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	<title>Associazione Antigraffiti &#187; Legislazione</title>
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	<description>Associazione Nazionale per il Decoro Urbano</description>
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		<title>&#8220;Le tag non rovinano l&#8217;immagine di Milano&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 08:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[MILANO LE SCRITTE sui mezzi pubblici, anche se ritenute «imbrattanti», non danneggiano l&#8217;immagine della città. A stabilirlo è una decisione del Tribunale. Il giudice ha condannato un writer a 800 euro di multa, con l&#8217;obbligo di risarcire 5mila euro ad Atm, per avere dipinto due vagoni della metropolitana. Ma non riconosce risarcimento al Comune, che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">LE SCRITTE sui mezzi pubblici, anche se ritenute «imbrattanti», non danneggiano l&#8217;immagine della città. A stabilirlo è una decisione del Tribunale. Il giudice ha condannato un writer a 800 euro di multa, con l&#8217;obbligo di risarcire 5mila euro ad Atm, per avere dipinto due vagoni della metropolitana. Ma non riconosce risarcimento al Comune, che lamentava un danno d&#8217;immagine per la città. L&#8217;esclusione del risarcimento al Comune &#8211; che la Procura sostiene essere inedita in una causa contro un writer &#8211; «rappresenta un precedente per le molte cause simili ancora in corso», dice Davide Montani, legale del giovane.</p>
<p style="text-align: justify;">LE MOTIVAZIONI della sentenza, emessa dalla Decima sezione penale del Tribunale, saranno note fra 30 giorni. Ma i legali di Palazzo Marino già annunciano appello, contro una decisione che reputano «assurda e che rischia di generare emulazione. Danneggiare un bene pubblico comporta evidentemente un danno di immagine per il Comune, e non si vede in base a quali argomenti si possa sostenere il contrario». Tanto più che il giudice ha ridimensionato il capo d&#8217;accusa da danneggiamento a imbrattamento, reato meno grave. Il fatto che a essere danneggiato sia stato un bene &#8220;esposto alla pubblica fede e comunque destinato a pubblico servizio&#8221; è stato considerato come aggravante. La pena all&#8217;ammenda di 800 euro sarà sospesa, ma solo a condizione che il condannato versi ad Atm i 5mila euro decisi come risarcimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il writer, che si firma per lo più &#8220;Bomo&#8221;, è andato a processo per avere imbrattato due vagoni della linea Due della metropolitana, custoditi in deposito, il 30 novembre 2010. A suo carico restano aperti altri procedimenti per blitz notturni e imbrattamenti vari, che vanno ad aggiungersi alle decine di fascicoli aperti in procura contro il cosiddetto writing vandalico. Un impegno voluto dall&#8217;ex procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, che grazie alle inchieste condotte soprattutto dal pm Elio Ramondini ha portato a condanne anche molto pesanti. E a risarcimenti consistenti per il Comune. Questa volta però è andata diversamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 20 gennaio, tramite i propri legali, il Comune si era costituito parte civile contro il writer Bomo. Ieri per Palazzo Marino è arrivata la doccia fredda.</p>
<p style="text-align: justify;">«Aspettando di conoscere le motivazioni della sentenza, non possiamo che essere soddisfatti da quanto deciso dal giudice &#8211; dice l&#8217;avvocato Montani che difendeva il writer &#8211; oltre alla giusta riqualificazione del reato da danneggiamento a imbrattamento, finalmente si afferma per la prima volta il principio per cui dipingere un manufatto di uso pubblico non implica automaticamente un danno d&#8217;immagine per l&#8217;intera comunità cittadina».</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tanti gli avvocati che assistono writers che adesso attendono di potere leggere le motivazioni della sentenza pronunciata ieri.</p>
<p>ARTICOLO DI FRANCO VANNI DEL 22 APRILE 2016, LA REPUBBLICA</p>
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		<title>La buona fede del writer &#8220;Era sicuro che il muro fosse autorizzato&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 12:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano ASSOLTO. Per il graffito disegnato sul muro della piscina di via Argelati, Thomas Rivolta, writer di 40 anni, è stato scagionato da ogni accusa dal Tribunale. Secondo il giudice monocratico Micaela Curami, Rivolta «ha agito nella convinzione che la superficie sulla quale stava dipingendo fosse stata autorizzata» dal Comune. Rivolta era stato denunciato dagli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Milano</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ASSOLTO</strong>. Per il graffito disegnato sul muro della piscina di via Argelati, Thomas Rivolta, writer di 40 anni, è stato scagionato da ogni accusa dal Tribunale. Secondo il giudice monocratico Micaela Curami, Rivolta «ha agito nella convinzione che la superficie sulla quale stava dipingendo fosse stata autorizzata» dal Comune. Rivolta era stato denunciato dagli agenti della polizia locale il 25 novembre 2012, ed era finito a processo con l&#8217;accusa di imbrattamento. Quel pomeriggio era al lavoro sul muro della Argelati su un&#8217;opera in ricordo di &#8220;Spyder 7&#8243;, uno degli storici esponenti della street-art cittadina, morto negli anni &#8217;90. Il writer stava realizzando la scritta &#8220;SOE7&#8243; proprio accanto al disegno che raffigurava il ragazzo scomparso. Una pattuglia di vigili lo ha notato mentre era su una scala e Rivolta è stato identificato e fermato. Ma l&#8217;uomo, difeso dall&#8217;avvocato Domenico Melillo, nel corso del processo ha sempre sostenuto di aver scelto quella parete convinto che facesse parte degli spazi autorizzati dal Comune nell&#8217;ambito di &#8220;Muri liberi&#8221;, il progetto di Palazzo Marino che concedeva un centinaio di superfici ai graffitari. Nell&#8217;assolvere l&#8217;imputato il giudice ha fatto propria la sua versione dei fatti. «Il Tribunale &#8211; ha scritto il giudice nelle motivazioni &#8211; ritiene non raggiunta la prova certa della sussistenza in capo all&#8217;imputato dell&#8217;elemento psicologico del reato contestato». Per questo «deve ritenersi credibile la versione dei fatti fornita dall&#8217;imputato, il quale ha presumibilmente agito nella errata convinzione che la superficie dallo stesso disegnata fosse stata liberalizzata». A conferma della sua tesi è stato chiamato a testimoniare anche Pao, writer autore dei famosi pinguini su muri e strade della città, che ha confermato come il muro di via Argelati fosse stato «segnalato nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Muri liberi&#8221; proprio per la sua storia legata ai graffiti». Convinto di questo, Rivolta ha realizzato il disegno «non in ore notturne, o celandosi in altro modo», ma «in orario pomeridiano, munito addirittura di una scala» per «realizzare in perfetta tranquillità la sua opera, peraltro già iniziata il giorno prima». Ascoltato come testimone anche il consigliere comunale Emanuele Lazzarini, che ha confermato come «l&#8217;idea di sviluppare arte pubblica coinvolgeva anche quella parete», poi eliminata dalla lista dal Comune. Così, mentre il pm aveva chiesto una condanna a un mese di reclusione e a una multa di 300 euro, il writer &#8211; che aveva già risarcito il Comune con 500 euro &#8211; è stato assolto sulla base della sua «buonafede», come aveva chiesto il suo legale. «Questa sentenza conferma che ai fini della giustizia e dell&#8217;utilità collettiva, la procedibilità d&#8217;ufficio è eccessiva per questioni che vanno risolte in via amministrativa &#8211; commenta l&#8217;avvocato Melillo &#8211; . Il versante penalistico non risolve la problematica, mentre si celebrano processi che comportano un enorme dispendio di risorse pubbliche».</p>
<p><strong>INTERVISTA 1/ FABIOLA MINOLETTI.</strong></p>
<p><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2015/12/fabiola.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-11301" alt="fabiola" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2015/12/fabiola.jpg" width="103" height="154" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Vanno puniti soprattutto se agiscono in modo seriale&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fabiola Minoletti, segretario dell&#8217;Associazione nazionale antigraffiti, Rivolta è stato assolto con la motivazione di aver agito nella convinzione che quella superficie fosse stata autorizzata. «Nel 2012 la questione dei muri liberi non esisteva ancora, non c&#8217;entra niente perché non era neanche stato deliberato dal Comune. Nel 2014, quindi due anni dopo, la polizia fermò due writers al lavoro di notte sul muro di fronte a quello, erano Smake e Awer. Sapevano di commettere un reato, scapparono e sono stati rinviati a giudizio. Lui ha agito di giorno, convinto di fare qualcosa di lecito». Quindi era in buona fede? «Gli mancava proprio la consapevolezza di commettere un reato, in tutta coscienza era convinto che il suo intervento su un muro degradato sarebbe stato opera di riqualificazione». Però fuori dibattimento aveva raggiunto un accordo con il Comune e lo ha risarcito con 500 euro. «Di fronte a una evidenza dei fatti &#8211; aveva agito senza autorizzazione del proprietario &#8211; ha capito che senza permesso non si può fare niente. Anche noi, senza autorizzazione, non possiamo fare un ripristino di un muro». Il pm aveva chiesto per Thomas Rivolta la condanna a un mese e 300 euro di multa. Per chi fa le tag con le bombolette sarebbe una condanna esemplare? «Dipende da ciò che è stato rovinato. La pena deve essere esemplare se il writer è seriale».</p>
<p><strong>INTERVISTA 2/ CRISTIAN SONDA</strong></p>
<p><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2015/12/cristian-sonda.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-11296" alt="cristian sonda" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2015/12/cristian-sonda.jpg" width="101" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Sbagliato il processo penale come se fossimo dei ladri&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cristian Sonda, street artist, 39 anni, milanese. Contento per l&#8217;assoluzione di Rivolta? «Assolutamente sì, perché credo che il suo non sia stato un atto di vandalismo ma la volontà di colorare degli spazi che erano grigi, un muro insignificante. Sono convinto che sia esageratamente populista dare reato penale quando la stessa pena viene applicata a chi va a spacciare, rubare o violentare». Nel 2012 su quel muro era consentito scrivere e disegnare? «Si stava parlando in Comune dei 100 muri e lì era in corso un lavoro di tante persone per fare una decorazione migliorativa, un muro &#8220;Rest in peace&#8221; in memoria di un ragazzo, Spyder 7, che è stato una delle pietre miliari del graffitismo milanese degli anni Novanta». Cosa pensa delle tag con le bombolette? «È l&#8217;inizio di un percorso che è quello del writer: ognuno deve essere libero di esprimersi come meglio crede, ovviamente prendendosi le responsabilità dei gesti che compie. Anche Basquiat era illegale, e le opere di Bansky sono tutte in teoria vandaliche, eppure la gente va a strappare i muri e vende i suoi lavori a 80mila sterline». A Milano gli spazi per voi ci sono. «Cento muri piccoli. Credo che con Expo si sia persa una occasione, c&#8217;erano i fondi per investire in spazi degni della street art a Milano».</p>
<p>Articoli della Repubblica del 10 Dicembre 2015 di Sandro De Ricciardis</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Codice dei beni culturali</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2013 23:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Legislazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 &#8220;Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell&#8217;articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137&#8243; &#160; Articolo 10 Beni culturali 1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonche&#8217; ad ogni altro ente ed [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong>Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42</strong></h1>
<h3 style="text-align: center;">&#8220;Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell&#8217;articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137&#8243;</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Articolo 10</strong><br />
Beni culturali<br />
1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonche&#8217; ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.<br />
4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a): g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico;</p>
<p><strong>Articolo 20</strong><br />
Interventi vietati<br />
1. I beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione.</p>
<p><strong>Articolo 30</strong><br />
Obblighi conservativi<br />
1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonche&#8217; ogni altro ente ed istituto pubblico hanno l&#8217;obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza.</p>
<p>Sezione III<br />
Altre forme di protezione</p>
<p><strong>Articolo 45</strong><br />
Prescrizioni di tutela indiretta<br />
Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l&#8217;integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro.</p>
<p><strong>Articolo 112</strong><br />
Valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica<br />
1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali assicurano la valorizzazione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi indicati all&#8217;articolo 101, nel rispetto dei principi fondamentali fissati dal presente codice.</p>
<p><strong>Articolo 131</strong><br />
Salvaguardia dei valori del paesaggio<br />
1. Ai fini del presente codice per paesaggio si intende una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni.<br />
2. La tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili.</p>
<p><strong>Articolo 133</strong><br />
Convenzioni internazionali<br />
1. Le attività di tutela e di valorizzazione del paesaggio si conformano agli obblighi e ai principi di cooperazione tra gli Stati derivanti dalle convenzioni internazionali.</p>
<p><strong>Articolo 160</strong><br />
Ordine di reintegrazione<br />
Se per effetto della violazione degli obblighi di protezione e conservazione stabiliti dalle disposizioni del Capo III del Titolo I della Parte seconda il bene culturale subisce un danno, il Ministero ordina al responsabile l&#8217;esecuzione a sue spese delle opere necessarie alla reintegrazione.</p>
<p><strong>Capo I</strong><br />
<strong>Sanzioni relative alla Parte seconda</strong></p>
<p><strong>Articolo 169</strong><br />
Opere illecite<br />
1. E&#8217; punito con l&#8217;arresto da sei mesi ad un anno e con l&#8217;ammenda da euro 775 a euro 38.734,50:<br />
a) chiunque senza autorizzazione demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualunque genere sui beni culturali indicati nell&#8217;articolo 10</p>
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		<title>Writers vs Cittadini: libertà di esprimere la propria creatività e tutela del decoro dei centri urbani</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2012/02/10/writers-vs-cittadini-liberta-di-esprimere-la-propria-creativita-e-tutela-del-decoro-dei-centri-urbani/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Legislazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pareri legali]]></category>

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		<description><![CDATA[Writers vs Cittadini: libertà di esprimere la propria creatività e tutela del decoro dei centri urbani 10 febbraio 2012 AUTORE: Luisa Massaro La pratica dei murales è percepita dalla società come una vera e propria piaga: attività che lede il decoro delle città e dei patrimoni artistici.   Prosegue il nostro percorso sui graffiti sui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a title="Writers vs Cittadini: libertà di esprimere la propria creatività e tutela del decoro dei centri urbani" href="http://www.avvangelogreco.it/wp/writers-vs-cittadini-liberta-di-esprimere-la-propria-creativita-e-tutela-del-decoro-dei-centri-urbani/">Writers vs Cittadini: libertà di esprimere la propria creatività e tutela del decoro dei centri urbani</a></h1>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2012/02/graffiti-482x270.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-760" title="Writer vs Cittadini" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2012/02/graffiti-482x270.jpg" alt="" width="482" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: right;">10 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: right;">AUTORE: <a title="Articoli scritti da: Luisa Massaro" href="http://www.avvangelogreco.it/wp/author/luisa-massaro/" rel="author">Luisa Massaro</a></p>
<p>La pratica dei murales è percepita dalla società come una vera e propria piaga: attività che lede il decoro delle città e dei patrimoni artistici.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Prosegue il nostro percorso sui graffiti sui muri delle città, iniziato <a href="http://www.avvangelogreco.it/wp/graffiti-selvaggi-inchiesta-sulle-citta-italiane-piu-imbrattate/">in questa puntata</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I writers, </strong>in quanto deturpatori di proprietà pubbliche e private, vengono comunemente definiti <strong>“vandali”</strong>. <strong>Alcune persone</strong> ritengono, invece, si debba distinguere tra <strong>semplici imbrattatori e veri e propri artisti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I <strong>writers, </strong>a prescindere dalla complessità delle loro opere, sono invece convinti di appartenere a <strong>una categoria distinta</strong>: quella dei <strong>nuovi</strong> <strong>artisti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così come nell’antichità l’uomo primitivo graffiava le grotte, oggi i writers consumano bombolette sui muri urbani. Poco è cambiato, a conti fatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I murales, o i graffiti in generale, sono da sempre <strong>un mezzo di comunicazione di massa</strong> che consente di gridare, seppur in silenzio e a costo zero, le verità di gruppi di persone.</p>
<p>Da un <strong>punto di vista sociologico</strong>, le ragioni che spingono i writers a “imbrattare” beni altrui sono:</p>
<p>1. voglia di <strong>evadere, </strong>magari rappresentando mondi fantastici;</p>
<p>2. voglia di <strong>colorare</strong>, quindi dare vita alle grigie città;</p>
<p>3. voglia di <strong>scuotere</strong> le coscienze umane e di <strong>interrompere</strong> la frenesia del mondo, sempre in corsa contro il tempo;</p>
<p>4. necessità di <strong>protestare</strong> contro una società ricca di contraddizioni, in cui spesso il potere si serve del diritto per reprimere le minoranze e portare avanti l’ideologia del momento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I writers non accettano, inoltre, che la società preservi e promuova i graffiti del neolitico o gli affreschi egizi e non le loro opere creative. Sono convinti che <strong>anche i semplici scarabocchi o simboli</strong> siano espressioni artistiche <strong>pregne di significato.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In sociologia, si tende ad <strong>accomunare i murales ai cartelloni pubblicitari</strong> in termini di impatto visivo e contenutistico. L’unica differenza risiederebbe nello scopo sotteso: inviare un messaggio gratuito, nel primo caso, e perseguire uno scopo di lucro nel secondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, se è vero che <strong>l’arte</strong> <strong>non</strong> <strong>deve</strong> <strong>essere</strong> <strong>ostacolata</strong>, è anche vero che non può essere <strong>imposta</strong>. L’arte deve essere ricercata in base alle proprie attitudini e al proprio gradimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cosa che aggrava il quadro è che tutto ciò avviene a <strong>spese altrui</strong>, in quanto i costi per il recupero dei beni deturpati grava su chi “subisce” questa forma d’arte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poco allettante sarebbe per chiunque l’idea di svegliarsi al mattino e trovare un proprio bene imbrattato, soprattutto se dietro a esso si celano le fatiche e i risparmi di una vita. L’arte è anche <strong>rispetto per gli altri</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Senza poi parlare dei casi in cui neo-espressioni artistiche vengono <strong>impresse su opere d’arte preesistenti</strong>. Deturpare l’arte con la propria “creatività” è una grossa <strong>forma di inciviltà</strong>, e questo cozza con il concetto di artista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si esige <strong>democrazia</strong>, ma se ne contraddicono quotidianamente i presupposti. Con questo atteggiamento, però, ciascuno resterà saldamente arroccato sulle proprie posizioni.</p>
<p>Se è davvero il <strong>dialogo</strong> che si vuole, si faccia di tutto per renderlo <strong>costruttivo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una società civile, si devono <strong>contemperare due opposte esigenze:</strong> il diritto di <strong>esprimersi liberamente</strong>, senza che vengano ostacolate le proprie manifestazioni artistiche, e il diritto di <strong>scegliere se accettare o meno</strong> la presenza dell’altrui <strong>arte</strong>, magari a scapito della proprietà privata o del bene pubblico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concetto da tener presente è che, la <strong>libertà di ciascuno finisce</strong> laddove inizia la libertà altrui. Solo in questo modo si delimitano reciproci spazi di libertà, equipollenti gli uni agli altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando il buonsenso non consente a ciascuno di capire fin dove ci si può spingere senza violare il precetto del “non danneggiare gli altrui diritti” <strong>[1]</strong>, interviene la <strong>legge</strong> ponendo dei <strong>paletti all’arbitrio umano</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per rendere meno rigidi questi confini è <strong>necessario</strong> giungere a un <strong>compromesso</strong>.</p>
<p>Si potrebbero <strong>adibire zone <em>ad hoc</em></strong>, come si fa ormai in molte città del mondo. Questo punto accende però <strong>grosse polemiche</strong>, in quanto i writers ritengono che tale soluzione costituisca un’ennesima forma di imposizione proveniente dallo Stato. È quasi come se li si volesse ghettizzare.</p>
<p>Senza un atteggiamento di apertura  non si approderà mai da nessuna parte.</p>
<p>Non è giusto reprimere l’arte come non lo è  costringere i privati e le amministrazioni, quindi indirettamente i cittadini, a sostenere ingenti spese per il recupero dei beni <strong>violentati</strong>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una <strong>soluzione</strong> <strong>potrebbe</strong> rinvenirsi proprio nel <strong>codice penale</strong> <strong>[2]</strong>, con riferimento al concetto di <strong>consenso dell’avente diritto</strong>.</p>
<p>Questa causa di <strong>esclusione della responsabilità</strong> prevede che chi è titolare di un diritto, del quale può disporre, ha la possibilità di rinunciare alla tutela dello stesso. Per cui se al proprietario di un edificio piace l’idea di un murales sulla facciata di casa potrebbe autorizzare un writer a dare sfogo alla sua creatività su di essa.</p>
<p><strong>Tuttavia</strong>, vivendo in una società civile, anche il <strong>proprietario</strong> <strong>esclusivo</strong> di un bene deve <strong>attenersi ad alcune regole</strong>. In particolare, dovrà rispettare i vincoli imposti da un eventuale <strong>“piano del colore”[3] </strong>o da un <strong>“regolamento condominiale”</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Superato il problema dei regolamenti, e compatibilmente con essi, potrebbe anche trovarsi un punto di incontro e, perché no, magari riuscire a riproporre il modello offerto dalla “Perla del Tirreno”, <strong>Diamante</strong>: <strong>connubio perfetto tra arte e decoro</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma questo non saremo noi a deciderlo, perlomeno in questa sede. Ai posteri, dunque, l’ardua sentenza!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>[1]</strong> Principio del “Neminem laedere”: non danneggiare nessuno.</p>
<p><strong>[2]</strong> Art 50 c.p.</p>
<p><strong>[3]</strong> Il piano del colore è un regolamento comunale che indica i criteri da seguire e cui uniformarsi per garantire una valorizzazione cromatica del complesso urbano, in un’ottica di insieme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>La foto del presente articolo è un’opera artistica di Dantemanuele De Santis, DS Photostudio, ©. Ogni riproduzione riservata.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo non tecnico, la legge e le ultime sentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. I contenuti di queste pagine sono liberamente utilizzabili, purché venga riportato anche il link e il nome dell’autore).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Sito amministrato dallo Studio Legale Avv. Angelo Greco (<a href="http://www.avvangelogreco.it/">www.avvangelogreco.it</a>). Nell’ambito del diritto civile, svolge consulenza alle imprese, diritto della rete e diritto d’autore, diritto dei consumatori, privacy, procedure espropriative.</em></p>
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		<title>Graffiti selvaggi: la parola all’associazione nazionale antigraffiti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pareri legali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Graffiti selvaggi: la parola all’associazione nazionale antigraffiti 7 febbraio 2012 127 letture AUTORE: Temistocle Marasco Nell’ambito dell’inchiesta condotta sul fenomeno graffiti, abbiamo intervistato Andrea Amato, segretario dell’Associazione Nazionale Antigraffiti [1]. &#160; &#160; La Legge per Tutti: Come giudica mediamente le misure adottate dai comuni per contrastare il fenomeno dei graffiti?   Andrea Amato: Non risolutive. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a title="Graffiti selvaggi: la parola all’associazione nazionale antigraffiti" href="http://www.avvangelogreco.it/wp/graffiti-selavaggi-la-parola-associazione-nazionale-antigraffiti/">Graffiti selvaggi: la parola all’associazione nazionale antigraffiti</a></h2>
<p><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2012/02/INTERVISTA-ASSOCIAZIONE-NAZIONALE-ANTIGRAFFITI-482x270.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-747" title="INTERVISTA-ASSOCIAZIONE-NAZIONALE-ANTIGRAFFITI-482x270" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2012/02/INTERVISTA-ASSOCIAZIONE-NAZIONALE-ANTIGRAFFITI-482x270.jpg" alt="" width="482" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: right;">7 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: right;">127 letture</p>
<p style="text-align: right;">AUTORE: <a title="Articoli scritti da: Temistocle Marasco" href="http://www.avvangelogreco.it/wp/author/temistocle-marasco/" rel="author">Temistocle Marasco</a></p>
<p>Nell’ambito dell’inchiesta condotta sul fenomeno graffiti<strong></strong>, abbiamo intervistato <strong>Andrea Amato</strong>, segretario dell’<em>Associazione Nazionale Antigraffiti </em><strong>[1]</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Legge per Tutti: Come giudica mediamente le misure adottate dai comuni per contrastare il fenomeno dei graffiti?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Andrea Amato:</strong> Non risolutive. Ci sono alcune amministrazioni che compiono la ripulitura pensando che un singolo intervento sia sufficiente per porre rimedio. Altri comuni invece ritengono che, dando spazio ai <em>writer</em>, si riesca ad arginare il fenomeno vandalico. Sono due canali completamente differenti ma, in entrambi i casi, i risultati sono assolutamente insoddisfacenti al momento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LLPT: Quindi, la destinazione di alcune aree ai writer, secondo lei, non è una soluzione valida per contrastare i graffiti selvaggi?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A.A.:</strong> Assolutamente no, perché chi fa queste cose non è un artista. Nella maggior parte dei casi, coloro che fanno le tag sui muri, sui monumenti, sulle metropolitane sono vandali. Raramente l’attività dei <em>writer</em> è riconducibile al fenomeno dei murales. Molto più spesso, nelle città si riscontra l’imbrattamento puro e semplice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LLPT: Vi siete mai costituiti parte civile in uno dei processi contro i writer?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A.A.:</strong> No. Però abbiamo sollecitato gli interventi della polizia municipale e delle istituzioni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LLPT: Quali sono o quali potrebbero essere le attività di contrasto più efficaci?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Come accade nei paesi stranieri, bisognerebbe fare in modo che l’attività di contrasto sia sistematica, che gli interventi di manutenzione siano regolari, costanti, così come avviene per la pulizia delle strade o per il ritiro della spazzatura. Ci dovrebbe essere, nella polizia municipale, un nucleo preposto al contrasto e l’attività della magistratura dovrebbe essere maggiormente rivolta, non tanto all’erogazione di una pena fine a se stessa, quanto al ripristino della stato dei luoghi, sanzionando i writer con i lavori socialmente utili. Secondo noi, anche in riferimento a quelle che sono le esperienze all’estero, sarebbe lo strumento migliore per porre rimedio; nella speranza che il <em>writer</em>, obbligato a ripulire ciò che ha sporcato, si penta, evitando di danneggiare ulteriormente in futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LLPT: L’Associazione ha promosso la nascita di un nucleo specifico nella polizia municipale di Milano. Ci sono stati dei buoni risultati da quando è stato istituito?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A.A.:</strong> Si, buoni risultati anche se, come tutte le cose che succedono in Italia, la tempistica lascia a desiderare. Sappiamo che questo nucleo non è particolarmente attrezzato, ha poche risorse e pochi mezzi per le indagini e le attività di contrasto. Nonostante questo, ha già fatto in modo che una ventina di writer potessero essere sottoposti a giudizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LLPT: L’Associazione è artefice del c.d. “cleaning day”. Di cosa si tratta?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A.A.:</strong> È un’attività di contrasto al degrado che parte da un presupposto: basta con il lamentarsi! Così non si risolve nulla. Chiunque può dare un contributo nel quartiere in cui vive e noi facciamo una giornata dimostrativa. Questa giornata, che poi si risolve in quattro o cinque ore di lavoro, chiama a raccolta dei volontari al fine di ripristinare il decoro urbano in una zona degradata. All’estero queste sono cose normali. Invece, quando lo facciamo noi – in questo caso a Milano – ci guardano come fossimo degli addetti comunali, che lo fanno dietro pagamento di una retribuzione. In realtà è tutto volontariato.</p>
<p>Dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo ripulire casa propria. Il messaggio che noi vorremmo dare è che ripulire costantemente serve ad allontanare l’imbrattamento e l’imbrattatore: chi compie questo tipo di attività vandalica, quando vede che c’è qualcuno che lo contrasta, tende ad allontanarsi perché non ha soddisfazione, in quanto il suo atto non è più visibile come lui vorrebbe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LLPT: L’illegalità è un elemento fondante nel fenomeno graffiti o quest’ultimo può esistere anche senza?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A.A.:</strong> Il fattore illegalità crea una reazione adrenalinica nei graffitari. Se non fosse illegale, ragionando per assurdo, probabilmente non lo farebbero. E non sono supposizioni: sono stati i <em>writer</em> che ho conosciuto a spiegarmi che è l’adrenalina a spingerli. E l’adrenalina nasce da queste situazioni di pericolo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LLPT: Anche le affissioni abusive rappresentano un elemento di degrado nelle città. C’è anche un vostro interessamento verso questa ulteriore violenza al decoro urbano?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A.A.:</strong> Siamo assolutamente contrari a questa forma di abusivismo, che si esprime attraverso il c.d. attacchinaggio, a prescindere dal colore politico che usufruisce di questo tipo di comunicazione. Quando facciamo un intervento di <em>cleaning</em> su una via, andiamo a ripulire non soltanto i muri, ma anche i cesti della spazzatura e gli spazi che possono essere in qualche modo interessati dal degrado. Facciamo anche questo tipo di cose, anche se ci dedichiamo prevalentemente ai graffiti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo non tecnico, la legge e le ultime sentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. I contenuti di queste pagine sono liberamente utilizzabili, purché venga riportato anche il link e il nome dell’autore).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Intervista pubblicata sul sito amministrato dallo Studio Legale Avv. Angelo Greco (<a href="http://www.avvangelogreco.it/">www.avvangelogreco.it</a>). Nell’ambito del diritto civile, svolge consulenza alle imprese, diritto della rete e diritto d’autore, diritto dei consumatori, privacy, procedure espropriative.</em></p>
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		<title>Graffiti selvaggi: inchiesta sulle città italiane più imbrattate</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2012/01/11/graffiti-selvaggi-inchiesta-sulle-citta-italiane-piu-imbrattate/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pareri legali]]></category>

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		<description><![CDATA[Graffiti selvaggi: inchiesta sulle città italiane più imbrattate 11 gennaio 2012 AUTORE: Temistocle Marasco I graffiti dei writers e degli imbrattatori rovinano le nostre città. Loro la chiamano “arte”, ma la impongono a tutti con la violenza, anche a chi non la ama. Inizia un’inchiesta di LLPT sulle città italiane più colpite dal fenomeno. &#160; [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a title="Graffiti selvaggi: inchiesta sulle città italiane più imbrattate" href="http://www.avvangelogreco.it/wp/graffiti-selvaggi-inchiesta-sulle-citta-italiane-piu-imbrattate/">Graffiti selvaggi: inchiesta sulle città italiane più imbrattate</a></h2>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2012/02/Graffiti-selvaggi-inchiesta-sulle-città-italiane-più-imbrattate-482x270.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-756" title="Graffiti-selvaggi-inchiesta-sulle-città-italiane-più-imbrattate" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2012/02/Graffiti-selvaggi-inchiesta-sulle-città-italiane-più-imbrattate-482x270.png" alt="" width="482" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: right;">11 gennaio 2012</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">AUTORE: <a title="Articoli scritti da: Temistocle Marasco" href="http://www.avvangelogreco.it/wp/author/temistocle-marasco/" rel="author">Temistocle Marasco</a></p>
<p>I graffiti dei writers e degli imbrattatori rovinano le nostre città. Loro la chiamano “arte”, ma la impongono a tutti con la violenza, anche a chi non la ama. Inizia un’inchiesta di LLPT sulle città italiane più colpite dal fenomeno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Quando l’uomo writer morirà, vi accorgerete di quanto grigi siano i muri</em>”.</p>
<p>È questo uno dei post presenti nel gruppo facebook intitolato “<strong>Quelli che detestano i murales, le scritte sui muri e i writer</strong>”, espressione telematica di malessere verso un fenomeno di non facile catalogazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forma d’arte o abuso? Elemento di degrado o valore aggiunto del cemento metropolitano?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mattina ci alziamo e scopriamo che sulla facciata della nostra casa qualcuno, nella notte, ha fatto un “murales”.</p>
<p>Gli autori la chiamano <strong>libertà di espressione</strong>. Ma tale libertà deve davvero imporsi, con così tanta violenza, anche a chi quest’arte non ama? Sarebbe come se il Comune imponesse, a tutta la città, in filodiffusione, di sentire la stessa musica…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intanto le scritte non si fermano: via Pantaneto nell’ombelico di <strong>Siena</strong>, il centro storico di <strong>Venezia</strong>, il monumento ai caduti del Passetto ad <strong>Ancona</strong> sono solo gli ultimi esempi di inciviltà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Loro, i cosiddetti artisti, ci tengono a sottolineare la distinzione tra i <strong>writer</strong> e i semplici <strong>imbrattatori</strong>.</p>
<p>I primi dipingono utilizzando il tessuto urbano, invece che la tela. Professano un <strong>codice etico</strong> secondo cui i beni culturali non vanno violati. Ognuno di loro ha una “<strong>tag</strong>”, una firma caratteristica. Spesso si riuniscono in gruppi, le “<strong>crew</strong>”.</p>
<p>Le tecniche e i temi sono molteplici. Ma anche nel linguaggio sconfinato dei writers ci sono elementi comuni: il fiore rappresenta la creatività; i pesci (in particolare i delfini) e le farfalle esprimono la voglia di libertà; il cane dagli occhi furenti simboleggia le forze dell’ordine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli<strong> imbrattatori</strong>, invece, scrivono frasi o eseguono scarabocchi su qualsiasi arredo urbano, sui muri degli edifici e sui i monumenti. Nel loro caso non si può parlare di forma d’arte, ma di puro <strong>vandalismo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Su Facebook esiste un gruppo: “<strong>amori grammaticalmente scorretti</strong>” <strong>[1]</strong>. Vi si trovano le fotografie di alcune scritte sentimentali con un italiano discutibile. “Rimanerai sempre nel mio cuore”; “non posso fare almeno di te”; q’anto ti amo”; “io e te quattro metri sopra il cielo perché a tre metri stanno molta gente”; “ti amo anche se mi ai buttato nel cesso”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre alle frasi d’amore, sono molto diffusi anche gli acronimi, come ACAB <strong>[2]</strong> o KAT <strong>[3]</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il degrado delle nostre città oggi si smercia nei millilitri di una <strong>bomboletta spray</strong>. Ogni anno in Italia se ne vendono circa 500.000. Buona parte di esse viene utilizzata per imbrattare muri di edifici, ringhiere e panchine, mezzi pubblici e monumenti storici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è chi pensa di risolvere il problema alla radice, con una legge che consenta <strong>l’acquisto ai soli professionisti</strong> del settore, titolari di partita IVA; che preveda l’aumento dei prezzi e la tracciabilità del prodotto; che imponga ai negozianti di tenere un registro degli acquirenti. Per ora, però, non c’è nulla di concreto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A <strong>Milano Fiorenza</strong> c’è l’officina ferroviaria più grande d’Europa. Qui, tecnici e manutentori si occupano di ripulire le <strong>carrozze dei treni</strong> dalle evoluzioni delle bombolette spray. Dieci vagoni al giorno, pari a una superficie di 500 metri quadrati, sette giorni su sette. Dal 2005, il maxicentro di manutenzione ha rimesso a nuovo convogli che coprono un’area pari a 250 campi da calcio, con una spesa di <strong>12 milioni di euro</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A <strong>Bologna</strong>, la polizia municipale ha creato uno specifico nucleo che si occupa del fenomeno graffitari allo scopo di applicare la <em>tolleranza zero</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si muove sullo stesso binario <strong>Milano</strong>, scenario di episodi a dir poco allarmanti. Nella notte tra il 7 e l’8 gennaio 2011, il quartiere tra piazzale Bacone e via Plinio è stato colpito da ben 183 graffiti. Il Comune ha introdotto una multa di 450 euro per i writer, ha realizzato un <strong>registro in cui schedare</strong> i simboli più ricorrenti e istituito nella polizia locale il “<strong>nucleo tutela decoro urbano</strong>”. La nascita di questo corpo speciale è stata sollecitata dall’<strong>Associazione Nazionale Antigraffiti [4]</strong>. L’organizzazione, con sede nel capoluogo lombardo, ha l’obiettivo di tutelare il patrimonio urbano, sviluppando azioni di comunicazione contro il graffitismo <strong>[5]</strong>, come il “<strong>cleaning day</strong>” <strong>[6]</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una delle città più colpite dai graffiti è <strong>Genova</strong>. Qui il dialogo con le istituzioni ha consentito di abbandonare la clandestinità. L’interazione tra i writer e l’amministrazione comunale si è concretizzata nella destinazione di specifiche aree metropolitane ai murales, inglobati in <strong>progetti di riqualificazione</strong> delle zone degradate. Presso i Giardini di Plastica si trova perfino una <em>hall of fame</em> con firme extralarge.</p>
<p>È genovese, inoltre, la rivista “Aelle”, la prima in Italia a promuovere la <strong>street art</strong>, che di recente ha festeggiato il suo ventennale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al di là di isole felici, i <strong>writers</strong> vivono sulla linea di confine tra legalità e illegalità. Cappuccio in testa, si muovono in gruppo, avvolti dal buio della notte, alla ricerca di un vagone o di un muro su cui esprimere se stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La legge italiana</strong> punisce, dietro denuncia del danneggiato, con la <strong>multa</strong> fino a 103 euro, chiunque deturpi o imbratti beni pubblici o privati. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico-culturale o su edifici situati nei centri storici, si rischia fino a un anno di <strong>carcere</strong> e la multa può raggiungere 1.032 euro <strong>[7]</strong>.</p>
<p>Tale misura prevista dal codice penale si è, tuttavia, rivelata <strong>insufficiente e inadeguata</strong> a fronteggiare il problema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così, lo scorso settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato un <strong>disegno di legge</strong> <strong>[8]</strong> sulle attività di contrasto dei reati contro il patrimonio culturale. Attualmente al vaglio delle Camere, questo provvedimento nasce dall’esigenza di offrire alle autorità <strong>mezzi più efficaci</strong> per perseguire chi danneggia o traffica illecitamente il patrimonio culturale o deturpa il paesaggio. Esso prevede l’introduzione del reato di “<strong>danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici</strong>”, con la reclusione da uno a sei anni. Il magistrato, inoltre, in attesa del giudizio potrà disporre <strong>l’arresto e la carcerazione preventiva</strong> per chi deturpa i beni culturali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>[1]</strong> <a href="http://it-it.facebook.com/pages/Amori-grammaticalmente-scorretti/120503088057449">http://it-it.facebook.com/pages/Amori-grammaticalmente-scorretti/120503088057449</a></p>
<p><strong>[2] </strong>“All cops are bastard”, ossia tutti i poliziotti sono bastardi.</p>
<p><strong>[3] </strong>“Kill all taigs”, ossia uccidi tutti i cattolici.</p>
<p><strong>[4]</strong> <a href="../">http://www.associazioneantigraffiti.it/</a></p>
<p><strong>[5] </strong>Art. 2 statuto dell’associazione.</p>
<p><strong>[6]</strong> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Pg8PT0SCvnY">http://www.youtube.com/watch?v=Pg8PT0SCvnY</a></p>
<p><strong>[7] </strong>Art. 639 c.p.</p>
<p><strong>[8]</strong> Presentato dall’ex Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo comune e non tecnico, la legge e le ultime sentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. I contenuti di queste pagine sono liberamente utilizzabili, purché venga riportato anche il link e il nome dell’autore).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Sito amministrato dallo Studio Legale Avv. Angelo Greco (</em><a href="http://www.avvangelogreco.it/" target="_blank"><em>www.avvangelogreco.it</em></a><em>). </em><em><em>Svolge attività di consulenza aziendale – diritto della rete e diritto d’autore – diritto dei consumator -privacy – procedure espropriative.</em></em></p>
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		<title>Modelli di querela</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 17:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Modelli di querela]]></category>

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		<description><![CDATA[I sottostanti link servono al titolare d&#8217;immobile a meglio identificare la tipologia di querela che l&#8217;offeso deve presentare alle autorità competenti. Di seguito le caratteristiche di ogni modulo. MODELLI DI QUERELA PER IL REATO DI IMBRATTAMENTO I sottostanti link servono al titolare d’immobile a meglio identificare la tipologia di querela che l’offeso deve presentare alle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I sottostanti link servono al titolare d&#8217;immobile a meglio identificare la tipologia di querela che l&#8217;offeso deve presentare alle autorità competenti. Di seguito le caratteristiche di ogni modulo.</p>
<p><strong>MODELLI DI QUERELA PER IL REATO DI IMBRATTAMENTO<br />
</strong><br />
I sottostanti link servono al titolare d’immobile a meglio identificare la tipologia di querela che l’offeso deve presentare alle autorità competenti (carabinieri, polizia di stato, polizia municipale).<br />
Di seguito le caratteristiche di ogni modulo.</p>
<p>Il <strong>Modello A</strong> è previsto per l’offeso che:</p>
<ul>
<li>ha un immobile sprovvisto di telecamere</li>
<li>ha un immobile situato non nel centro storico</li>
<li>il proprietario non è oggetto d’insulto come contenuto del graffito</li>
<li>non ha la possibilità di avvalersi di testimoni</li>
</ul>
<p>&gt; <a href="../modelli/Modello_A.pdf">Scarica il </a><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Modello_A.pdf">Modello_A</a></p>
<p>Il <strong>Modello A-bis</strong> è la copia di quello sovrastante se non per la peculiarità che l’edificio è sito nel centro storico.<br />
&gt; <a href="../modelli/Modello_A-bis.pdf">Scarica il </a><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Modello_A-bis.pdf">Modello_A-bis</a></p>
<p>Il <strong>Modello B</strong> è previsto per l’offeso che:</p>
<ul>
<li>ha un immobile &gt; provvisto di telecamere <a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Videosorveglianza_querela6.doc">Videosorveglianza_querela</a></li>
<li>ha un immobile situato non nel centro storico</li>
<li>il proprietario non è oggetto d’insulto come contenuto del grafico</li>
<li>non ha la possibilità di avvalersi di testimoni</li>
</ul>
<p>&gt; <a href="../modelli/Modello_B.pdf">Scarica il </a><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Modello_B.pdf">Modello_B</a></p>
<p>Il Modello B-bis è la copia di quello sovrastante se non per la peculiarità che l’edificio è sito nel centro storico.<br />
&gt; <a href="../modelli/Modello_B-bis.pdf">Scarica il </a><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Modello_B-bis.pdf">Modello_B-bis</a></p>
<p>Il Modello C è previsto per l’offeso che:</p>
<ul>
<li>ha un immobile &gt; provvisto di  telecamere <a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Videosorveglianza_querela5.doc">Videosorveglianza_querela</a></li>
<li>ha un immobile situato non nel centro storico</li>
<li>il proprietario è oggetto d’insulto come contenuto del grafico</li>
<li>non ha la possibilità di avvalersi di testimoni</li>
</ul>
<p>&gt; <a href="../modelli/Modello_C.pdf">Scarica il </a><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Modello_C.pdf">Modello_C</a></p>
<p>Il Modello C-bis è la copia di quello sovrastante se non per la peculiarità che l’edificio è sito nel centro storico.<br />
&gt; <a href="../modelli/Modello_C-bis.pdf">Scarica il </a><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Modello_C-bis.pdf">Modello_C-bis</a></p>
<p>Il Modello D è previsto per l’offeso che:</p>
<ul>
<li>ha un immobile &gt; provvisto di telecamere <a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Videosorveglianza_querela4.doc">Videosorveglianza_querela</a></li>
<li>ha un immobile situato non nel centro storico</li>
<li>il proprietario è oggetto d’insulto come contenuto del grafico</li>
<li>ha la possibilità di avvalersi di testimoni</li>
</ul>
<p>&gt; <a href="../modelli/Modello_D.pdf">Scarica il </a><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Modello_D.pdf">Modello_D</a></p>
<p>Il Modello D-bis è la copia di quello sovrastante se non per la peculiarità che l’edificio è sito nel centro storico.<br />
&gt; <a href="../modelli/Modello_D-bis.pdf">Scarica il </a><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2010/08/Modello_D-bis.pdf">Modello_D-bis</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le modifiche apportate dal Senato all&#8217;articolo 639 del codice penale</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2009/09/12/le-modifiche-apportate-dal-senato-allarticolo-639-del-codice-penale/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 10:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Legislazione]]></category>

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		<description><![CDATA[LE NORME ANTIGRAFFITI IL 5 FEBBRAIO 2009 APPORTATE DAL SENATO ALL&#8217;INTERNO DEL DDL SULLA SICUREZZA PREVEDONO: &#160; - inasprimento delle sanzioni penali reclusione da 1 a 6 mesi per il reato di deturpamento di immobili e di mezzi di trasporto ovvero multa da 300 a 1000 euro reclusione da 3 mesi ad un anno per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong>LE NORME ANTIGRAFFITI IL 5 FEBBRAIO 2009 </strong></h1>
<h1 style="text-align: center;"><strong>APPORTATE DAL SENATO </strong></h1>
<h1 style="text-align: center;"><strong>ALL&#8217;INTERNO DEL DDL SULLA SICUREZZA PREVEDONO:<br />
</strong></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>- inasprimento delle sanzioni penali</strong></p>
<ol>
<li><strong>reclusione da 1 a 6 mesi per il reato di deturpamento di immobili e di mezzi di trasporto ovvero multa da 300 a 1000 euro</strong></li>
<li><strong>reclusione da 3 mesi ad un anno per i reati commessi su beni storico-artistico-monumentali, nonché multa da 1000 a 3000 euro</strong></li>
<li><strong>reclusione da 3 mesi a 2 anni e multa fino a 10.000 euro in caso di recidiva</strong></li>
</ol>
<p><strong>- procedibilità d&#8217;ufficio su tutto il territorio comunale;</strong></p>
<p><strong>- competenza per il giudizio penale, trasferita dal Giudice di Pace al Giudice Ordinario, misura che permette di conseguirela effettività della pena, in qunto l reclusione si sostituisce alla sanzione della permanenza in casa per una o due settimane.</strong></p>
<p><strong>- divieto di vendita di bombolette spray ai minori di 18 anni, sanzionato con 1000 euro di sanzione amministrativa al venditore contravventore.</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>LA FATTISPECIE PENALE DELL&#8217;IMBRATTAMENTO</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2009/08/24/la-fattispecie-penale-ex-art-639-c-p/</link>
		<comments>http://www.associazioneantigraffiti.it/2009/08/24/la-fattispecie-penale-ex-art-639-c-p/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 17:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pareri legali]]></category>

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		<description><![CDATA[Nessuno può danneggiare ciò che non gli appartiene. A maggior ragione, nessuno può danneggiare ciò che è di tutti. Se qualcuno sporca una panchina, sporca la tua panchina. Se qualcuno imbratta un muro, imbratta il tuo muro. Si tratta dei valori che rappresentano il minimo comune denominatore di ogni comunità. Cui possiamo aggiungere l’altro principio: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: x-small;">Nessuno può danneggiare ciò che non gli appartiene.<br />
A maggior ragione, nessuno può danneggiare ciò che è di tutti. Se qualcuno sporca una panchina, sporca la tua panchina. Se qualcuno imbratta un muro, imbratta il tuo muro. Si tratta dei valori che rappresentano il minimo comune denominatore di ogni comunità. Cui possiamo aggiungere l’altro principio: chi provoca un danno lo deve risarcire.</span></span></p>
<p>Eppure ci siamo abituati ai muri delle città italiane piene di scarabocchi, firme, sgorbi. Ci siamo abituati al degrado. Ci siamo abituati al fatto che chi sporca non paga. Come scrive Beppe Grillo: “i graffiti sono il simbolo delle città spazzatura, una sorta di certificazione”. Gli atti di inciviltà rappresentano segni manifesti del mancato rispetto per il bene pubblico e per l’altro, del disprezzo per i monumenti e per la memoria conservata nei centri storici, del venire meno delle regole minime di convivenza in un certo contesto urbano, magari già degradato.</p>
<p>Dal punto di vista giuridico, la quasi totalità dei sistemi penali punisce l’imbrattamento quale forma di danneggiamento del bene, pubblico o privato, altrui.</p>
<p>Le forme più gravi di <span style="text-decoration: underline;"> <strong>danneggiamento</strong></span> riguardano chi distrugge, disperde, deteriora o rende inutilizzabile ciò che non gli appartiene (art. 635 c.p.).<br />
Quelle meno gravi riguardano, per l’appunto, chi deturpa o imbratta la cosa altrui (art. 639 c.p.).</p>
<p>Per quanto riguarda il <span style="text-decoration: underline;"> <strong>graffitismo</strong></span>, secondo la giurisprudenza, si ricade in questa seconda ipotesi perché chi usa bombolette spray provoca “effetti dannosi non permanenti con possibilità di ripristinare senza particolare difficoltà la cosa nel suo aspetto e valore originari” (Cass. Pen., Sez. II, 20 marzo 2003 (ud. 11 dicembre 2002), n. 12973, Miseo e altro: il caso sottoposto alla Suprema Corte concerneva le vetrate e i muri di una stazione ferroviaria).</p>
<p>Tuttavia, occorre sottolineare che la giurisprudenza non considera che qualsiasi forma di rimozione, chimica o meccanica, di segni lasciati da vernici e/o pennarelli costituisce un grave danno per le cose, dal momento che comporta inevitabilmente una compromissione delle caratteristiche fisiche delle superfici interessate. Per tale ragione, i writers hanno causato la nascita di un nuovo settore dell’industria, quello delle vernici “antigraffiti”.</p>
<p>L’imbrattamento è, dunque, un’ipotesi accessoria e sussidiaria del danneggiamento vero e proprio, anche se è in grado di provocare danni enormi: gli atti vandalici sono in continuo aumento, in particolare quelli commessi in forma anonima ai danni di beni collettivi (monumenti, toilettes pubbliche, stazioni metropolitane o, come nel caso richiamato, ferroviarie).</p>
<p>Solo che, trattandosi di spese sempre più ingenti che coinvolgono, in buona parte, il patrimonio pubblico e, quindi, di perdite sopportate dalla collettività, ossia da un soggetto astratto come lo Stato, il fenomeno finisce per essere sottovalutato (G. Fiandaca, E. Musco, Diritto penale, P.te speciale vol. II tomo 2, Zanichelli, Bologna, 2005).</p>
<p>Un atteggiamento che non fa onore al nostro Paese, in cui manca il rispetto della cosa pubblica.</p>
<p>Pure occorre aggiungere che quando il danneggiato è un privato, le scarse possibilità di successo che una denuncia contro ignoti porti a qualcosa di concreto inducono la maggior parte delle persone offese dal reato a non sporgere nemmeno querela.</p>
<p>Pertanto un fenomeno di generalizzata inciviltà non riceve alcuna seria risposta, né dal punto di vista giuridico, né dal punto di vista politico.</p>
<p>Andando oltre queste riflessioni di carattere pratico, in sede di analisi della norma, possiamo concludere che chiunque, non autorizzato, imbratta un muro o altra cosa, mobile o immobile, altrui commette il reato previsto e punito dall’art. 639 c.p.</p>
<table id="table2" width="100%" border="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" height="29"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial;">Precetto</span></strong></span></td>
<td valign="top" width="146" height="29"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000080; font-family: Arial;"><strong>Sanzione </strong> </span></span></td>
<td valign="top" width="142" height="29"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000080; font-family: Arial;"><strong>Procedibilità </strong> </span></span></td>
<td valign="top" width="131" height="29"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000080; font-family: Arial;"><strong>Autorità competente </strong> </span></span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial; font-size: x-small;">Chi deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui…<br />
</span></strong></td>
<td valign="top" width="146"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial; font-size: x-small;">…è punito con la multa sino a 203 euro. </span></strong></td>
<td valign="top" width="142"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial; font-size: x-small;">A querela della persona offesa</span></strong></td>
<td valign="top" width="131"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial; font-size: x-small;">Giudice di pace </span></strong></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial; font-size: x-small;">Chi deturpa o imbratta cose mobile o immobili altrui di interessa storico o artistico ovunque siano ubicate o immobili compresi nel perimetro del centro storico (ipotesi aggiunta dall’art. 13, comma 2, legge 8 ottobre 1997, n. 352)…</span></strong></td>
<td valign="top" width="146"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial; font-size: x-small;">…è punito con la pena della multa da euro 258 a euro 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da 6 giorni a 30 giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità per un periodo da 10 giorni a 3 mesi (ai sensi dell’art. 52, comma 2, lett. a, d. lgs. 28 agosto 2000, n. 274; anteriormente era prevista la reclusione sino a un anno o la multa sino a 1.032 euro). </span></strong></td>
<td valign="top" width="142"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial; font-size: x-small;">D’ufficio</span></strong></td>
<td valign="top" width="131"><strong><span style="color: #000080; font-family: Arial; font-size: x-small;">Giudice di pace </span></strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: x-small;">Deturpa chi rende brutta una cosa, la imbratta chi la insudicia.</span></span></p>
<p>Elemento essenziale è che il danno alla cosa altrui si verifica abusivamente, senza diritto, magari profittando della notte o di situazione di mancata custodia delle cose. La filosofia dei writers ritiene questo profilo di illegalità molto importante: è evidente che, sotto questo profilo, non vi è spazio per alcun dialogo. La pretesa di disegnare quel che si vuole dove si vuole è inaccettabile, oltre a suonare vigliacca (perché il writer agisce di notte) e prevaricatrice.</p>
<p>Ciò detto, il dibattere su cosa sia l’arte e su come i ragazzi possano esprimersi è stimolante ma non può tralasciare il dato di fondo: chi provoca un danno, deve risarcirlo; chi imbratta un muro, deve pulirlo.</p>
<p>Valutare ciò che è danno e ciò che non lo è non rappresenta una grande difficoltà: si tratta di valutazioni oggettive, nel senso che danno non è ciò che un soggetto reputa tale, ma quello che secondo la generalità delle persone lo è.</p>
<p>Discutere sul fatto che imbrattare un muro che non mi appartiene è una manifestazione artistica o una espressione del mio io (o delle mie frustrazioni) non ha molto senso: nessuno di noi accetterebbe che qualcuno gli imponesse la propria arte o, magari, che esprimesse il proprio malessere esistenziale tagliandoci le gomme dell’auto.</p>
<p>Il punto deve essere chiaro: nessuno può imporre la propria visione dell’arte o, più semplicemente, nessuno può costringere chicchessia a subire il libero sfogo del proprio essere. Il 12 luglio 2006, dopo la vittoria dell’Italia contro la Francia nella finale del campionato mondiale di calcio, alcune persone tracciarono svastiche e scritte antiebraiche sui muri del ghetto di Roma. Era arte? Era espressione di sé? Ha senso chiederselo?</p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><br />
<strong>L’ACCERTAMENTO DEL REATO</strong></span></span></p>
<p>Per la prevenzione del degrado e per la punizione degli atti di vandalismo occorre distinguere vari livelli: un primo livello di <span style="text-decoration: underline;"> <strong> pubblica sicurezza</strong></span>, un secondo livello <strong>politico</strong>, un terzo livello <span style="text-decoration: underline;"> <strong>giurisdizionale</strong></span>.</p>
<p>Riguardo il primo livello, il nostro ordinamento prevede cinque corpi di polizia nazionali (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato) dipendenti da altrettanti dicasteri (rispettivamente Interno, Difesa, Economia, Giustizia e Politiche Agricole e Forestali). A questi si affianca la Polizia Locale, dipendente dal Comune e dalla Provincia (art. 9 Legge Regionale 14 aprile 2003, n. 4), che svolge sia le funzioni di polizia amministrativa e stradale, sia le funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. Più in dettaglio, la Polizia Locale della Provincia e la Polizia Locale del Comune hanno sostituito, dal punto di vista terminologico, la Polizia Provinciale e la Polizia Municipale (ossia la polizia urbana o corpo dei vigili urbani).</p>
<p>Riguardo il secondo livello, il Comune, in particolare, promuove ogni azione finalizzata a ridurre “l’allarme sociale, il numero delle vittime di reato, la criminalità e gli atti incivili” (art. 5, lett. d, Legge Regionale 14 aprile 2003, n. 4): un ruolo decisivo è ricoperto quindi dal Sindaco e dall’Assessore al Decoro Urbano.<br />
In questa materia, pertanto, il potere politico e di indirizzo spetta al Comune ma i compiti operativi sono attribuiti alla Polizia Locale sia sotto il profilo della prevenzione che sotto quello dell’accertamento e della repressione del fenomeno del vandalismo.<br />
E’ ovvio che le funzioni di polizia giudiziaria vengono svolte mettendo a disposizione dell’autorità giudiziaria gli elementi utili per esercitare l’azione penale contro i soggetti ritenuti responsabili dell’atto illecito. Infatti, la Polizia Locale, non appena ha notizia del reato, deve informarne la Procura della Repubblica che ha l’obbligo di promuove l’azione penale. Nel nostro ordinamento non è previsto, per questo reato, l’arresto in flagranza.</p>
<p>Sotto il terzo profilo, allora, occorre rilevare che l’autorità giurisdizionale è esercitata da magistrati e che, per quanto riguardo l’esercizio dell’azione penale, si tratterà dei magistrati inquirenti della Procura della Repubblica mentre, per quanto riguarda l’accertamento del fatto-reato, avremo i magistrati giudicanti del Tribunale o, nel caso dell’art. 639 c.p., dell’Ufficio del Giudice di Pace.</p>
<p><span style="font-size: small;"> <strong>I REFERENTI PER LA CITTA’ DI MILANO</strong></span></p>
<p>In estrema sintesi, per limitarci allo stato attuale, i referenti più importanti per coordinare e promuovere una seria lotta al vandalismo sono Emiliano Bezzon (direttore centrale della Polizia Locale del Comune di Milano), Letizia Moratti e Maurizio Cadeo (rispettivamente sindaco e assessore al decoro urbano), nonchè Vito Dattolico (coordinatore dei giudici di pace di Milano).</p>
<p>Avvocato Ricci: Avvocato in Milano, si occupa di diritto penale, diritto penale commerciale, privacy e diritto delle nuove tecnologie.<br />
<a href="mailto:avv.ricci@infoassociazioneantigraffiti.it"> <span style="color: #800000;"><br />
</span></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L’evoluzione dei graffiti e della legge</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2009/07/17/l%e2%80%99evoluzione-dei-graffiti-e-della-legge/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 14:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Legislazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L’evoluzione dei graffiti e della legge Il 15 luglio 2009 è stata promulgata la legge n. 94 rubricata “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”. All’interno di essa il comma 3 dell’articolo 3 apporta delle modifiche all’articolo 639 del codice penale in materia d’imbrattamento *. Come si può notare, gli emendamenti apportati hanno reso più severo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>L’evoluzione dei graffiti e della legge</strong></h1>
<p align="center">
<p>Il 15 luglio 2009 è stata promulgata la legge n. 94 rubricata “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”. All’interno di essa il comma 3 dell’articolo 3 apporta delle modifiche all’articolo 639 del codice penale in materia d’imbrattamento *.</p>
<p>Come si può notare, gli emendamenti apportati hanno reso più severo il dettato legislativo al punto da prevedere la reclusione da tre mesi a un anno e un’ammenda fino a 10.000 euro in casi di recidiva, sempre che il fatto sia commesso su <strong>cose</strong> <strong>d’interesse storico o artistico</strong> (attenzione, solo in questi casi!).</p>
<p>La legge, con un iter che vede i suoi primi disegni di legge dal 2002, è stata finalmente modificata, preceduta di qualche mese dalle ordinanze comunali che prevedono una sanzione amministrativa di almeno 500 euro.</p>
<p>Come dire, i writers (imbrattatori) di tutta Italia sono avvisati: la mano che prima non puniva adesso si è fatta più pesante e <em>promett</em>e gravose reazioni. Promette, appunto.</p>
<p>Già prima la legge non era applicata e qualche vandalo si faceva beffa dell’intimidazione dell’ammenda: le vecchie 200.000 lire. Adesso, forze dell’ordine, magistratura e amministrazioni tutte, dovranno fare in modo che questo tipo di vandalismo, se non finisca, almeno si ridimensioni.</p>
<p>Già prima che il decreto legge si trasformasse in legge, rimbalzato da una commissione giustizia a un’altra, qualche intellettuale e critico d’arte aveva rimostrato sul tenore repressivo. Col semplice gusto di esprimersi senza informarsi,  si è detto che chiunque facesse un <em>segno</em> con una bomboletta spray su <em>qualunque</em> superficie sarebbe andato in prigione. Che così si minava la libertà di espressione! Che da sempre l’uomo si è espresso attraverso questo tipo di comunicazione: “pensate all’uomo primitivo che dipingeva sulle caverne!?”.</p>
<p>E allora è da qui che bisogna partire, per capire se ci siamo persi qualche passaggio, se a un bel momento ci siamo tutti rimbambiti al punto da non capire l’arte in questa forma di gratuità non richiesta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Iniziamo 40.000 anni fa, nella zona nord della Spagna, esattamente in Cantabria. Quelle zone erano abitate dall’<em>homo sapiens sapiens, </em>proveniente in origine dall’Africa Orientale. La comparsa di questo nostro antenato in Europa segnò l’inizio del Paleolitico superiore, un periodo caratterizzato, nel campo culturale, dalle prime manifestazioni del pensiero complesso ed astratto, tra le quali l’arte.</p>
<p>Lo straordinario numero di grotte testimonia la presenza di numerose popolazioni che hanno lasciato oggetti come attrezzi e utensili che, rinvenuti fin dalla metà del secolo XIX, forniscono informazioni utili sul modo di vita dell’uomo paleolitico suffragate da preziose collezioni di pitture ed incisioni tracciate sulle pareti rocciose, precoce testimonianza della primordiale manifestazione artistica dell’umanità. Quest’arte si perfezionò sempre di più fino al cosiddetto periodo magdaleniano, 10.000 anni fa, che rappresenta il passaggio tra due ere diverse (dal Pleistocene all’Olocene) che porterà all’era moderna.</p>
<p>I cambiamenti climatici che seguirono apportarono dei mutamenti alla flora e alla fauna, con un conseguente adeguamento delle abitudini dell’essere umano, che lo condurranno, attraverso la “rivoluzione neolitica”, allo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento, con l’inevitabile scomparsa, in una società non più basata sulla caccia e sulla raccolta,  della sua splendida arte.</p>
<p>Se ci si sofferma a osservare i disegni, con le precise forme, i colori di origine vegetale, e le posizioni dove furono realizzati, si comprende da subito l’importanza di quest’arte che sfocia, in alcuni momenti di massima espressività, in significato rituale, probabilmente per propiziare la caccia .</p>
<p>Gli animali riprodotti, branchi di bisonti, cavalli, cervi, cinghiali, il tutto ritratto in diversi atteggiamenti, permettono di ricreare con impressionante verismo quel periodo preistorico e, attraverso la sorprendente perfezione della tecnica utilizzata nella quale sono combinate incisione e pittura, di rivivere, come preziosa fotografia, la vita reale dell’uomo preistorico.</p>
<p>Nell’arte paleolitica le forme umane non sono molto presenti, generalmente riprodotte in modo schematico in contrasto con lo stile naturalistico utilizzato per gli animali, si limitano spesso ad alcune parti del corpo, soprattutto le <strong>mani </strong>raffigurate in due varianti: immagine <em>positiva </em>(l’orma della mano imbrattata di pittura sulla roccia) o <em>negativa</em> (la sagoma della mano dipinta mediante la tecnica dell’aerografia). Straordinarie tracce dei nostri antenati che in un tempo preistorico così distante ci trasmettono qualcosa che, seppur viziato da interpretazione moderna, rientra nell’esigenza primordiale di comunicare, di lasciare un segno di riconoscimento preciso, personale, una forma di firma dell’artista in un periodo che, seppur lontano  dalla scrittura, racconta in egual modo una storia lontana migliaia di anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed ecco che come con un salto virtuale, in viaggio come su una macchina del tempo, si arriva ai nostri giorni, lontani dalle grotte e dalla paura di non essere preda di qualche animale feroce, ma attenti a non essere investiti da qualche auto che veloce non rispetta qualche regola del codice della strada. E passeggiando tra le vie del centro di una città italiana, tra palazzi e monumenti storici, tra palazzi moderni (alcuni di dubbia bellezza) e rumori di una società che si muove con nuove tecnologie in un humus di complesse e nuove regole, ci s’imbatterà in iscrizioni che hanno un chiaro richiamo all’alfabeto latino, alcune formano parole e frasi di senso compiuto più volte inneggianti squadre di calcio locali o semplici messaggi di varia natura: dalle pene d’amore all’insulto rivolto a un semplice cittadino, più spesso un uomo di governo o della politica in generale. Se ci soffermassimo su alcune pareti d’intonaco, sarà possibile scoprire una serie di lettere che non costituiscono una parola con un proprio significato ma con alto significante per un piccolo gruppo di persone, classificate dalla parola anglosassone “crew”, che si spartisce il territorio urbano con le stesse modalità utilizzate in natura da alcuni animali: cani, gatti, lupi, orsi fino ad arrivare ai nostri primati che, la discussa teoria darwiniana, fa discendere le nostre origini. Più interessanti sono poi alcune immagini variopinte, con vari soggetti ritratti: facce e corpi deformati, scene di guerriglia urbana, buffi personaggi di fantasia deformati da chissà quale turpe dell’autore, oggetti di uso comune animati come persone che compiono le più disparate azioni. Alcuni di questi sono riprodotti su marmi e travertini antichi  come una sorta di stratificazione artistica: l’arte sull’arte!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le immagini che più di tutte ci lasciano un sorprendente stupore, ci sono le riproduzioni di parti di corpi e in particolare non riusciamo a non pensare ai disegni delle mani, trovate disseminate tra le piccole vie di una città antica (Bergamo alta) che, sparse su ogni supporto, intonaci, muri e metalli, ci comunicano qualcosa…che cosa, rimane un moderno mistero!</p>
<p>La variante utilizzata è quella dell’immagine positiva: l’orma della mano imbrattata di pittura sui muri. Di varie grandezze, dovrebbe indicare che l’autore di queste orme sia più di uno, forse una tribù primitiva, ibernata per migliaia di anni, e tornata in vita?!</p>
<p>Ma forse qualcosa è cambiato in queste migliaia di anni. Forse l’uomo, evolvendosi, è uscito dalle caverne, suo primo rifugio, e ha cominciato a costruire una capanna, palafitta, insomma qualcosa che potesse difenderlo dal freddo, dalle intemperie e dai pericoli che la natura poteva presentare. Con i millenni lo sviluppo delle costruzioni, l’edilizia, ha reso l’uomo capace di grandi imprese architettoniche che in diversi casi hanno portato a delle vere e proprie opere d’arte non distinguendosi più l’aspetto funzionale con quello propriamente estetico, di forma. Con tale evoluzione si sviluppa un sistema complesso di norme, definito diritto, che, organizzato in una specifica struttura, regola la vita dei membri di una determinata comunità. Tra le norme che caratterizzano le società moderne, il riconoscimento della proprietà privata con quella pubblica, che non prevede un modo antitetico di affermare la proprietà di un individuo con la res nullius (la cosa di nessuno) ma al contrario <em>la cosa di tutti</em>, della collettività, di noi. Significati diversi che hanno alla base lo stesso denominatore: il rispetto per entrambi, in egual modo, senza distinzioni.</p>
<p>La legge è fatta per essere rispettata. Con essa si supera quella fase primordiale della forza che governa sul più debole e apre a tutti la possibilità di appellarsi a un’autorità riconosciuta, super partes, che darà indicazioni in modo imparziale su cosa debba essere fatto. In tale sistema il più feroce, prepotente e furbo non trova possibilità di sopraffare il suo simile. Questo sistema si chiama giustizia. Chi lavora per questo si chiama giudice.</p>
<p>Anche se non viviamo in un mondo fatato, e quello descritto potrebbe essere un solo discorso accademico, nella realtà di tutti giorni le regole esistono e c’è chi le fa rispettare.</p>
<p>Tra queste c’è una regola che prevede il divieto d’imbrattare beni immobili altrui. Con l’evoluzione chi faceva i graffiti, sebbene legittimato in quanto a casa propria e in società sine lege scripta, si è visto delegittimato dal continuare. Quest’arte, per alcuni, vandalismo, per altri, diventa prevaricazione, imposizione, deturpamento e come tale deve, come prevede la legge, seguire la direzione indicata dalla legge: il rispetto della proprietà privata, il rispetto della proprietà pubblica.</p>
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<p>Se qualcuno avesse la fortuna d’incontrare quel gruppo di primitivi “decongelati” in giro per le città, avrebbe il dovere di comunicare loro, magari solo a gesti, che quello di lasciare un segno ormai non è più consentito, a meno che  non vogliano “albergare” in un nuovo spazio, circondato da muri e sbarre, che nella società moderna si chiama carcere.</p>
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<p>Andrea Amato</p>
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<p><em>(*: &#8220;Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporti pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1000 euro. Se il fatto è commesso su cose d’interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro.</em></p>
<p><em>Nei casi di recidiva per le ipotesi di cui al secondo comma si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro.&#8221;)</em></p>
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