammissibile&#8221; il ricorso del pg milanese come richiesto anche dalla procura della Suprema corte. «Si è trattato evidentemente di un buco nell&#8217;acqua della Procura generale di Milano che ha sperperato i soldi pubblici invece che accettare le sentenze dei giudici e ciò contrariamente al principio di economia processuale» è il commento degli avvocati Giuseppe Quaglia e Domenico Melillo, legali del writer. &#8221;Manuinvisibile&#8221; era accusato di «imbrattamento di cosa altrui».</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DEL 7 APRILE 2016, IL GIORNO</p>
<p><strong>L&#8217;arte di Manu Invisibile non è reato</strong></p>
<p>La Cassazione ha assolto l&#8217;artista sardo per un graffito su un muro di Milano</p>
<p style="text-align: justify;">La Cassazione ha confermato il proscioglimento «per la particolare tenuità del fatto» del writer sardo &#8220;Manu invisible&#8217; per aver dipinto un piccolo murale nei pressi della stazione milanese di Lambrate, il 20 giugno 2011. Con questo verdetto la Seconda sezione penale della Suprema corte ha respinto il ricorso con il quale la procura di Milano contestava la scarsa rilevanza penale del comportamento del &#8220;graffitaro&#8221; che in primo grado, il 17 gennaio 2014, era stato assolto completamente. In appello, invece, i magistrati riformarono &#8220;in peggio&#8221; per l&#8217;imputato la sentenza assolvendolo solo grazie alla legge che ha &#8220;depenalizzato&#8221; gli illeciti meno gravi. Stamani il giovane writer, che vuole che il suo nome sia tutelato dalla privacy, era in Cassazione insieme al suo avvocato Giuseppe Quaglia. La Cassazione, pur non dando il via libera alla libera manifestazione della grafic art sui muri delle città, ha però dichiarato &#8220;inammissibile&#8221; il ricorso del Pm di Milano come richiesto anche dalla procura della Suprema corte. Manu ha avuto importanti commissioni pubbliche e private, ma la sua formazione di writer &#8220;clandestino&#8221; continua ad ispirare anche le sue creazioni di oggi. Risponde da un&#8217;impalcatura mentre dipinge un muro a San Sperate col collega Giorgio JE. «Sono onorato che il mio caso sia diventato un simbolo, e contento del fatto che anche nelle aule giudiziarie la creazione artistica venga presa nella giusta considerazione &#8211; dice l&#8217;artista sardo- . Quella sera ho fatto un lavoro gratuito, pieno di spirito positivo, che mi ha spinto ad abbellire una zona degradata. E sono felice che quello spirito positivo non mi abbia ancora abbandonato». Sempre di più la street art diventa protagonista del panorama delle arti visive contemporanee, qualche settimana fa l&#8217;artista Blu ha cancellato i suoi lavori sui muri di Bologna in polemica con i curatori di una mostra che intendeva staccarli dalle pareti per esporli in un museo. «Condivido in pieno l&#8217;azione di Blu &#8211; dichiara Manu Invisibile-, e anche la strategia di marketing che sottende, il mercato dovrebbe dialogare con gli artisti. Anche se la ricerca dell&#8217;espressione più pura è quella più appetibile da mercanti e musei, proprio perché è la più fresca e romantica, molto più di quella commissionata». Anche Manu come i suoi colleghi, Bansky tra i più celebri, ha scelto l&#8217;anonimato. «Preferisco che parlino le opere piuttosto che la biografia di un artista. Beethoven viene ricordato per le sue creazioni non certo perché era sordo». (EDIT. CAGLIARI)</p>
<p>ARTICOLO DI PAOLO CURRELI DEL 7 APRILE 2016, LA NUOVA SARDEGNA</p>
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		<title>Il giudice e la writer Alicè &#8220;L&#8217;arte non è un criterio&#8221;</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2016/02/26/il-giudice-e-la-writer-alice-larte-non-e-un-criterio/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 08:38:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Casi Giudiziari]]></category>
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		<category><![CDATA[Alice]]></category>

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		<description><![CDATA[BOLOGNA L&#8217;ARTE non c&#8217;entra. Per il giudice Gabriella Castore, che ha condannato l&#8217;artista di strada AliCè a ottocento euro di multa per «imbrattamento», di fronte ai graffiti la legge «non può avere come parametro né lo stato di decoro del bene imbrattato né l&#8217;eventuale natura artistica dell&#8217;opera d&#8217;arte che si sta realizzando». Nessuno, neppure un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>BOLOGNA</p>
<p>L&#8217;ARTE non c&#8217;entra. Per il giudice Gabriella Castore, che ha condannato l&#8217;artista di strada AliCè a ottocento euro di multa per «imbrattamento», di fronte ai graffiti la legge «non può avere come parametro né lo stato di decoro del bene imbrattato né l&#8217;eventuale natura artistica dell&#8217;opera d&#8217;arte che si sta realizzando». Nessuno, neppure un Picasso redivivo, ha il diritto di dipingere su muri non suoi. Ma le motivazioni della sentenza dicono anche altre cose.</p>
<p>AFFERMANO, certo, l&#8217;agnosticismo estetico del giudice, che non ha il potere di affidarsi «a valutazioni personalissime e perciò stesso sindacabili legate al valore artistico di un disegno, trattandosi di un parametro legato al gusto e a sentimenti sociali o individuali variabili e spesso influenzato dalle mode». Al giudice, insomma, interessa solo «la lesione dell&#8217;interesse giuridico protetto, cioè l&#8217;estetica e la pulizia attribuiti al bene di chi ne ha legittimamente la disponibilità», interesse che «viene leso nel momento in cui il bene viene sporcato con un disegno o una scritta», fossero anche le Ninfee di Monet. Ma la sentenza (contro la quale la condannata, al secolo Alice Pasquini, ha già presentato appello) prosegue prendendo in considerazione i meriti artistici di AliCè, che sarà anche «considerata un&#8217;artista di un certo livello, ma ovviamente tra gli estimatori della Street art, mentre a diverso e opposto giudizio possono giungere estimatori di altre forme d&#8217;arte». E poi la pittrice non ha scusanti &#8220;nobili&#8221; per la legge, dal momento che avrebbe potuto sfogarsi sui «&#8221;muri autorizzati&#8221;, ove gli artisti di strada possono esprimere al meglio e legittimamente il loro estro espressivo». Scartata anche la giustificazione del degrado preesistente: per quanto già coperti di scritte, i muri &#8220;imbrattati&#8221; appartenevano «a immobili che non possono certo considerarsi fatiscenti o degradati» del centro storico che «è di una ricchezza e di una bellezza straordinari». Per essere una sentenza che rifiuta i giudizi estetici, è davvero piena di opinioni sull&#8217;arte, gli artisti e la bellezza dell&#8217;edilizia urbana.</p>
<p>LA REPUBBLICA</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>« Graffiti e scritte sporcano i muri Il valore artistico non è un parametro»</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le motivazioni del giudice che ha condannato a una multa la street artist Alicè </em></p>
<p style="text-align: justify;">Tribunale che vai, sentenza che trovi. Il dibattito sul valore e i confini della street art non tiene banco solo a Bologna, dove ci si divide sull&#8217;iniziativa che riunirà in una mostra promossa da Genus Bononiae le opere dei writer «strappate» da muri e facciate di edifici in via di demolizione, ma anche nelle aule di giustizia. Ne sa qualcosa Alicè, al secolo Alice Pasquini, la writer acclamata in mezzo mondo e recentemente condannata per imbrattamento a 800 euro di multa per i disegni lasciati nel 2013 sui portoni di via Mascarella e via Zamboni e sui muri scrostati di via Centotrecento e al Pratello. A Milano un caso simile ha avuto un epilogo diverso. Il 4 aprile la Cassazione dovrà decidere se confermare l&#8217;assoluzione di un writer finito a giudizio per imbrattamento per un murales realizzato in un sottopasso. In primo grado il giudice l&#8217;ha assolto riconoscendo le sue capacità artistiche, in appello per la particolare tenuità del fatto. Una via d&#8217;uscita che non è stata concessa ad Alicè perché, scrive la giudice Gabriella Castore nelle motivazioni della sentenza, «l&#8217;imputata ha operato più imbrattamenti cosicché la sua condotta è certamente reiterata». Passando al merito, la giudice si sofferma sulla natura dei disegni ma solo per chiarire che «l&#8217;esistenza del reato non può avere come parametro nè lo stato di decoro del bene imbrattato nè l&#8217;eventuale natura artistica dell&#8217;opera d&#8217;arte che si sta realizzando». Questo perché «l&#8217;esistenza del reato non può lasciarsi a valutazioni personalissime e perciò sindacabili legate al valore artistico di un disegno, trattandosi di un parametro legato al gusto e a sentimenti sociali o individuali variabili e spesso influenzato dalle mode». E il centro storico, scrive il giudice, «è di una bellezza straordinaria, non ha nulla a che vedere con le periferie suburbane fatiscenti o abbandonate e cementificate». Il fatto che ad Alicè siano state commissionate opere in mezzo mondo non è rilevante secondo il giudice: «È vero &#8211; scrive &#8211; che l&#8217;imputata viene considerata un&#8217;artista di un certo livello, ma ovviamente tra gli estimatori della street art e delle arti affini, mentre a diverso e opposto giudizio possono giungere estimatori di altre forme d&#8217;arte». I writer possono esprimere «il loro estro espressivo» ma nelle forme istituzionali, «nei muri autorizzati allestiti in molte città», mentre «non si vede perché debba legittimarsi la forzata accettazione da parte dei proprietari dei muri di forme graffitismo e street art non necessariamente corrispondenti al proprio gusto». E a nulla è servita l&#8217;obiezione del legale di Alicè, avvocato Stefania Martelli, che appellerà la sentenza, legata al fatto che gli stessi proprietari degli immobili abbiano riconosciuto il valore artistico dei disegni, per esempio preservandoli quando hanno deciso di ripulire i muri.</p>
<p style="text-align: justify;">Gianluca Rotondi, CORRIERE DI BOLOGNA</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLI DEL 26 FEBBRAIO 2016</p>
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		<title>Tre processi per capire se il writer è artista</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2016 14:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Denunciato, ma assolto in primo e secondo grado. Parola alla Cassazione MILANO L&#8217;eterno dilemma «graffiti uguale arte oppure imbrattamento» approda in Cassazione. Per la prima volta un caso di street art , nato processualmente a Milano, deve essere valutato dalla Suprema corte. Il prossimo 4 aprile verrà discusso il processo a carico del writer «Manu [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Denunciato, ma assolto in primo e secondo grado. Parola alla Cassazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;eterno dilemma «graffiti uguale arte oppure imbrattamento» approda in Cassazione. Per la prima volta un caso di street art , nato processualmente a Milano, deve essere valutato dalla Suprema corte. Il prossimo 4 aprile verrà discusso il processo a carico del writer «Manu Invisible», già assolto in primo grado e in appello. L&#8217;artista (oppure no?) di strada è molto noto dell&#8217;ambiente cittadino e le sue opere sono ormai riconoscibili. A Milano era accusato del reato di imbrattamento per un graffito realizzato in un sottopasso ferroviario. «È la prima volta &#8211; spiega il difensore del writer, Domenico Melillo &#8211; che questo tipo di arte finisce davanti alla Suprema corte che dovrà decidere se si tratta di imbrattamento o meno». Il giovane graffitaro, originario di Cagliari e i cui lavori sono stati esposti l&#8217;estate scorsa anche all&#8217;Upfest di Bristol, il festival internazionale dedicato alla street art più grande d&#8217;Europa, era stato assolto due anni fa dal Tribunale di Milano dall&#8217;accusa appunto di imbrattamento. La «pistola fumante» era stato il murale di uno «scorcio notturno dei Navigli», come ha chiarito il suo legale, disegnato nel giugno 2011 sulle pareti di un sottopasso ferroviario in zona Lambrate. In primo grado, come chiarito sempre dall&#8217;avvocato, Manu Invisible era stato prosciolto perché tra l&#8217;altro il giudice aveva riconosciuto le «capacità artistiche» dell&#8217;imputato e il valore quindi dei suoi graffiti. L&#8217;assoluzione era stata poi confermata in appello, questa volta però con la formula della «particolare tenuità del fatto». Successivamente la Procura generale ha fatto ricorso contro il proscioglimento e ora la parola passa alla Cassazione. Per la prima volta in un caso di questo tipo. Toccherà ai supremi giudici stabilire se l&#8217;imputato è un Banksy in salsa milanese oppure un imbrattatore qualunque. Certo è che comunque finirà, la sentenza definitiva costituirà un precedente per i murale dei tantissimi writer che lavorano nelle metropoli e darà un contributo decisivo a un antico dibattito.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DEL 24 FEBBRAIO 2016, IL GIORNALE</p>
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		<title>CASO DI ALICE PASQUINI, STREET ARTIST CONOSCIUTA COME ALICè</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2016 12:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi Giudiziari]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Street Art]]></category>
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		<description><![CDATA[Multata Alicè 800 euro per aver &#8220;imbrattato&#8221; Lo sconforto dell&#8217;artista &#8220;Io combatto il degrado così l&#8217;arte diventa reato&#8221; «COME dire che ogni espressione artistica è un reato». Al telefono Alicè risponde con tono fra l&#8217;ironico e il malinconico. Ha appena saputo dal suo avvocato che il giudice Gabriella Castore l&#8217;ha ritenuta colpevole di «imbrattamento» per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Multata Alicè 800 euro per aver &#8220;imbrattato&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sconforto dell&#8217;artista &#8220;Io combatto il degrado così l&#8217;arte diventa reato&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>COME</em> dire che ogni espressione artistica è un reato». Al telefono Alicè risponde con tono fra l&#8217;ironico e il malinconico. Ha appena saputo dal suo avvocato che il giudice Gabriella Castore l&#8217;ha ritenuta colpevole di «imbrattamento» per aver dipinto alcuni muri della città, e l&#8217;ha condannata a pagare ottocento euro di multa. «Sono amareggiata, la galleria Saatchi di Londra, ha appena esposto miei lavori. Ci sono mie opere in aste e musei di cinquanta paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Io sono sempre la stessa, quando lavoro su commissione e quando dipingo in strada, quindi decidetevi: sono un&#8217;artista o una devastatrice?». Be&#8217;, su questo Bologna ha le idee un po&#8217; confuse.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre un&#8217;istituzione culturale prepara la grande mostra dei graffiti murali (forzosamente appropriati), un tribunale condanna lei, al secolo Alice Pasquini, 35 anni, scenografa, disegnatrice di &#8220;arte pubblica&#8221; di fama internazionale. «Il mio avvocato farà appello, ovviamente. Ho evitato finora di commentare la vicenda, un po&#8217; per rispetto verso i giudici, un po&#8217; perché francamente speravo che venisse riconosciuto il valore di quel che ho fatto». Il pm aveva chiesto l&#8217;assoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>DA</em> Bangkok a New York, da Saigon a Roma, Alicè firma le sue opere, quelle legali come quelle di strada. Come molti suoi confratelli d&#8217;arte, Alicè gioca a viso scoperto.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;opposto dei &#8220;taggatori&#8221; compulsivi, marcatori canini del territorio che firmerebbero a spray anche la Pietà di Michelangelo, sceglie con cura gli spazi su cui esercitare quella che non è altro che una pratica guerrigliera della bellezza contro il degrado visuale. «Credo d&#8217;aver aggiunto valore a Bologna. Non dipingerei mai su un muro bianco, meno che mai su un monumento. Non lavoro con spirito di devastazione, ma con amore nei confronti dei luoghi. Chiunque può verificare, ho scelto spazi di piccole dimensioni su pareti già devastate, in luoghi visualmente degradati».</p>
<p style="text-align: justify;">Portoni, muri della zona universitaria e in via del Pratello, una pensilina del bus in Bolognina.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu lei stessa a rivelare in un&#8217;intervista come e dove era intervenuta, semplificando parecchio il lavoro dei vigili urbani che due anni fa andarono, trovarono, fotografarono e denunciarono.</p>
<p style="text-align: justify;">«Bellissimi volti femminili», disse il pm Giovannini, che pare sia anche un appassionato d&#8217;arte, «ma le forze dell&#8217;ordine non possono fare distinzioni fra illegalità belle e brutte». Forse no, ma quel che fa un graffitista è proprio questo, sollevare una contraddizione, costringere un potere pubblico a domandarsi se quel che sta reprimendo come imbrattatura non abbia più valore di quello che del tutto legalmente imbratta il nostro paesaggio urbano: le pubblicità gigantesche, aggressive, che s&#8217;aggrappano perfino ai monumenti, e poi il degrado &#8220;istituzionale&#8221; degli arredi urbani fatiscenti, della segnaletica messa a capocchia, della corona di lamiere targate che ottunde qualsiasi prospettiva della città storica. Vicino a un graffito, in via Zamboni, qualcuno aveva scritto «art is not a crime».</p>
<p style="text-align: justify;">MICHELE SMARGIASSI, LA REPUBBLICA</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Graffiti d&#8217;arte sui muri AliCè condannata</strong></p>
<p style="text-align: justify;">IL TRIBUNALE ha condannato per imbrattamento a 800 euro di multa la street artist romana Alice Pasquini, in arte AliCè. La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico Gabriella Castore: era stata denunciata dalla polizia municipale e poi è finita a processo per avere realizzato alcune delle sue opere sui muri della città. La denuncia risale a ottobre 2013 e il provvedimento, nei giorni successivi alla notizia, aveva fatto molto discutere. Fu organizzata anche una manifestazione in sua solidarietà, con tanto di performance artistica sulla staccionata che delimitava il cantiere sotto le Due Torri. «Penso di aver contribuito a valorizzare la città e non a imbrattarla, soprattutto perché le opere sono state realizzate in aree degradate &#8211; ha commentato AliCè dopo la sentenza -. Oggi invece è stato sancito il principio per cui qualsiasi espressione artistica è reato. Sono molto delusa». L&#8217;artista aveva disegnato cinque delle sue inconfondibili figure femminili su muri, un portone e una pensilina in via Centotrecento, via Mascarella, via Zamboni, via del Pratello e in Bolognina, poi lo aveva rivelato in un&#8217;intervista. Proprio grazie a quella &#8216;confessione&#8217; pubblica i vigili avevano rintracciato le opere e denunciato la disegnatrice. AliCé ieri non era presente in aula e il suo difensore, avvocato Stefania Martelli, ha detto che la sentenza «verrà sicuramente appellata». Il pubblico ministero, nella precedente udienza, aveva chiesto l&#8217;assoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">IL RESTO DEL CARLINO</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Condannata Alicè la writer premiata in mezzo mondo «Non è giustizia»</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pluripremiata e acclamata in mezzo mondo per la sua arte ma condannata a Bologna per imbrattamento. Farà discutere la sentenza emessa ieri dalla giudice Gabriella Castore nei confronti di Alice Pasquini, in arte Alicè, la writer 36enne denunciata nel 2013 dalla municipale per i ritratti disegnati sui portoni di via Mascarella e Zamboni e sui muri scrostati di via Centotrecento e al Pratello. La Procura aveva emesso un decreto penale di condanna contro cui la street artist, assistita dall&#8217;avvocato Stefania Martelli, si è opposta. Di qui il processo che si è concluso con 800 euro di multa nonostante il pm avesse chiesto l&#8217;assoluzione riconoscendo che i muri erano malridotti. La difesa farà appello: «Ho evitato finora di parlare avendo fiducia che venisse riconosciuta l&#8217;infondatezza dell&#8217;accusa &#8211; dice l&#8217;artista -. Sono molto delusa, penso di aver contribuito a valorizzare la città e non ad imbrattarla, visto che le opere sono state realizzate in aree degradate. Si è sancito il principio per cui ogni espressione artistica è reato. La street art è commissionata in migliaia di luoghi e il Comune sembra voglia ospitare le opere di strada in un museo. Allora perché condannare me, nonostante il parere contrario del pm? Sono pronta a far valere le mie ragioni in appello».</p>
<p style="text-align: justify;">CORRIERE DI BOLOGNA</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLI DEL 16 FEBBRAIO 2016</p>
<p><strong>I writer e la multa a AliCè &#8220;Mai farsi beccare&#8221;</strong></p>
<p>I writer e la multa a AliCè &#8220;Mai farsi beccare&#8221;A PAGINA XIII «Penso di aver contribuito a valorizzare la città e non ad imbrattarla, soprattutto perché le opere sono state realizzate in aree degradate. Lo stesso Comune di Bologna sembra che voglia ospitare le opere di strada in un museo. E allora, perché condannare me?». La domanda se l&#8217;è fatta lunedì sera su Facebook Alice Pasquini, in arte AliCè, e da ieri rimbalza in tutta la città, insieme alla notizia della multa da 800 euro alla quale è stata condannata per imbrattamento. Oggi se ne parlerà anche all&#8217;Università, in un incontro organizzato dal Cua in via Zamboni 38, al quale sono stati invitati due artisti di strada milanesi. E se a Palazzo Fava &#8211; dove inaugurerà il 17 marzo la mostra dedicata anche alla street art bolognese &#8211; si chiudono a riccio, a parlare sono i writers. Mentre l&#8217;assessore alla cultura Davide Conte prova a tenere tutto insieme: «Le regole bisogna rispettarle, ma possiamo riscriverle insieme. Sarei felice di incontrare AliCè». Sull&#8217;operazione di Genius Bononiae però storce il naso: «Ogni tanto &#8211; racconta &#8211; vado a vedere sul sito di Blu i suo video. Sono straordinari: i graffiti li produce e li cancella di continuo. Io penso che esista un dato effimero indissolubile legato alla street art. Rispetto alla mostra voglio solo dire che noi come Comune di Bologna abbiamo scelto un&#8217;altra strada: quella di Frontier e Cheap». Musei sì, ma a cielo aperto, realizzati in strada.</p>
<p>«Più che di schizofrenia a me sembra di vedere molta coerenza &#8211; ragiona Flavia Tommasini del collettivo Cheap, che da tre anni fa rivivere spazi pubblicitari abbandonati e muri con le sue installazioni di carta &#8211; La multa ad una writer e l&#8217;idea di staccare dei pezzi graffiti e metterli in un museo sono i due lati della stessa medaglia: l&#8217;espressione di una città che reprime, musealizza e trae profitto. Mi sembra il tentativo di normalizzare quello che qualcuno considera bello, legalizzare solo dove serve e reprimere il resto. Ma il punto è che, nel caso della street art, non esiste l&#8217;uno senza l&#8217;altro». Monica Cuoghi, anche lei a processo per imbrattamento («ma non amo parlarne») critica la &#8220;collega&#8221;: «Gli artisti devono sapere che fanno una cosa illegale. Fa parte del gioco, anzi secondo me è anche il bello.</p>
<p>Quando disegno in strada io ho uno stile diverso, più veloce, che cerco di ricreare quando disegno in altri luoghi, inseguo quell&#8217;impulso».</p>
<p>Lo farà anche nella mostra di Palazzo Fava, alla quale parteciperà con un&#8217;opera realizzata per l&#8217;occasione. Come Dado, che del caso AliCè dice: «Per Alice mi dispiace, ma ci vuole un po&#8217; di furbizia, è sempre meglio usare l&#8217;anonimato, oppure una doppia tag». Finire al museo non lo spaventa: «Ero preoccupato, ma adesso ho capito che questa mostra servirà a tutelare delle opere in distruzione». E mentre tutti aspettano un segnale da Blu («Farà un disegno? Apparirà? Cosa dirà?», si chiede Dado) alla Galleria Squadro alzano le spalle: «Dalla Digos ai musei».</p>
<p>ARTICOLO DI CATERINA GIUSBERTI DEL 17 FEBBRAIO 2016, LA REPUBBLICA</p>
<p>&nbsp;</p>
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