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	<title>Associazione Antigraffiti &#187; Iniziative</title>
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	<description>Associazione Nazionale per il Decoro Urbano</description>
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		<title>Retake in strada contro il degrado Già arruolati 1.200 pulitori volontari</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2017 15:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cleaning Day]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[retake brescia]]></category>

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		<description><![CDATA[Retake in strada contro il degrado Già arruolati 1.200 pulitori volontari Operazioni il 19 e il 21 marzo BRESCIA Ci volevano i volontari per staccare i volantini abusivi: smacchieranno il veleno sociale con raschietti, guanti e pettorina gialla. La chiamata alle ramazze è partita da Facebook, gruppo Retake Brescia (il clone dichiarato del network che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;">Retake in strada contro il degrado Già arruolati 1.200 pulitori volontari</h1>
<h2 style="text-align: center;">Operazioni il 19 e il 21 marzo</h2>
<p style="text-align: center;">BRESCIA</p>
<p style="text-align: justify;">Ci volevano i volontari per staccare i volantini abusivi: smacchieranno il veleno sociale con raschietti, guanti e pettorina gialla. La chiamata alle ramazze è partita da Facebook, gruppo Retake Brescia (il clone dichiarato del network che ha già ripulito città come Roma, Bari e Milano): il 19 e il 21 marzo, centinaia di cittadini faranno le pulizie di primavera in alcuni quartieri di Brescia. Marco Stellini, il responsabile, ha arruolato 1.200 castigatori del degrado e segnato gli indirizzi in cui portare detersivi e stracci: Carmine, via Milano e Sanpolino, per iniziare. Retake è un movimento no profit nato per la cura del bello: «Non basta lamentarsi della sporcizia: bisogna cominciare a lavorare e coinvolgere i ragazzi in un&#8217;azione civica collettiva (nel 2018, hanno in programma incontri nelle scuole, ndr)». Con la Loggia, nessuna bizza: «Non siamo contro o pro l&#8217;amministrazione: ci arrangiamo da soli, e non chiediamo soldi pubblici. Apprezziamo anche il lavoro di Aprica: vogliamo solo dare una mano». Il 19 e il 21 marzo, ogni iscritto porterà raschietto e ramazza a proprie spese: in certi casi, qualche esperto dal pollice verde si occuperà di sistemare giardini e aiuole (dovessero avere l&#8217;autorizzazione hanno già puntato quella di via Marsala, davanti all&#8217;agenzia delle Entrate). Eventuali sponsor sono graditi: niente contanti, però. «Se qualcuno volesse pagarci i secchi di vernice con cui cancellare i graffiti, può farlo usando una carta prepagata del supermercato» fa sapere Stellini. La battaglia contro lo sporco e la cafonaggine non finirà nel giro di 48 ore: «Abbiamo intenzione di organizzare altre giornate tra aprile e maggio: vorremmo pulire il sottopasso di viale Piave, per fare un esempio». In questo caso, bisognerà avere il permesso della Loggia: «Non pensiamo che la sensibilità del Comune venga meno». Il gruppo bresciano ha avuto la benedizione dei colleghi delle altre città: alla presentazione ufficiale, c&#8217;era Andrea Amato, di Retake Milano. Lui e altri 20 mila fustigatori in pettorina gialla e guanti hanno ripulito muri e marciapiedi presi in ostaggio dagli antagonisti che avevano sfilato contro Expo a maggio del 2015. «Abbiamo avuto un riconoscimento internazionale che ci è stato spedito da Los Angele» fa sapere. Il suo Vangelo è l&#8217;articolo 118 della Costituzione: il principio di sussidiarietà. «Vogliamo dare un segnale: riappropriamoci della cosa pubblica».</p>
<p style="text-align: center;">Alessandra Troncana</p>
<p style="text-align: center;">Corriere della Sera, 3 Febbraio 2017</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
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<h3 style="text-align: center;">L&#8217;INIZIATIVA.La prima è fissata il 19 marzo</h3>
<h1 style="text-align: center;">Retake : così Brescia risplenderà grazie ai cittadini volontari</h1>
<h2 style="text-align: center;">Stellini e Amato: «Contrastare gli atti di vandalismo, di tagging e abbandono di rifiuti»</h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;appuntamento per la prima uscita ufficiale è fissato al 19 marzo, in zona Carmine. Tutti armati di raschietto, scopa e buona volontà. Si prevede una carica di 200 persone, ma potrebbero anche essere di più. «Trasporteremo le belle parole del mondo digitale e social all&#8217;atto pratico e alla realtà» riflette Marco Stellini, presidente di BresciaIN. Fondatrice, insieme ai membri del gruppo Facebook «Brescia che NON vorrei» (9200 iscritti all&#8217;attivo), di «Retake Brescia», movimento no-profit e apartitico inserito nel network Retake, già presente in moltissime città italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">OBIETTIVO? «Contrastare gli atti di vandalismo in città, nelle forme di tagging adesivi e abbandono illegale di rifiuti sul suolo pubblico &#8211; spiega Stellini -, siamo un gruppo che propone cittadinanza attiva. Chiederemo all&#8217;amministrazione il permesso di operare, ma confidiamo ovviamente nella loro sensibilità». Con un occhio rivolto soprattutto ai più piccoli: «Vorremmo entrare anche nelle scuole, considerando che la sensibilizzazione deve partire già in età giovanile. Il senso è quello di riappropriarsi della bellezza dei nostri luoghi, pulendoli e tenendoli curati». «È il principio della sussidiarietà: i cittadini che si mettono insieme e si organizzano per risolvere i problemi della collettività &#8211; precisa Andrea Amato, di Retake Milano &#8211; una spinta nata ormai 11 anni fa. Purtroppo ancora oggi si ignora spesso che l&#8217;imbrattamento è reato e che, in alcuni casi, può portare anche all&#8217;arresto». Appuntamento quindi al 19 marzo, a cui seguirà il secondo due giorni dopo, il 21. Con mirino puntato, inoltre, su via Milano e Sanpolino, anche se l&#8217;ambizione è più ampia: creare un gruppo Retake in ogni quartiere della città. Per tutti gli interessati non resta che fare un giro in rete e informarsi.</p>
<p style="text-align: center;">J.MAN.</p>
<p style="text-align: center;">BresciaOGGI, 3 Febbraio 2017</p>
<p style="text-align: center;">
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<h3 style="text-align: center;">L&#8217;iniziativa</h3>
<h1 style="text-align: center;">Anche a Brescia arriva « Retake » cittadini pronti a ripulire la città</h1>
<p style="text-align: justify;">Riappropriarsi del patrimonio comune. È un monito dei cittadini ai cittadini, che si concretizzerà dal mese prossimo grazie all&#8217;associazione Retake Brescia. In inglese lo dice la parola stessa: «riprendere». È da questo verbo che sono partiti i gruppi BresciaIn e Brescia che non vorrei, attivi su Facebook con oltre 9mila iscritti. «Retake &#8211; spiega il presidente di BresciaIn Marco Stellini &#8211; è la continuazione naturale e concreta dei movimenti creati sui social. Di più: si passa dalle segnalazioni alle azioni». Nello specifico: pulizia, rimessa a nuovo dei muri imbrattati dai graffiti, cura degli ambienti urbani pubblici e privati. A sostenere l&#8217;iniziativa sono cittadini volontari che, sull&#8217;onda delle esperienze milanese e romana (Retake opera a livello nazionale), vuole garantire anche a Brescia la presa a cuore del patrimonio locale. «Ciò che è pubblico &#8211; specifica Stellini &#8211; non è del Comune, ma di tutti i cittadini». E saranno proprio bresciani «comuni» a inaugurare l&#8217;attività di Retake in città, il 19 e il 21 marzo. Si parte dal Carmine, da Sanpolino e da via Milano, ma l&#8217;intenzione è creare entro il 2018 un gruppo Retake per ogni quartiere. Si cercano volontari, ma anche finanziatori: «Non vogliamo soldi ma un aiuto ad acquistare i materiali per ripulire la città». Il progetto punta a coinvolgere le scuole e si distanzia da qualsiasi parte politica. Info: pagina Facebook Retake Brescia.</p>
<p style="text-align: center;">Giornale di Brescia, 3 Febbraio 2017</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Sono in arrivo le squadre anti- graffiti</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2017/02/03/sono-in-arrivo-le-squadre-anti-graffiti/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2017 14:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ROVERETO]]></category>

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		<description><![CDATA[Accolta la proposta di istituire uno speciale nucleo contro il degrado urbano II Comune addestrerà una task force per pulire ROVERETO Scrivere sui muri è un atto di vandalismo. Qualcuno potrebbe dissentire, paragonando la grafomania da tazebao collettivi esposti alla pubblica fede con i danni alle panchine piuttosto che ai cestini collocati lungo le vie [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Accolta la proposta di istituire uno speciale nucleo contro il degrado urbano</h2>
<h3 style="text-align: center;">II Comune addestrerà una task force per pulire</h3>
<p style="text-align: center;">ROVERETO</p>
<p style="text-align: justify;">Scrivere sui muri è un atto di vandalismo. Qualcuno potrebbe dissentire, paragonando la grafomania da tazebao collettivi esposti alla pubblica fede con i danni alle panchine piuttosto che ai cestini collocati lungo le vie della città, ma è proprio così. E i cittadini si lamentano, non solo i proprietari delle case imbrattate dai soliti ignoti ma anche quelli spensierati del passeggio quotidiano. Perché la voglia di comunicare con la vernice, anche al tempo di Internet e di social network, è ancora una «piaga» difficilmente sanabile. Insomma, i «writer» urtano le persone e, non a caso, le richieste in Comune di intervenire per salvaguardare il decoro e per punire questi scrittori da malta fina fioccano ogni giorno. È in questo contesto che si inserisce un ordine del giorno collegato al bilancio presentato dal consigliere della Lega Nord Viliam Angeli. Che, è bene ricordarlo, da anni combatte una sorta di guerra personale (anche se sempre sostenuta da civici consessi e giunte varie ma mai davvero dichiarata con convinzione) con gli artisti della notte, quelli che approfittano delle tenebre e della città deserta per sfogare istinti comunicativi che potrebbero benissimo affidare all&#8217;web. L&#8217;esponente del Carroccio, però, non se la prende solo con gli scrittori da parete esterna (senza entrare nel merito delle frasi, più o meno ironiche, usate) ma anche con i graffittari e i pittori da murales. «Non si tratta di parole o disegni &#8211; ricorda all&#8217;uopo ma proprio di decoro urbano. E di atti vandalici perché poi a trovarsi la casa imbrattata sono i proprietari mica quelli che sporcano». In tempi di spending review, poi, Angeli ha coinvolto l&#8217;amministrazione comunale per riuscire a ridare contegno e pulizia agli edifici del centro storico («ma anche degli altri quartieri») a costo praticamente zero. Come? Coinvolgendo i dipendenti di palazzo Pretorio opportunamente organizzati in squadre di pronto intervento anti-graffiti. La proposta, messa ai voti durante la discussione sul Documento unico di programmazione (di fatto l&#8217;anticamera politica del bilancio che approderà in aula Malfatti questa sera), è stata in parte accolta dal sindaco Francesco Valduga. Che concorda con Angeli sulla necessità di intervenire per «smacchiare» il leopardo e ridare lustro all&#8217;urbe ma che si trova in difficoltà di fronte alla richiesta di caricare il fardello sulle spalle di alcuni «volontari» scelti tra i 440 laboratori a libro paga di piazza del Podestà. Meglio, piuttosto, impegnarsi formalmente a provvedere alla pulizia costante dei graffiti ma senza scomodare proprio tutti gli uffici pubblici. «Come ormai è noto Rovereto è ovunque imbrattata di scritte, murales e quant&#8217;altro si possa disegnare piuttosto che scarabocchiare sui muri di case, palazzi storici, chiese, insegne. &#8211; insiste il consigliere leghista &#8211; Visto che è necessario e urgente trovare una soluzione a tale gravoso problema e considerato che l&#8217;amministrazione comunale dispone di circa 440 dipendenti, si impegna il sindaco e la giunta a selezionare una squadra di operai scelti, tra i propri dipendenti, da adibire alla pulizia costante di tali graffiti. E pure ad addestrare, se necessario, all&#8217;uso di sabbiatrice e tecniche di pittura e quant&#8217;altro necessario per effettuare la pulizia. Infine a fornire tale squadra di un automezzo attrezzato». Insomma, gli operai comunali, d&#8217;ora in avanti, formeranno un task force «armata» (di sabbiatrice, non certo di machete) contro i graffittari, i writers e qualunque altra categoria di imbrattatori urbani. Perché una città pulita piace ai residenti ma pure ai turisti. Guerra ai «writers» La giunta adesso deve selezionare un team per pulire i muri della città Viliam Angeli, Lega Nord</p>
<p style="text-align: center;"> NICOLA GUARNIERI</p>
<p style="text-align: center;">n.guamieri@ladige.it</p>
<p style="text-align: center;">L&#8217;ADIGE, 30 GENNAIO 2017</p>
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		<title>La lettera di Giangiacomo Schiavi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2017 14:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il muro, la nonna e il gattino una lezione di decoro urbano Caro Schiavi, martedì hanno tolto l&#8217;impalcatura verso strada di una nuova casa, nell&#8217;interno ancora costruenda, in via Accademia 59; mercoledì mattina la facciata era tutta firmata dai devastatori notturni. È lì da vedere: uno scempio. Non c&#8217;è argine né opposizione possibile a questi guastatori di murature altrui, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Il muro, la nonna e il gattino una lezione di decoro urbano</h2>
<p style="text-align: justify;">
Caro Schiavi, martedì hanno tolto l&#8217;impalcatura verso strada di una nuova casa, nell&#8217;interno ancora costruenda, in via Accademia 59; mercoledì mattina la facciata era tutta firmata dai devastatori notturni. È lì da vedere: uno scempio. Non c&#8217;è argine né opposizione possibile a questi guastatori di murature altrui, lo sappiamo, e a Milano abbiamo un primato almeno europeo, basta vedere come è ridotta Città degli Studi e così tutte le periferie. Non cerchiamo giustificazioni psicologiche o sociali, la risposta è solo nel rispetto che costoro non hanno verso gli altri visti come nemici da punire. E qui Le dico del gattino di mia nonna in campagna che sporcava la cucina e le camere: ella stizzita lo prese e gli strofinò il musetto nel suo sporco, la gatta non gradì ma poi insegnò al suo piccolo a zampettare alla bisogna in giardino. Con le giuste maniere, dicono, si ottiene tutto. Anche i muri puliti. Caro Mariani, ci sono cose che lasciano un ineluttabile senso di impotenza e ci fanno tornare alle battaglie ingaggiate e perse per i muri puliti di Milano. C&#8217;è stato un periodo in cui Milano si è indignata e ribellata contro le lordure che imbrattano le facciate dei palazzi, all&#8217;incirca vent&#8217;anni fa: il Comune cercò allora gli strumenti per limitare ivandalismi, con sanzioni più severe, telecamere, vernici lavabili, eccetera. Tra molti applausi e qualche protesta, si arrivò anche a distinguere, giustamente, tra i barbari dello spray e gli artisti della bomboletta, quelli che senza essere Basquiat (a proposito, la rassegna in corso al Mudec merita una visita) mostravano un apprezzabile talento. Il clou l&#8217;abbiamo ancora negli occhi, è recente: quei cittadini con la spugna a fianco del sindaco Pisapia, il giorno dopo la guerriglia no global. Hanno detto che Milano la vogliono bella e pulita e senza violenza. Qualcosa è stato fatto e qualcosa si cerca di fare, caro Mariani, ma evidentemente non basta. Al Casoretto, dove ha trovato la facciata del palazzo devastata, c&#8217;è l&#8217;imbarazzo della scelta. Come nelle traverse di via Padova e in ogni zona periferica, vicino alle stazioni, ai depositi Atm, ai vecchi edifici. Fa male a tutti questa devastazione, ma rimedi diversi da quelli utilizzati dal sindaco di New York Giuliani non ne conosciamo: loro sporcano e noi puliamo, loro imbrattano e noi puliamo e sanzioniamo. Chi la dura la vince. Strofinare il naso vicino alle scritte, come faceva la sua nonna con il gattino, caro Mariani, è arduo. I vandali sono troppi. Servirebbero le brigate-nonni.</p>
<p style="text-align: center;">
gschiavi@rcs.it</p>
<p style="text-align: center;">Corriere della Sera, 29 Gannaio 2017</p>
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		<title>Il difficile equilibrio delle città d&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2017 14:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[lettere e commenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettere e commenti Di turismo si vive, ma si muore anche. Così, al grido di « Non vogliamo fare la fine di Venezia!», la sindaca no global di Barcellona, Ada Colau, ha decretato il divieto di costruire nuovi alberghi in centro. Con un milione e 600 mila abitanti, la città accoglie ogni anno 30 milioni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Lettere e commenti</h2>
<p style="text-align: justify;">Di turismo si vive, ma si muore anche. Così, al grido di « Non vogliamo fare la fine di Venezia!», la sindaca no global di Barcellona, Ada Colau, ha decretato il divieto di costruire nuovi alberghi in centro. Con un milione e 600 mila abitanti, la città accoglie ogni anno 30 milioni di visitatori. Di conseguenza, alla Sagrada Familia c&#8217;è la stessa densità umana che nella metropolitana di Tokyo all&#8217;ora di punta. Le Ramblas sono affollate come la Main Streewt di Dis nyeland a Ferragosto e, per gli indigeni, l&#8217;ospite inizia a puzzare ben prima dei tre giorni canonici, sempre che non sia il solito turista sporca-e-fuggi da una giornata e via. Se proprio volete vedere Barcellona, è il messaggio della sindaca, allora iniziate dalla periferia. Naturalmente, si potrebbe anche sostenere che questa «descrescita alberghiera» sia solo l&#8217;ennesima manifestazione di quel sentimento antiglobalista che serpeggia per il mondo, perfettamente bipartisan fra nuova destra populista e vecchia sinistra anticapitalista. Se Trump costruisce muri, la signora Colau vieta di costruire alberghi, con buona pace di chi credeva irreversibile la globalizzazione, anche quella del turismo. Che, peraltro, resta uno dei settori più trainanti dell&#8217;economia mondiale, l&#8217;unico in crescita fissa: nel &#8217;15, hanno fatto la valigia un miliardo e 200 milioni di persone. E qualche centinaio di milioni di cinesi della nuova middle class, per la prima volta nella storia, hanno la possibilità di straripare nel resto del mondo, in una versione solo leggermente più pacifica delle invasioni barbariche. Si sa che oggi Attila ciabatta in infradito, scatta selfie, mangia spaghetti alla bolognese, fa pipì dove non dovrebbe e lascia dietro di sé una scia di graffiti sui monumenti e di bottigliette di plastica sui prati. L&#8217;irritazione di chi vede la propria città trasformarsi in un parco di divertimento, e divertimento altrui, non solo è comprensibile, ma legittima. Basta pensare a Venezia, che ormai è una città altrettanto virtuale di Disneyland (pure la quantità di topi, si direbbe, è più o meno la stessa). I residenti sono sempre meno e sempre più arrabbiati, altro che Serenissima. E tuttavia, con tutta la solidarietà, non è facile pensare a una soluzione. Purtroppo, a Venezia o a Barcellona o a Parigi vogliono andarci tutti, non c&#8217;è muro o ticket o divieto che tenga. Potrà non piacere né il turismo né la massa, ma il turismo di massa è una delle caratteristiche del nostro tempo e sempre più lo sarà. Allora in questa come in altre materie sarebbe forse bene bandire gli opposti estremisti, fare di necessità virtù e provare a gestire l&#8217;inevitabile invece che limitarsi a subirlo. Serve un «juste milieu» fra i diritti degli indigeni e quelli dei visitatori, fra interesse economico e qualità della vita, fra tutela dei siti e possibilità di visitarlo. Ricorrendo a una virtù poco appariscente, per nulla di moda, non cliccata sui social, ignorata nei dibattiti tivù e scarsamente praticata anche nelle aule della politica: il buonsenso.</p>
<p style="text-align: center;">ALBERTO MATTIOLI</p>
<p style="text-align: center;">ARTICOLO DEL 29 GENNAIO 2017</p>
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		<title>Writers , la maggioranza fa mancare il numero legale &#8220;Ma noi andremo avanti&#8221;</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2017/01/25/writers-la-maggioranza-fa-mancare-il-numero-legale-ma-noi-andremo-avanti/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 08:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>

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		<description><![CDATA[In Consiglio diversi esponenti abbandonano l&#8217;aula prima della discussione dell&#8217;atto di indirizzo. Cornacchini e Rossi: &#8220;C&#8217;è assenza di responsabilità&#8221; Romizi: &#8220;Mi sembra di intravedere una spaccatura&#8221; AREZZO Manca il numero legale e slitta l&#8217;atto di indirizzo pro murales. A Palazzo Cavallo la discussione della proposta di Cornacchini e Rossi rivolta alla Giunta per &#8220;impegnarsi affinché [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">In Consiglio diversi esponenti abbandonano l&#8217;aula prima della discussione dell&#8217;atto di indirizzo. Cornacchini e Rossi: &#8220;C&#8217;è assenza di responsabilità&#8221;</h2>
<h3 style="text-align: center;">Romizi: &#8220;Mi sembra di intravedere una spaccatura&#8221;</h3>
<p style="text-align: center;">AREZZO</p>
<p style="text-align: justify;">Manca il numero legale e slitta l&#8217;atto di indirizzo pro murales. A Palazzo Cavallo la discussione della proposta di Cornacchini e Rossi rivolta alla Giunta per &#8220;impegnarsi affinché siano individuate nel tessuto urbano delle aree da riqualificare evitando inutili imbrattamenti, causa di numerosi e dispendiosi interventi di recupero del decoro urbano e al tempo stesso di prevedere alcune aree &#8216;libere e bianche&#8217; dove dare libero sfogo alla street art &#8221; è inciampata sulla presenza in aula venuta meno da parte di alcuni consiglieri di maggioranza. Resta quindi sospesa l&#8217;ipotesi di riconoscere le varie forme di street art iniziando un percorso mirato a frenare gli imbrattamenti selvaggi e volto a legalizzare &#8220;spazi&#8221; dove far esprimere i graffitari. Amareggiati i consiglieri Mery Cornacchini e Angelo Rossi. &#8220;Con la nostra elezione abbiamo scelto &#8211; dice Cornacchini &#8211; di stare a disposizione della comunità e non capisco perché si debba abbandonare l&#8217;aula fino a quando non si è finito di discutere l&#8217;atto. Cerchiamo di fare qualcosa di costruttivo ed è la maggioranza che se ne va. Per me è mancanza di responsabilità. Io non lo condividono soprattutto in un momento in cui c&#8217;è attesa di una risposta su questo tema. L&#8217;atto di indirizzo non spinge nessuno a scarabocchiare. Tutt&#8217;altro: ma probabilmente non è chiaro&#8221;. Dietro alla mancanza del numero legale potrebbe nascondersi una volontà politica di non promuovere i graffitari ad artisti. Non è infatti chiara la linea dell&#8217;amministrazione intorno al dibattuto tema. &#8220;Di sicuro non ci scoraggiamo &#8211; dicono Cornacchini e Rossi &#8211; e aspettiamo che il nostro atto di indirizzo torni in aula. Prima o poi dovrà arrivare il momento della discussione. Al prossimo Consiglio se ne riparlerà e vedremo chi è favorevole e contrario. L&#8217;importante è saperlo&#8221;. Il numero legale non è stato neppure garantito dalle opposizioni. &#8220;Non spetta a noi farlo &#8211; dice Francesco Romizi -. Per quanto mi riguarda ho sempre detto che voterò e appoggerò l&#8217;atto di indirizzo. A questo punto c&#8217;è però bisogno che l&#8217;amministrazione comunale faccia chiarezza al suo interno su questa proposta che personalmente mi sembra positiva. Se avesse tenuto all&#8217;argomento è chiaro che avrebbe mantenuto il numero legale. Mi sembra di intravedere una spaccatura. Se la risolvano. In ogni caso l&#8217;atto dà solo un indirizzo, ci vogliono poi delibere e azioni concrete per dare gambe ai progetti. Non mi pare di vedere una volontà politica di proseguire su questa strada. La presa di posizione dell&#8217;assessore Lucia Tanti è stata chiara. Io confermo il mio voto favorevole nell&#8217;ottica di continuare un lavoro già impostato in passato. Per noi nulla di nuovo: il sottopasso del parco Giotto e quello di via Arno ne sono un esempio&#8221; . E Romizi va oltre. &#8220;Alla prossima conferenza dei capigruppo chiederò che l&#8217;atto di indirizzo di Cornacchini e Rossi sia messo al primo punto dell&#8217;ordine del giorno vista l&#8217;importanza che ha. Mi piacerebbe nel frattempo che l&#8217;amministrazione si esprima prima di votarla&#8221;. E chissà che il murales disegnato proprio dai writer in pieno centro storico in via de Mannini con raffigurato il sindaco Alessandro Ghinelli con la scritta &#8220;No we can&#8217;t&#8221; non finisca per essere un segnale premonitore anziché &#8211; probabilmente, quando è stato creato uno scherno elettorale.</p>
<p style="text-align: center;">Alessandro Bindi</p>
<p style="text-align: center;">ARTICOLO DEL 24 GENNAIO 2017, CORRIERE DI AREZZO</p>
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		<title>Scritte dei writer ricorriamo ai migranti per cancellarle</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2017 17:51:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;INTERVENTO Scritte dei writer ricorriamo ai migranti per cancellarle Scritte, e altre decorazioni, sulle appena pulite pietre del ponte di Rialto erano da qualche mese attese, e per fortuna quasi contemporaneamente sono arrivate anche su quelle del Colosseo. Forse catalizzeranno finalmente l&#8217;attenzione dei nostri politici su questo problema (rimasto molto italiano, visto che nel resto di Europa si è combattuto seriamente), che di tutto si occupano meno che del decoro delle nostre città e della buona manutenzione dei monumenti. Tra i politici includerei anche i sindaci, molti dei quali, compresi quelli di Venezia da almeno cinquant&#8217;anni in qua, pensano solo ai massimi sistemi e non si sporcano le mani con i problemucci quotidiani dei concittadini che, guarda caso, incidono profondamente sulla qualità della loro vita. Brugnaro, per esempio, non si accorge che l&#8217;imbrattamento dei muri ha avuto una notevole recrudescenza in tempi recenti in tutta la città, tanto da rendere difficile ai writer trovare superfici intonse. Venezia, oltre che dei deficienti italioti, è diventata meta anche di quelli internazionali che vengono qui a estrinsecarsi sui muri, e a poco serve punirli col non mettere a disposizione sia dei primi che dei secondi un numero sufficiente di cessi pubblici, l&#8217;estrinsecazione infatti assume altre forme più vergognose, anche se meno persistenti. Mi sento di avanzare due proposte al nostro sindaco. Prima proposta: farsi assegnare dal ministro Minniti un congruo numero di extracomunitari a disposizione per lavori socialmente utili, farli addestrare da restauratori professionisti a pulire con mezzi adeguati, intonaci e pietre, e così partire con una campagna di pulitura a tappeto della città, sestiere per sestiere. Seconda proposta: riaprire vecchi gabinetti pubblici (come ad esempio quello in campo San Polo) e aprirne di nuovi in tutta la città, ma soprattutto lungo le calli più battute dai turisti, e farli gestire in maniera decente, sempre da extracomunitari che potranno anche ricavarne piccole remunerazioni. Brugnaro potrebbe così diventare un po&#8217; famoso come emulo dell&#8217;imperatore Vespasiano che, oltre al Colosseo, dotò Roma di efficienti e diffusi cessi pubblici, che da lui presero nome.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DEL 18 GENNAIO 2017, LA NUOVA</p>
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		<title>Vittorio Sgarbi: &#8220;Murales? Perché no Ma su edifici con meno di 80 anni Sono disponibile per una consulenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2017 17:48:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;">L&#8217;intervento del critico d&#8217;arte &#8220;La proposta nell&#8217;atto di indirizzo la giudico intelligente e la approvo Però va predisposta una normativa per evitare imbrattamenti e illegalità&#8221;</h1>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;">AREZZO</p>
<p style="text-align: justify;">Murales ad Arezzo? Per Vittorio Sgarbi si può fare. Al critico d&#8217;arte piace l&#8217;idea di riservare alla street art alcune pareti di edifici degradati lasciando anche spazi liberi ai writer. &#8220;Arezzo ha una parte moderna che può essere arricchita. La proposta &#8211; ha detto Vittorio Sgarbi, contattato al telefono dal Corriere di Arezzo ha una sua logica. La giudico intelligente e la approvo. Occorrerà capire le modalità e individuare le zone dove poter far esprimere gli artisti&#8221;. E il celebre critico d&#8217;arte spinto da un legame con la città e dalla stima per il sindaco Alessandro Ghinelli aggiunge anche: &#8220;Sono disponibile a una consulenza per dare indicazioni su quali zone eventualmente lasciare al libero spazio alla creatività e ai colori. Non conosco nel dettaglio l&#8217;atto di indirizzo presentato in Comune, ma in linea generale la proposta la approvo. Da assessore alla Cultura del Comune di Milano già dieci anni fa (era il 2006, ndr) ho legittimato il centro sociale Leoncavallo. Ho pensato in quel caso all&#8217;estetica. In quelle aree è chiaro che le opere dei graffitari trasmettono vitalità e rappresentano un valore. Non è la stessa cosa naturalmente sugli edifici storici&#8221;. Puntuale quindi il distinguo di Vittorio Sgarbi. &#8220;È importante &#8211; aggiunge il professor Sgarbi &#8211; tenere separare le tipologie di edifici. Un muro spoglio di un quartiere di periferia per esempio non può che essere abbellito. Agire invece su un edificio storico porta a un inquinamento e a un danno. È evidente&#8221;. Il sì è quindi verso quelle zone dove agire su un muro può contribuire a riqualificarle. &#8220;Generalmente &#8211; spiega Sgarbi &#8211; l&#8217;edilizia popolare è rappresentata da scatole squalificanti. La street art in quel caso porta a risultati positivi&#8221;. I murales possono quindi abbellire periferie urbane. &#8220;L&#8217;idea che condivido è quella di far ravvivare le aree grigie. Sono queste le zone che possono essere animate da un bravo street artista&#8221;. Secondo il critico d&#8217;arte &#8220;individuare spazi per i murales è anche un sistema per non far vivere i graffitari nell&#8217;illegalità&#8221;. &#8220;Sono artisti che vivono per rubare spazi che non sono loro. Starà a loro farsi guidare. Personalmente vedo l&#8217;idea con favore. L&#8217;amministrazione comunale di Arezzo potrà indicare come e dove si potranno fare le opere&#8221;. Ci sarà da fare chiarezza dunque sul fatto che non siano bersagliati gli edifici storci. &#8220;Occorrerebbe una normativa &#8211; aggiunge l&#8217;esperto d&#8217;arte &#8211; per legittimare, da una parte, e stabilire quindi chi agisce fuori legge. Ci vuole un Protocollo per mettere al riparo da imbrattamenti gli edifici con più di ottanta anni che non possono essere toccati, diversificandoli quindi dall&#8217; edilizia selvaggia e popolare dove la street art potrà essere invece libera. L&#8217;architettura fino al Fascismo ha un valore monumentale. Durante gli anni successivi sono tanti gli orrori dove è difficile riuscire a vedere qualcosa da preservare&#8221;, ricorda Sgarbi. Esiste quindi la possibilità di un vero e proprio compromesso che prevede la possibilità di &#8220;guidare&#8221; le crew dei writer che si vedrebbero alla fine concedere spazi che probabilmente avrebbero comunque &#8220;rubato&#8221;. E domani, in consiglio comunale in città, si discuterà appunto dell&#8217;atto di indirizzo a firma dei consiglieri comunali Mery Cornacchini e Angelo Rossi con il quale si chiede all&#8217;amministrazione comunale di Arezzo di &#8220;impegnarsi affinché siano individuate all&#8217;interno del tessuto urbano delle aree da riqualificare evitando inutili imbrattamenti, causa di numerosi e dispendiosi interventi di recupero del decoro urbano&#8221;. Chissà che il parere di un esperto come Sgarbi non faccia riflettere chi è chiamato ad esprimersi prima di votare. E che magari venga accolta proprio la sua disponibilità, a farsi consulente per il Comune per scegliere quali aree ed edifici poter riqualificare, proprio grazie alla street art.</p>
<p style="text-align: center;">Alessandro Bindi</p>
<p style="text-align: center;">ARTICOLO DEL 22 GENNAIO 2017, CORRIERE DI AREZZO</p>
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		<title>Scoppia il caso murales, sì o no? Tanti: &#8220;Qui abbiamo la vera arte Serve una maggiore riflessione&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2017 10:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;assessore tra appoggi e critiche dopo la posizione sui writers e sulle opere di Icastica E la consigliera Cornacchini: &#8220;La mia? Era un&#8217;ipotesi educativa, anch&#8217;io copro i graffiti &#8220; AREZZO Si accende la discussione in città intorno all&#8217;ipotesi di utilizzare le varie forme di &#8220;street art&#8221; per riqualificare le aree degradate. Sui social e non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">L&#8217;assessore tra appoggi e critiche dopo la posizione sui writers e sulle opere di Icastica E la consigliera Cornacchini: &#8220;La mia? Era un&#8217;ipotesi educativa, anch&#8217;io copro i graffiti &#8220;</h2>
<p style="text-align: center;">AREZZO</p>
<p style="text-align: justify;">Si accende la discussione in città intorno all&#8217;ipotesi di utilizzare le varie forme di &#8220;street art&#8221; per riqualificare le aree degradate. Sui social e non solo, si è scatenato l&#8217;inferno dopo che l&#8217;assessore Lucia Tanti ha espresso i dubbi sull&#8217; idea di affidare il decoro alla mano dei graffitari. Un argomento che a quanto pare divide la città tra chi vede nei murales espressione di forme di autentica arte e chi invece li considera a pieno titolo semplici e inutili imbrattamenti. Varie comunque le sfumature intorno al fenomeno e altrettanto differenziate le prese di posizione mentre c&#8217;è una vera l&#8217;alzata di scudi a difesa delle opere di Icastica ormai entrate sotto gli occhi degli aretini. L&#8217;assessore Lucia Tanti ribatte: &#8220;Tanto rumore per nulla. Non tutti sono bravi artisti e creatori di &#8216;bello&#8217; anche se si credono tali. Non si impone a nessuno ciò che lo sguardo deve vedere per forza. La città è di tutti non solo di chi colora muri a piacimento. Per una città che ha il &#8216;murales&#8217; più bello del mondo, cioè la Leggenda della Vera Croce in San Francesco, forse una maggiore riflessione non guasterebbe&#8221;. A frenare Lucia Tanti è proprio l&#8217;imposizione visiva che ritiene non giusta. &#8220;La città è di tutti &#8211; spiega Tanti &#8211; e ci vuole un percorso maggiormente partecipato in questo delicato tema. La nostra città ha tantissima arte ovunque e credo che non sia accettabile pensare di imporre a tutti ciò che piace ad alcuni. Se poi ci sarà un percorso che ha un senso valuteremo&#8221;. Scoppia quindi il caso intorno a murales sì o murales no. Ancora i tempi non sembrano maturi per poter affidare la riqualificazione a chi fino a ieri ha minato a colpi di bombolette spray sottopassi, facciate e ogni angolo della città contribuendo a far salire il degrado. La &#8220;promozione&#8221; da vandali ad artisti è lontana appare comunque lontana anche a chi ha presentato l&#8217;atto di indirizzo con il quale si chiede al Comune di &#8220;impegnarsi affinché siano individuate all&#8217;interno del tessuto urbano delle aree da riqualificare evitando inutili imbrattamenti, causa di numerosi e dispendiosi interventi di recupero del decoro urbano&#8221;. &#8220;È chiaro puntualizza Mery Cornacchini, firmataria dell&#8217;atto di indirizzo assieme ad Angelo Rossi &#8211; che nessuno dovrà imbrattare. Bisognerà affidarsi ad artisti competenti. Abbiamo un progetto con una scuola che si è fatta avanti per insegnare ai giovani studenti come esprimersi&#8221;. La riqualificazione a suon di bombolette spray non potrà passare attraverso il centro storico. &#8220;I murales &#8211; puntualizza Cornacchini &#8211; potranno servire a dare un nuovo look a facciate di edifici in zone non centrali. Quali? Mi viene in mente l&#8217;istituto Vasari, per esempio&#8221;. L&#8217;obiettivo di Cornacchini è quello di tentare di educare i giovani a non imbrattare in modo smisurato, riservando loro alcuni spazi dove potersi esprimere. &#8220;Non vogliamo &#8211; spiega Cornacchini &#8211; dare il segnale di poter dipingere ovunque. Sono la prima a cancellare con il bianco le scritte che sono e rimangono degrado. Ho già acquistato la vernice per imbiancare i murales realizzati nel tunnel di via Arno, dove è stata proprio la mancanza di regole a sfociare nel degrado stratificatosi con i murales. Lo scopo dell&#8217;atto di indirizzo è di evitare che si ripeti il caso di via Arno, simbolo di degrado da combattere e imbiancare&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;">Alessandro Bindi</p>
<p style="text-align: center;">ARTICOLO DEL 9 GENNAIO 2017, CORRIERE DI AREZZO</p>
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		<title>Bosco Invisibile</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2016/11/24/bosco-invisibile/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 15:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[MILANO Il progetto Un «bosco invisibile»nelle scuole ecologiche Si chiama «Bosco invisibile» ed è un progetto che riguarda quattro luoghi dove, effettivamente, di boschi proprio non se ne vedono: tre palestre scolastiche &#8211; dalle primarie Buon Pastore e Giusti al liceo Berchet &#8211; e una Casa del volontariato. All&#8217;interno di queste strutture, i muri verranno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">MILANO</p>
<h3 style="text-align: center;">Il progetto</h3>
<h1 style="text-align: center;">Un «bosco invisibile»nelle scuole ecologiche</h1>
<p style="text-align: justify;">Si chiama «Bosco invisibile» ed è un progetto che riguarda quattro luoghi dove, effettivamente, di boschi proprio non se ne vedono: tre palestre scolastiche &#8211; dalle primarie Buon Pastore e Giusti al liceo Berchet &#8211; e una Casa del volontariato. All&#8217;interno di queste strutture, i muri verranno verniciati con una sostanza speciale «in grado di assorbire polveri, batteri, muffe e cattivi odori», spiegano i promotori. «L&#8217;energia della luce produce una ionizzazione dell&#8217;aria vicino alle pareti verniciate in grado di neutralizzare i batteri presenti nell&#8217;aria già dopo due ore dalla stesura». Si tratta di un progetto di Retake Milano onlus, PlanBee ed Enel Energia con il Comune. Gli obiettivi: «Promuovere l&#8217;educazione ambientale tra gli studenti, avviare la riqualificazione degli edifici scolastici tramite l&#8217;innovazione tecnologica». La stessa vernice, secondo Andrea Amato, presidente di Retake, sarebbe ideale per la ripulitura dei muri imbrattati dagli writer, in quanto in grado di assorbire «anche le polveri inquinanti», proprio come un bosco. «Vogliamo estendere l&#8217;iniziativa anche ad altre scuole» dicono dal Comune il vicesindaco Anna Scavuzzo e l&#8217;assessore ai Lavori pubblici Gabriele Rabaiotti. «Continua la proficua collaborazione tra Municipio 1 e Retake Milano &#8211; aggiunge Elena Grandi, assessore all&#8217;Ambiente della «giunta» del Municipio 1 -. Tutti progetti importanti che promuovono, oltre alla sostenibilità ambientale, il tema della partecipazione e della collaborazione tra amministrazione, terzo settore e le imprese».</p>
<p style="text-align: center;">Articolo del 24 Novembre 2016, Corriere della Sera</p>
<h3 style="text-align: center;">IL PROGETTO</h3>
<h1 style="text-align: center;">La palestra diventa ecologica</h1>
<p style="text-align: justify;">SI CHIAMA Bosco Invisibile ed è il primo progetto pilota di pollution free in Italia, condotto da cittadini volontari e rivolto principalmente agli spazi di grande aggregazione giovanile: promosso da Retake Milano, PlanBee ed Enel Energia con la collaborazione del Comune, l&#8217;iniziativa porterà ad interventi di miglioramento partecipato delle palestre di quattro scuole cittadine, grazie ad una vernice innovativa in grado di assorbire le polveri inquinanti presenti nell&#8217;aria.</p>
<p style="text-align: justify;">«ATTRAVERSO l&#8217;utilizzo di un prodotto innovativo &#8211; dichiara Andrea Amato, presidente dell&#8217;associazione Onlus di volontariato Retake Milano, che si propone di riportare la bellezza nella città di Milano mediante interventi di ripulitura dei muri, lotta al degrado e partecipazione sociale &#8211; è possibile svolgere la ripulitura dei muri dagli imbrattamenti tutelando contemporaneamente la salute dei cittadini attraverso la riduzione delle polveri inquinanti presenti nell&#8217;aria. Il nome del progetto Bosco Invisibile, derivante dal parallelismo che esiste con i metri quadrati coperti da questa innovativa sostanza che corrisponderebbero alla stessa area di superficie boschiva, permetterà di ridurre l&#8217;inquinamento dell&#8217;89%».</p>
<p style="text-align: center;">Articolo del 24 Novembre, Il Giorno</p>
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		<title>Appena 50mila euro per ripulire la città</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2016 19:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma Decimati i finanziamenti per il decoro pubblico Ridipingere i muri costa un euro al metro quadro Pulizie impossibili I fondi destinati al servizio ridotti di ben 6 volte in due anni Pulire i graffiti dei &#8220;writers&#8221; dai muri di Roma costa al Comune 50.000 euro l&#8217;anno. Possono sembrare pochi, ed è vero, perché in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Roma</h2>
<h4 style="text-align: center;"><span style="text-align: justify; font-size: 13px;">Decimati i finanziamenti per il decoro pubblico Ridipingere i muri costa un euro al metro quadro Pulizie impossibili I fondi destinati al servizio ridotti di ben 6 volte in due anni </span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify; font-size: 13px;">Pulire i graffiti dei &#8220;writers&#8221; dai muri di Roma costa al Comune 50.000 euro l&#8217;anno. Possono sembrare pochi, ed è vero, perché in realtà questi fondi bastano appena per gli interventi di emergenza e qualche pulizia straordinaria. Nel 2015, infatti, la Giunta guidata da Ignazio Marino ha demansionato un servizio, quello dell&#8217;Ufficio Decoro del Dipartimento Ambiente, che aveva in dotazione fino al 2014 ben 1,9 milioni di euro, di cui circa 300.000 l&#8217;anno se ne spendevano per la rimozione delle scritte. Basti tener conto che fino all&#8217;anno precedente, il Campidoglio metteva in campo regolari campagne di rimozione dei graffiti, che portavano ad eliminare in 12 mesi circa 250.000 metri quadri di scritte (l&#8217;equivalente di 36 campi di calcio), di cui circa 70.000 se ne toglievano solo in centro storico, per una spesa media, appunto, di 300.000 euro. Facendo dei rapidi conti, il costo medio per ogni metro quadro rimosso è di 1,2 euro: se può sembrare elevato, va considerato che in alcuni casi si lavora su superfici complesse dove non basta la classica &#8220;rimbiancata&#8221;. Cosa succede oggi? I fondi a disposizione degli uffici comunali sono ridotti e si tende a privilegiare l&#8217;intervento urgente, come nei casi di scritte offensive verso istituzioni o religioni, frasi a sfondo razziale o di cattivo gusto. Ci sono poi situazioni di &#8220;opportunità&#8221;, come il murale rimosso a Borgo Pio che raffigurava Papa Francesco intento a giocare a tris: non era certo offensivo, ma probabilmente non è stato ritenuto opportuno mantenerlo in una zona al confine con lo Stato Vaticano. Gli interventi vengono coordinati dai Pics, il nucleo speciale della Polizia Locale per il decoro urbano, che incarica poi l&#8217;Ama della rimozione materiale dei graffiti. Da anni i Pics lavorano in collaborazione con Retake Roma, associazione di volontari che contribuisce a costo zero a riportare pulizia nei quartieri. Nessun segnale, invece, sul fronte della prevenzione: l&#8217;ex sindaco Ignazio Marino dichiarò pubblicamente di voler «organizzare per i writers vere e proprie trappole, in modo da poterli cogliere sul fatto, processarli per direttissima e metterne alcuni in sicurezza, a Rebibbia». Parole sue. Alti costi anche sul fronte dei graffitari ferroviari: in un anno, dal 1 settembre 2015 al 31 agosto 2016, il costo dei danni diretti comunicato da Trenitalia è pari a a circa 532 mila euro, su 80.864 metri quadrati di graffiti rimossi. Non ci sono invece i dati della spesa sostenuta da Atac, comunque ingente.</span></p>
<p style="text-align: center;">Vincenzo Bisbiglia</p>
<h2 style="text-align: center;">Street art e demenza</h2>
<p style="text-align: justify;">Al Tempo siamo abituati a raccontarvi Roma in tutte le sue prospettive nella speranza di accendere ogni volta un faro sul buio pesto della macchina ammninistrativa capitolina. Oggi vi facciamo vedere la città imbrattata, deturpata, lordata dai writers. Sappiamo che esiste un vecchio duello dicotomico, se i graffiti siano arte oppure no, e un rovello sul «fino a che punto» può spingersi l&#8217;habitué della bomboletta per non diventare un teppista del colore. Per noi, e speriamo per voi, il confine è tracciato: i graffiti non sono arte se feriscono una coerenza architettonica e storica. Non lo sono se mettono un autografo nel degrado già esistente. Sono arte per modo dire quando non hanno senso al di là di certe elucubrazioni personali di chi li traccia, quando sono scarabocchi o penosi arzigogoli lessicali. Insomma, sono arte quasi mai, e quasi mai toccano anche solo di striscio gli schizzi tratteggiati dal Dio Bansky portato a Roma dal mecenate Emanuele a cui si deve anche la riqualificazione di Tor Marancia con la vera street art sulle pareti della borgata. I graffiti «abusivi» sporcano ciò che è di tutti, insozzano una Capitale già sporca di suo, demoralizzano chi vi abita e chi vi sverna per turismo. L&#8217;Amministrazione non concepisce però la gravità della situazione tanto che destina allo scopo sempre meno soldi (quest&#8217;anno appena 50mila euro). E se nella città della Grande Bellezza lasciamo che questa meraviglia venga stuprata impunemente con ghirigori e segnacci vuol dire che non siamo degni del regalo ricevuto &#8211; intonso dai nostri avi, i quali dopo avercelo preservato da incendi, invasioni e carestie rischiano oggi di perderlo. Per ignavia. Per sempre.</p>
<p style="text-align: center;">Gian Marco Chiocci</p>
<h2 style="text-align: center;">«Io, graffitaro impunito sui muri di Roma»</h2>
<h4 style="text-align: center;">Abbiamo seguito un noto writer in una delle sue scorribande notturne «Colpiti» treni, chiese e monumenti. Storia di una moda senza quartiere «Guerra» tra bande Sono divisi in gang rivali e si contendono il territorio A volto coperto Cappuccio, cappello e sciarpa per diventare un «fantasma»</h4>
<p style="text-align: justify;">Occhiali da sole scuri, sciarpa grigia per coprire naso e bocca, felpa nera con il cappuccio ben calato sulla fronte, zaino carico bombolette spray di ogni colore. È la divisa d&#8217;ordinanza del nostro writer pronto a uscire per le strade di Roma con la missione di marcare le pareti della Città con la sua &#8220;tag&#8221; (firma), &#8220;spruzzandola&#8221; in quanti più luoghi possibile. Il Tempo lo ha seguito durante le sue scorribande serali per capire perché il fenomeno del graffitismo illegale sia una pratica così diffusa nella Capitale e quali sono gli stratagemmi escogitati per tornare a casa senza una multa o, peggio, una denuncia per atti vandalici. Partiamo dalla vestizione, primo e fondamentale passo affinché poi tutto fili liscio. Per il writer è una sorta di liturgia, un momento solenne: la cura maniacale con cui il nostro uomo si sistema sul viso la sciarpa, il cappuccio e gli occhiali e l&#8217;attenzione con cui sistema nello zaino le bombolette ci ricorda per un attimo la solennità delle vestizioni di qualche supereroe. L&#8217;operazione è svolta con tanta attenzione perché il volto deve essere completamente coperto, irriconoscibile sia per le forze dell&#8217;ordine che per le tante telecamere disseminate in città. «Non puoi lasciare tracce, devi diventare un uomo senza identità», spiega, proprio come fosse un supereroe, ma un supereroe al contrario. Ora è tutto pronto per uscire in cerca di pareti da &#8220;spruzzare&#8221;. I luoghi da marcare vengono scelti in base a diversi criteri: visibilità, se l&#8217;intento è quello di mostrare a quante più persone possibile il proprio nome; difficoltà dell&#8217;impresa, se quello che si cerca è un&#8217;esperienza adrenalinica, come nel caso dei treni; predominanza su un territorio, se l&#8217;obiettivo è rivendicare una data zona della città contro una &#8220;crew&#8221; (termine gergale che sta per banda, gruppo, a cui la maggior parte dei writers appartiene) avversaria. Al Parco degli Acquedotti il &#8220;nostro&#8221; graffitaro sembra determinato a intervenire proprio sugli antichi resti dell&#8217;Acquedotto Felice. «Praticamente tutti i graffitari sono contrari a disegnare su monumenti storici &#8211; dice -, quasi avessero un codice d&#8217;onore per queste cose. Ma io no. Perché sono convinto che quello che faccio non deturpi un bel niente. E poi qui passa tanta gente che potrebbe vedere il mio lavoro». In effetti di gente ce n&#8217;è molta, tra chi fa una passeggiata e chi una corsa, ma nessuno dice nulla, e così il writer potrebbe terminare la sua tag nell&#8217;indifferenza più totale. Tolta la sciarpa e calato il cappuccio, riparte in cerca di altri muri. Dopo qualche minuto si ferma nei dintorni di piazza Lodi: «Siamo qui perché ci sono alcune tag di una crew rivale da coprire &#8211; spiega mentre si sistema la sciarpa sul naso &#8211; Non puoi abbassare la guardia, i tuoi territori vanno controllati e, se necessario, rivendicati». La sera è ormai calata e un gruppetto di persone uscito dal portone di un palazzo si accorge di lui: il tempo di una sbirciatina incuriosita e vanno via. Nessuno sembra interessato a come, da un momento all&#8217;altro, potrebbe ridurre quei muri. Prossima vittima &#8220;illustre&#8221; del graffitaro un muro della Chiesa di Santa Bibiana, in via Giolitti. Forse lui non sa che si tratta della prima opera architettonica del Bernini e che alcuni anni fa è stato necessario un ritocco estetico proprio a causa dei danni subiti per mano di writers e graffitari . Un restauro inutile, ben inteso, visto che è stata già ricoperta di scritte e disegni. Ma anche lui vuole lasciare il segno sulla chiesa, e inizia ad agitare la bomboletta&#8230;. Un passante si lascia sfuggire una battuta: «Attento che esce il prete!». «Figuriamoci», ribatte lui, abituato a fare ciò che vuole, dove vuole. Per le forze dell&#8217;ordine sono azioni difficili da prevenire, ed è un&#8217;impresa sorprenderli con la bomboletta in pugno, davanti a un muro imbrattato di vernice fresca. Il graffitaro è convinto di non avere limiti. Così, calato di nuovo il cappuccio, scavalca una recinzione e scende sui binari. Li seguirà fin quando troverà un treno in manutenzione da imbrattare. Il viaggio con lui, per noi de Il Tempo, finisce qui. Che siano semplici scritte, simboli, oppure opere d&#8217;arte, non importa. Per le regole del buon vivere civile, è solo vandalismo.</p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-align: justify;">«Dipingo sui treni Ma solo per la fama»</span></h2>
<h4 style="text-align: center;">Writer da 20 anni, racconta la sua vita di «artista fuorilegge»</h4>
<p style="text-align: justify;">«Nel writing di arte ce n&#8217;è poca. È più un modo di affermare se stessi e farsi conoscere, sia nell&#8217;ambiente del graffitismo che fuori». Mister M., writer della prima ora, preferisce rimanere anonimo. Ha realizzato decine di graffiti illegali in tutta Italia. Da quanto tempo sei un writer e dove preferisci dipingere? «Sono in attività dal 1996, da vent&#8217;anni. Dipingo principalmente treni, in special modo quelli regionali, che sono diversi in base alla regione d&#8217;appartenenza. Diciamo che li colleziono» È cosciente del fatto che tutto questo è pericoloso e fuori da ogni regola? «Certo che lo è, visto che bisogna intrufolarsi in stazioni e depositi spesso sorvegliati. E lo metto in conto. Va detto però che in Italia la sicurezza è più facile da &#8220;bucare&#8221; rispetto ai paesi del Nord Europa, dove la tecnologia di sorveglianza è più avanzata». Il writing, in particolare, è strettamente connesso all&#8217;illegalità&#8230; «Non sono d&#8217;accordo. Non c&#8217;è un confine netto: il bello dei graffiti è che ognuno se li vive come vuole, anche legalmente, perché no. Le scelte sono soggettive, come in tutto il resto» Ricondurre il writing a una pratica legale, e cioè &#8220;spruzzare&#8221; pareti messe a disposizione dalle amministrazioni, non ne svilisce la natura &#8220;ribelle&#8221;? «Affatto. Il graffitismo non è per forza connesso alla protesta sociale, si può disegnare anche per il semplice piacere di farlo». Allora perché farlo illegalmente? La fama, ad esempio, c&#8217;entra qualcosa? «Il writing è quasi esclusivamente ricerca della fama, voglia di farsi conoscere e imporsi sugli altri writers. Diciamo che il 95% di esso è egocentrismo puro e il restante 5% è arte. Io ad esempio dipingo treni proprio perché in questo modo il mio nome può viaggiare per l&#8217;Italia». Quei treni sono di tutti, degli italiani, imbrattandoli non ritiene di arrogarsi un diritto che non ha? «Il fatto che il sistema dei trasporti pubblici sia un &#8220;magna magna&#8221;, in un certo senso mi &#8220;tranquillizza&#8221;». Ci sono dei luoghi per voi &#8220;intoccabili&#8221;? «Non c&#8217;è un codice scritto, ma ci deve essere buon senso nel capire fin dove si può arrivare. Roma è la Città più bella del mondo e chi sfregia un monumento storico non è degno di essere chiamato writer».</p>
<p style="text-align: center;">Alessio Buzzelli</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">IL TEMPO del 21 Ottobre</p>
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