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	<title>Associazione Antigraffiti &#187; Rassegna Stampa</title>
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	<description>Associazione Nazionale per il Decoro Urbano</description>
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		<title>Leonka, una battaglia lunga 40 anni chi ha paura (oggi) dei centri sociali</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2015 14:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano Un crescendo rossiniano monta intorno a Milano, dai fasti di fine Expo al colmo del prefetto Tronca spedito a rassettare l&#8217;ormai surclassata Roma. In questo edificante romanzo in progress sulla capitale del rinascimento italiano, c&#8217;è però una pagina incongrua e spiegazzata. Per quanto in molti abbiano tentato più volte di strapparla (dal socialista Pillitteri [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Milano</p>
<p style="text-align: justify;">Un crescendo rossiniano monta intorno a Milano, dai fasti di fine Expo al colmo del prefetto Tronca spedito a rassettare l&#8217;ormai surclassata Roma. In questo edificante romanzo in progress sulla capitale del rinascimento italiano, c&#8217;è però una pagina incongrua e spiegazzata. Per quanto in molti abbiano tentato più volte di strapparla (dal socialista Pillitteri al leghista Formentini), se ne sta ancora lì, montata a rovescio nella storia per bene della città.</p>
<p style="text-align: justify;">In via Leoncavallo 22, dove quella pagina è spuntata, al posto del casino organizzato dei ragazzi del &#8217;75, c&#8217;è un condominio di mattonelle biancastre e una filiale della Banca Carige. Nel cortile che ospitò l&#8217;allergia al potere di un&#8217;avanguardia che dal quartiere Casoretto avrebbe fatto scuola di ribellione al resto d&#8217;Italia, un&#8217;Honda Point Service ha cancellato con pezzi di moto ogni pezzo del Movimento, dai muri incendiati di colori ai concerti da sballo, dalla scuola popolare all&#8217;ambulatorio di agopuntura. Lo spirito del Leonka è stato trasferito di forza altrove, è rimbalzato qualche mese in via Salomone, e ormai dal 1994 riposa in relativa quiete in via Watteau 7, la terza sede, dove ha da poco festeggiato i suoi primi quarant&#8217;anni di esistenza e resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro un ponte della ferrovia in zona Greco, non distante dalla via Gluck di Celentano, in una cartiera dismessa di proprietà della famiglia Cabassi, la stessa che per colmo di ironia deteneva i diritti anche dell&#8217;ex fabbrica farmaceutica di via Leoncavallo, incubatrice di tutti i Leoncavalli a venire, la chiesa consacrata alla disubbidienza si fa annunciare da navate di murales e graffiti, che Vittorio Sgarbi ha definito &#8220;la Cappella Sistina&#8221; della contemporaneità e che proseguono ininterrotti per ogni centimetro di muro all&#8217;interno (diecimila metri quadrati al coperto, l&#8217;equivalente di due campi da calcio), dalle aule dove si insegna italiano agli stranieri e inglese agli italiani, fino ai laboratori di teatro e artigianato. La trama caotica di pitture, mandala e scarabocchi sale di un piano, raggiunge le stanze destinate a ospitare i senzatetto durante l&#8217;emergenza freddo, e poi rotola giù, alle pareti delle botteghe e dei bar ospitati in un vasto e sgangherato giardino, il cui fiore iridescente è lo spazio &#8220;Game over&#8221;, dove smanettano sviluppatori indipendenti di software e videogiochi. Dovunque, la luce è fioca, al contrario dell&#8217;odore di fumo, intenso e stordente. Uno dei motti della casa è &#8220;legalizzare e tassare&#8221;, marijuana libera come le sigarette, con un tanto allo Stato per il disturbo, come in California e Colorado (ma lotta dura a chi spaccia roba pesante). Nei cessi, molti e alla turca, geroglifici indecifrabili e una scritta birichina: &#8220;Dio esiste ma è Lui che non crede in te&#8221;. L&#8217;ingresso è dalle 19 fino alle 2 del mattino e oltre. Chiuso la domenica e il martedì, ma se per esempio il 15 dicembre, morte di Pinelli, cade proprio di martedì come quest&#8217;anno, il turno di riposo salta. Volendo, si cena alla Cucina Pop, 14 euro dal primo al dolce, o si beve all&#8217;Hemp Bar ( hemp sta per canapa), affacciato sul salone grande dove, sotto un imponente ritratto del Che e una foto ricordo dell&#8217;ex vicesindaco missino De Corato che venne in visita ma rifiutò il caffè per paura che l&#8217;avvelenassero, capita di assistere a stralunati tornei di bike-polo, con dei pazzi che rischiano di arrotarsi spingendo a bacchettate una pallina gialla dentro anguste porte. Quando il comitato di gestione, che si riunisce il lunedì, mette in programma concerti o spettacoli di richiamo, l&#8217;enorme spazio si riempie come ai bei tempi ma senza neanche una sedia, perché se c&#8217;è musica si balla e se passa un Dario Fo si sta seduti per terra. Quanta gente c&#8217;era ai bei tempi? Negli anni Settanta e Novanta, un mucchio. Adesso si rischiano giornate da cinquanta persone, compensate da altre con quattromila. L&#8217;impegno civile, caro signore, è in calo dappertutto, ma qui siamo e qui restiamo, è la nostra storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per raccontare questa lunga storia in direzione ostinata e contraria, prima di Natale uscirà un libro di centosessanta pagine, edito dalle &#8220;Mamme del Leoncavallo&#8221;, scese in trincea negli autunni caldi del secolo scorso a fianco dei loro figli contro &#8220;i fascisti in borghese o in divisa&#8221; che gli volevano male. Le signore mamme sono l&#8217;unica associazione legalmente registrata in questa isola vagante ai confini del diritto, e spesso oltre: grazie alla loro tutela, stavolta editoriale, la frastagliata scia lasciata dal &#8220;centro dei centri sociali&#8221; verrà riepilogata attraverso una serie di rumorosi fotogrammi. Centinaia di istantanee che includono occupazioni, resistenze violente agli sgomberi, l&#8217;assalto alla prima della Scala del 1976, estenuanti battaglie &#8220;contro&#8221; (dal nucleare alla Tav) e &#8220;pro&#8221; (dall&#8217;Intifada ai diritti dei carcerati). Un capitolo a parte avranno le morti indelebili di Fausto Tinelli e Lorenzo &#8220;Iaio&#8221; Iannucci, studenti diciottenni che per il Leoncavallo lavoravano a un&#8217;inchiesta sull&#8217;impennata di droga pesante in zona Lambrate e che la sera del 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento Moro, vennero ammazzati con otto colpi di pistola da un commando a cui non sarebbe estraneo Massimo Carminati, &#8220;er cecato&#8221; della Banda della Magliana e poi di Mafia capitale: il telegiornale della sera parlerà di &#8220;regolamento di conti tra spacciatori&#8221;, i tribunali archivieranno.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è molto altro nella coda di questa bizzarra cometa, nata dalla disillusione del dopo Sessantotto e sopravvissuta a decenni diversamente bollenti: da quelli del terrorismo, che intaccarono il Leonka con cellule della colonna Walter Alasia, alla mortifera fase del riflusso, un collasso per l&#8217;oratorio milanese degli indignati; dal rigurgito di furore delle tute bianche, poi spento nella vergogna collettiva del G8 di Genova, fino alla presente e perseverante stagione del distacco dalla politica. Quando i leoncavallini prendono vita e nome, il 18 ottobre 1975, un litro di benzina costa 350 lire, diecimila una dose di eroina tagliata con stricnina, un milione 960mila un Maggiolino, l&#8217;equivalente di un anno di stipendio di un tramviere. Alle Regionali, il Pci di Berlinguer cresce del 5,6 per cento e arriva poco dietro alla Dc di Fanfani, che però perde il 2,5 e lascia la segreteria a Zaccagnini. A seguire il Psi di De Martino e il Movimento sociale di Almirante. Tutti scomparsi, persone e sigle. Il Leonka no.</p>
<p style="text-align: justify;">A ogni 25 aprile, è ancora lo spezzone di corteo più numeroso. Alle ultime Comunali, maggio 2011, ha ospitato un seggio per le primarie del centrosinistra e dato una spinta a Pisapia (spinta di cui non godrebbe Giuseppe Sala, mister Expo, fosse lui il candidato di parte). I cani sciolti, i libertari, i marxisti-leninisti della prima ora sono stati in gran parte sostituiti dalle nuove leve dell&#8217;antagonismo, più sintonizzate sulle onde corte dell&#8217;hip-hop e del tempo digitale. Su Facebook sono a 59.406 &#8220;mi piace&#8221;, con post del tipo: &#8220;Giovedì, Horses Crew ha il piacere di ospitare Smashing Wednesday Sound System per rendere meno freddo l&#8217;infrasettimanale milanese&#8221;. Oltre alla musica, è stato anche adattato il marchio: da &#8220;centro sociale&#8221; a &#8220;spazio pubblico autogestito&#8221;, il cui beffardo acronimo è S.p.a. In compenso, continuano a chiamarsi &#8220;compagno/compagna&#8221; e stampano, in tiratura limitata, un calendario di cui vanno fierissimi: il 2015 ha in copertina un grappolo d&#8217;uva con il titolo &#8220;No Tav, No Tavernello&#8221; e a ogni mese la segnalazione di qualcuno &#8220;da non dimenticare &#8220;, da Giuseppe Pinelli, anno di disgrazia 1969, a Carlo Giuliani, Genova 2001, e in mezzo Roberto Franceschi, Luca Rossi, Davide Cesare detto Dax, Claudio Varalli, Giannino Zibecchi, tutte reclute spazzate via da una guerra mai dichiarata. Come Fausto e Iaio, l&#8217;apice di dolore di questi primi quarant&#8217;anni e il collante più potente che ancora tiene insieme la ditta, con i suoi credo (&#8220;Qui sono, qui resto&#8221;) e il conseguente, esibito disinteresse per gli avvisi di sfratto che ogni mese la Corte d&#8217;Appello recapita in via Watteau, puntualmente prorogati dai magistrati e disattesi dagli abusivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Giuliano Pisapia ci ha messo del suo per costruire ponti tra il Leoncavallo e il resto della città. Da sindaco, è quasi arrivato a un accordo tra la proprietà dell&#8217;immobile e gli occupanti storicamente morosi, con annessa la rivoluzionaria frase &#8220;pagare l&#8217;affitto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci siamo ancora, domani chissà. Un paio di vite fa, quand&#8217;era avvocato, proprio Pisapia difese settantanove leoncavallini da una grandine di accuse che andavano dal lancio di molotov alla violenza contro agenti e pubblici ufficiali. I fatti risalivano al 16 agosto 1989, quando le &#8220;ruspe rosse&#8221; della giunta Pillitteri, approfittando del periodo di vacanza, demolirono con un blitz buona parte del centro sociale e gli occupanti risposero dal tetto con un armamentario da guerriglia urbana. Il processo si celebrò nel giugno successivo. «Il clima era pessimo», racconta il sindaco avvocato. «Il presidente del Tribunale, Renato Caccamo, passava per uno molto severo. Gli proposi, prima che si pronunciasse, una visita alla sede del Leoncavallo. Fu ispezionato ogni angolo, alla ricerca di prove a sostegno dell&#8217;accusa. Solo che dagli armadietti delle stanze saltarono fuori i quaderni dei compiti di bambini e i diari degli insegnanti che tenevano corsi per gli extracomunitari. La condanna alla fine fu lieve, e con un&#8217;attenuante senza precedenti: &#8220;Avendo gli imputati agito per motivi di alto valore morale e sociale&#8221;. Forse neppure loro se lo ricordano più».</p>
<p style="text-align: justify;">Il 31 ottobre, mentre Milano e l&#8217;Italia intera gonfiavano il petto a Rho-Pero per l&#8217;happy end dell&#8217;Expo, la signora Luciana Castellini, presidente della &#8220;Mamme del Leoncavallo&#8221;, si è fatta a piedi, aiutata da un bastone per via di tre ernie alla spina dorsale, il lungo e buio corridoio che dal portone di via Watteau 7 porta alla sala della Cucina Pop.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è seduta a una tavolata vuota, ha cominciato a ricevere baci da vecchi compagni e compagne ricomparsi da chissà dove per il suo compleanno: «Stasera ne faccio novanta, mi aiuteranno a spegnere le candeline. I ragazzi qui mi vogliono bene. Da quarant&#8217;anni sono la mia vita». Partono in suo onore due minuti di fuochi d&#8217;artificio. Li ha comprati Elisa, stessa età del Leonka, scappata di casa quando aveva sedici anni, unica dipendente assunta in regola nella storia del centro sociale. «Perché lavoro qui? Perché ci ho creduto tanto». Ancora? «Sì». E abbraccia la Luciana come fosse la sua, di mamma. Alle loro spalle, un cartello che resiste da qualche mese: &#8220;Chi non limona a Capodanno, non limona tutto l&#8217;anno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo de La Repubblica di Carlo Verdelli del 8 Novembre 2015</p>
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		<title>In tre anni indagati oltre 200 writer «I genitori sanno dei raid e li tollerano»</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2014 22:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Nazionale Antigraffiti]]></category>
		<category><![CDATA[Fabiola Minoletti]]></category>
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		<category><![CDATA[vandalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La ricerca dell&#8217; Associazione nazionale antigraffiti . «I quartieri più colpiti sono Lambrate e la Barona» «Su pareti e mobili di casa replicano quanto fanno in strada» La stanza del writer è coperta di scritte, tag , slogan, parole. Nella stanza del writer un fiume di vernice e colore sconfina sulle pareti e sui mobili. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>La ricerca dell&#8217; Associazione nazionale antigraffiti . </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>«I quartieri più colpiti sono Lambrate e la Barona»</strong><br />
<a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2014/07/articolo-Fabiola.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7859" alt="articolo Fabiola" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2014/07/articolo-Fabiola.jpg" width="495" height="178" /></a><br />
<strong>«Su pareti e mobili di casa replicano quanto fanno in strada»</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
La stanza del writer è coperta di scritte, tag , slogan, parole. Nella stanza del writer un fiume di vernice e colore sconfina sulle pareti e sui mobili. Quel che fanno in strada, sui muri pubblici, lo replicano in casa, negli spazi privati (loro o della loro famiglia). Non tutti con la stessa proporzione, ma gli ultimi tre anni di inchieste del Nucleo tutela decoro urbano della polizia locale rivelano che il 100 per 100 dei graffitari milanesi indagati ha in casa almeno qualche traccia della propria tag (la firma che lasciano con la bomboletta in città) o della crew di riferimento (il gruppo con il quale si muovono). Non è solo un fatto di costume, ma questa statistica dimostra che i genitori dei writer , in particolare i più giovani, sono a conoscenza dei raid di imbrattamento dei figli e in qualche modo li accettano, li tollerano, li giustificano. O, quanto meno, non riescono a opporsi.</p>
<p>Il rapporto è stato appena elaborato dall&#8217;Associazione nazionale antigraffiti. Partendo da un dato: in poco più di tre anni, i writer indagati a Milano per imbrattamento, danneggiamento e altri reati sono stati 213. Si calcola che in totale siano molti di più, oltre 1.300, riuniti in 340 gruppi. È da questa base, il lavoro del nucleo specializzato della polizia locale, che l&#8217;associazione è partita per tracciare «Il profilo del writer». E l&#8217;analisistatistica ha rivelato una serie di tratti comuni. Quasi la metà dei graffitari milanesi ha tra i 19 e i 25 anni. Se ciò può apparire un dato scontato, bisogna però notare che intorno a questa fascia media si muovono i «grandi vecchi» (il 5 per cento dei denunciati, che ha più di 40 anni) e i giovanissimi discepoli (12 per cento, con età compresa tra 12 e 18 anni).<br />
Più interessante è la formazione: sette su dieci frequentano o hanno frequentato un liceo artistico o un&#8217;accademia. «Significa che molti di questi ragazzi hanno un talento &#8211; riflette Fabiola Minoletti, dell&#8217;associazione antigraffiti &#8211; il problema è quello di indirizzarlo verso forme di espressione legali, o comunque con effetti meno pesanti per le città».</p>
<p style="text-align: justify;">Nuove leve<br />
Il report descrive l&#8217;evoluzione del fenomeno verso forme sempre più vandaliche e aggressive, azioni più pericolose, che sono l&#8217;avanguardia di un aumento generalizzato. Perché il dossier racconta che le nuove tag (quindi i nuovi graffitari) negli ultimi tre anni sono aumentate di circa il 15-20 per cento ogni dodici mesi. E che, sempre in questo periodo, i quartieri più imbrattati sono Lambrate e la Barona. «Uno studio di questo tipo &#8211; continua Fabiola Minoletti &#8211; è importante perché siamo di fronte a un fenomeno complesso, che ha una sua cultura e una sua organizzazione. Non si può quindi avere un approccio superficiale, fermandosi soltanto agli effetti, le scritte sui muri o sui treni. Anche perché gli imbrattamenti sono sempre di più e sempre più invasivi, quindi bisogna cercare di individuare le cause; capire da dove nasca la voglia sempre più diffusa di distruggere e spaccare . Soltanto con questo approccio si potrà elaborare una migliore strategia di prevenzione, per poter almeno arginare il fenomeno».</p>
<p style="text-align: justify;">Integrazione<br />
Se il mondo del writing milanese appare dall&#8217;esterno come ambiente «da uomini» (le ragazze indagate sono meno del 2 per cento), è però allo stesso tempo un territorio di integrazione: un ragazzo su cinque è straniero, o nato in Italia da genitori stranieri. Le reazioni di padri e madri di fronte a un&#8217;indagine della polizia locale, e anche questo è segno di comportamenti omogenei, è però sempre la stessa: «In fondo mio figlio non fa male a nessuno», «è solo una fase passeggera di disagio giovanile. Passerà». Non sempre è così: il 30 per cento dei writer indagati ha già precedenti per gli stessi reati.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Articolo di  Gianni Santucci pubblicato sul Corriere della Sera il 23 luglio 2014</p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>Inchiesta sul writing vandalico</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2013/11/30/inchiesta-sul-writing-vandalico/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Nov 2013 02:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[writing vandalico]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai segni dei lustrascarpe di New York agli estintori con acido cloridrico. Evoluzione verso il vandalismo di un fenomeno fuori controllo. Un esperimento di contrasto dell&#8217;Associazione Nazionale Antigraffiti. Piccola semiotica delle Tags. &#160; É un&#8217;invasione, ce n&#8217;è dappertutto. Su muri, edifici, anche monumenti purtroppo, e portoni, serrande, cabine elettriche e apparecchi per il bancomat, edicole [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span class="testo_sc"><b>Dai segni dei lustrascarpe di New York agli estintori con acido cloridrico.<br />
Evoluzione verso il vandalismo di un fenomeno fuori controllo.<br />
Un esperimento di contrasto dell&#8217;Associazione Nazionale Antigraffiti.<br />
Piccola semiotica delle <i>Tags.</i></b></span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="testo_sc"><b><i><br />
</i><i><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2013/11/logo_z3xmi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5798" alt="logo_z3xmi" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2013/11/logo_z3xmi.jpg" width="480" height="110" /></a><br />
</i></b></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="testo_sc">É un&#8217;invasione, ce n&#8217;è dappertutto. Su muri, edifici, anche monumenti purtroppo, e portoni, serrande, cabine elettriche e apparecchi per il bancomat, edicole e fermate Atm, cartelli e avvisi stradali, mappe della metro e affissioni pubblicitarie, treni e autobus, anche automezzi privati. Se ne vedevano perfino sui muri del convento di clausura di via Ponzio, ma le monache agostiniane da poco li han fatti ripulire. Una presenza costante nel panorama urbano comunque che si diffonde come una sorta di contagio, simile agli sfoghi della varicella sul corpo di un malato, lasciando tracce difficilmente cancellabili. Ma a differenza delle pustole della nota malattia, queste non regrediscono spontaneamente. I segni restano lì, a meno che qualcuno non provveda, a costo di molto lavoro, denaro, impegno e inevitabili danni ambientali dovuti al fatto di dover usare un bel po&#8217; di vernici e diluenti. Parliamo delle scritte, o graffiti, o <i>writing</i> se preferite dato che l&#8217;origine è anglosassone, quelle che “ignoti vandali” si divertono a tracciare ovunque ci sia una superficie disponibile. Se ne è scritto tanto, il fenomeno è stato più o meno analizzato e i suoi casi più conosciuti, come quello del famoso Bansky, </span><br />
inglese, <img style="width: 150px; height: 112px;" alt="" src="http://www.z3xmi.it/get_image.phtml?image=RIMG0010.JPG" width="150" height="112" align="left" border="0" hspace="5" vspace="5" />indubbiamente artista acuto e raffinato, capace di far salire il valore dei palazzi che usa come tele o l&#8217;ira dei sionisti per gli “squarci” pittorici aperti nel muro con cui Israele ha rinchiuso i Territori della West Bank palestinese, hanno fatto il giro del mondo fino a diventare miti.</p>
<p>Ma qui consideriamo i segni, e sono la stragrande maggioranza, che di estetico decorativo o artistico hanno ben poco, quei ghirigori o letteroni a spray o a pennello paragonabili, se fossero suoni, agli strimpelli di un apprendista musico senza gran talento. Ve ne siete mai chiesti il significato? Eppure accompagnano la nostra vita, ogni giorno, ovunque andiamo, ovunque si posi il nostro sguardo. Ma è proprio inevitabile accettare che le nostre città ne siano ricoperte, è un fenomeno naturale o un flagello divino, come l&#8217;invasione delle cavallette in Cina? Iniziamo a parlarne con Andrea Amato e Fabiola Minoletti, l&#8217;uno presidente e l&#8217;altra attivissima attivista dell&#8217;<a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/">Associazione Nazionale Antigraffiti</a>.<br />
<img style="width: 201px; height: 150px;" alt="" src="http://www.z3xmi.it/get_image.phtml?image=RIMG0015.JPG" width="201" height="150" align="left" border="0" hspace="5" vspace="5" />Quelle scritte rivelano un mondo sommerso, ci dice Amato, un fenomeno che si è diffuso come un virus ed è praticamente fuori di controllo. E la signora Minoletti, che già conosciamo per il suo impegno contro l<a href="http://www.z3xmi.it/pagina.phtml?_id_articolo=5077-Prostituzione-in-viale-Abruzzi.html#.UovSRuKwQqQ">a prostituzione in viale Abruzzi</a><img style="width: 150px; height: 200px;" alt="" src="http://www.z3xmi.it/get_image.phtml?image=RIMG0011.JPG" width="150" height="200" align="right" border="0" hspace="5" vspace="5" /> e per il suo metodo da ricercatrice, ci inizia agli arcani delle famose <i>tags, </i><span style="font-style: normal;">ossia le firme dei graffittari. Possono essere di singoli </span><i>writers,</i><span style="font-style: normal;"> ci spiega</span><i>, </i><span style="font-style: normal;">o di</span><i> crews, </i><span style="font-style: normal;">che sarebbe a dire gruppi, ciurme, combriccole. Vandali, imbrattatori, o artisti di strada che siano o credano di essere, di solito gli autori le compongono con</span> tre lettere, a volte accompagnate da numeri, e per capirli bisogna studiarli, ci dice la signora, analizzare il territorio e frequentare i loro social network. Questo ha fatto lei e uno dei risultati è stato decifrarne molti e darci così una una prima chiave di lettura, quantomeno semiotica, che già di per sé risulta rivelatrice. Molte sono mutuate da <i>slangs</i> marginali americani o inglesi, altre indicano semplicemente il luogo di provenienza o appartenenza della<i> crew</i> e altre ancora rimandano all&#8217;arrivo sulla scena di<i> pandillas</i> o <i>maras</i> ossia bande giovanili di origine latinoamericana:<br />
OAS: Old ass shit oppure, in una versione meno sboccata, Over all laws.<br />
BFS: Barona (fucking the streets?).<br />
NSA: No stop action.<br />
ASD: Associazione st&#8230;zi dementi (finalmente un po&#8217; di italianità).<br />
BSC: Bacone (inteso come piazzale e non come antesignano della scienza moderna) special crew.<br />
CTO: Check this out, ossia Cùccatelo, in traduzione libera.<br />
WOK: Modificazione apocopa di Workers.<br />
RW: Rebel writers.<img style="width: 150px; height: 250px;" alt="" src="http://www.z3xmi.it/get_image.phtml?image=RIMG0005.JPG" width="150" height="250" align="left" border="0" hspace="5" vspace="5" /><br />
FIA; Fuck it all (che la dice lunga).<span lang="fr-FR"><br />
TMPS: Tempeste, con la esse del plurale, di cui fanno parte i due writers, </span>SNEG  e ALFA imbrattatori di Pza Grassi, recentemente identificati e denunciati.<br />
PTS: Putas (per non dimenticare le tematiche di genere).<br />
TFRK: Traffic crew.<br />
OCM: O colpisci o muori, dei writers Reso e Resk.<br />
OIC: Oltre i confini, <i>crew</i> di una dozzina di componenti.<br />
PTW: Pimp (che significa magnaccia) the whishes o Play to win (e buona fortuna).<br />
OTV: Otra vuelta, <i>latinos, </i><span style="font-style: normal;">sono quelli che b</span>occano i treni e li dipingono con i passeggeri dentro.<br />
WCA: We can all (altra grossa ed eterogenea <i>crew</i> di <i>latinos</i>, tra i più violenti).<br />
031: dal segno di “ti voglio bene” fatto con con le dita, sempre dai <i>latinos.</i><br />
MW: Metro War &#8211; Acronimo dell&#8217;obbiettivo: questi amano “farsi” i treni della metro.<br />
HLG: Hooligans. (mica tanto originali)<br />
HAG: Hit and Go dei writers CROMO, RAUTO E KOTONE.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ma ce ne sono molte altre, anche di più lettere, WEIS, HUMEN, CROOM, FROS e chi più ne ha più ne metta, di solito tutte svolazzi sprazzi e circonvoluzioni che manco un bimbo dell&#8217;asilo con problemi. Perché è proprio così che fanno: si esercitano sui muri, come se le case altrui fossero block notes, finché non abbiano perfezionato il loro stile e la <i>tag</i><img style="width: 107px; height: 138px;" alt="" src="http://www.z3xmi.it/get_image.phtml?image=Varicella.jpg" width="107" height="138" align="right" hspace="5" vspace="5" /> sia quella giusta, quella che proprio gli va a genio. E allora vai, giù a ripeterla all&#8217;infinito senza riguardi per nessuno. Ha raccolto un bel campionario la signora, ma chi le fa, a chi siamo di fronte? La risposta dei nostri interlocutori è unanime: l&#8217;Associazione Antigraffiti più che di sociologia, si occupa della fenomenologia: studiano e contrastano il fenomeno con gli strumenti a disposizione di un&#8217;associazione di volontariato. Proprio in viale Abruzzi, ad esempio, hanno realizzato il maggior esperimento nazionale di cleaning: dal 2008 le scritte vengono analizzate e i palazzi dal civico 1 al 38 vengono ripuliti, insieme a 73 serrande e 96 manufatti vari, a spese del locale Comitato. Prima era l&#8217;AMSA che forniva le vernici, poi una sentenza del TAR del 2010 ha stabilito l&#8217;obbligo di indire bandi per le opere di ripulitura. Ma bandi a tutt&#8217;oggi non ci risulta ce ne siano stati. Però ci garantiscono che almeno qui le scritte sono radicalmente diminuite: “loro” vedono che i segni vengono cancellati e vanno a farli da un&#8217;altra parte, è statisticamente provato dicono i due attivisti. Sarà, ma pur limitandoci anche noi alla superfice, andando in giro abbiamo notato che chi ha i soldi, come i condomini delle zone ricche, ripulisce e chi non li ha se li tiene e basta, piacciano o no.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non vi è dubbio però, riprende la signora Minoletti, che il fenomeno proprio per mancanza di un contrasto efficace, si <img style="width: 150px; height: 200px;" alt="" src="http://www.z3xmi.it/get_image.phtml?image=RIMG0017.JPG" width="150" height="200" align="left" border="0" hspace="5" vspace="5" />sia esteso ed evoluto verso forme vandaliche ed estreme. Prima in America, come sempre, e poi da noi: i writers si arrampicano sempre più in alto, osano sempre di più e hanno iniziato a usare nuove tecniche molto più invasive: rulli, estintori riempiti di vernice con l&#8217;aggiunta di pericolosissimo acido cloridrico. E lo scretching: vetri e plexiglass vengono danneggiati irreversibilmente con punteruoli e martelletti <img style="width: 220px; height: 165px;" alt="" src="http://www.z3xmi.it/get_image.phtml?image=RIMG0009.JPG" width="220" height="165" align="right" border="0" hspace="5" vspace="5" />(molto apprezzati quelli rubati dai treni, il cielo non voglia che ce ne sia bisogno) come nel caso di Bleaz, il francese che nel giugno 2012 ha danneggiato non so quante vetrine nel quadrilatero della moda (e il Museo del Novecento) facendo danni per diverse decine di migliaia di euro (la sua crew si chiama FAC: <i>fuck all cops</i>). O delle vetrate all&#8217;OVS di via Torino con danni per 50.000. Ora c&#8217;è anche il catrame spray, che lascia segni in rilievo difficili da ripulire o anche solo coprire con vernice. Costano 4,70 a bomboletta e sono in libera vendita. Così sono stati colpiti dei bar in piazzale Bacone, come a Marsiglia e in varie città della Germania.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Una strana guerra insomma, ma chi la combatte? Chi sono i <i>writers</i>, torniamo a chiedere. <span lang="en-GB">Andrea Amato sorride, </span>non c’è uno stereotipo, ci dice. Molti frequentano istituti artistici ma l&#8217;età si è abbassata fino a 12 anni e di solito continuano fin oltre ai 35. E ci fa un po&#8217; di storia: una delle origini sono stati i lustrascarpe di New York, che segnavano le loro zone, poi il mitico soldato americano della seconda guerra mondiale che ovunque passasse scriveva <i>Kilroy was here</i>, poi le bande latine di Los Angeles nei favolosi sixties. Da noi invece negli anni &#8217;80 venne RAP, sembra un americano, per vedere il GP di Monza. E già che c&#8217;era scrisse che c&#8217;era stato, facendo da levatrice e musa alla TBC (altra malattiva virale), crew capostipite, attiva in tuitto il norditalia e cultrice del vandalismo, i cui membri ora sono tra i più attempati. Disagio sociale? Forse. Ma più ancora modo di affermare sé stessi o il proprio gruppo contro gli altri e contro tutto il resto. E allora che si fa?</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/8okPQU76yp0" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo apparso sulla testata on line www.x3xmi.it <span class="testo_sc">di <i>Adalberto Belfiore, con un video di Micol Barba</i> il </span><span class="testo_sc">19/11/2013</span></p>
<p>http://www.z3xmi.it/pagina.phtml?_id_articolo=5359-Inchiesta-sul-writing-vandalico.html#.UplN7o3oKNM</p>
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		<title>LA CAROTA DEL COMUNE  E IL BASTONE DEI WRITER</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 13:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Amato]]></category>
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		<category><![CDATA[vandalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[A corredo della presentazione del Clean-up sui Navigli della prossima domenica, l&#8217;Associazione Nazionale Antigraffiti desidera ribadire alcuni concetti, derivanti dall&#8217;esperienza internazionale e da quella diretta. Tale esigenza vuole fugare dubbi che ancora perdurano in merito alla necessità di combattere in modo sistematico e coerente il fenomeno del graffitismo vandalico. 1) Combattere il graffitismo vandalico è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial;">A corredo della presentazione del Clean-up sui Navigli della prossima domenica, l&#8217;Associazione Nazionale Antigraffiti desidera ribadire alcuni concetti, derivanti dall&#8217;esperienza internazionale e da quella diretta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2013/09/120104927-b16ddd32-9663-4d6f-ada4-753105ddcfa6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4928" alt="120104927-b16ddd32-9663-4d6f-ada4-753105ddcfa6" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2013/09/120104927-b16ddd32-9663-4d6f-ada4-753105ddcfa6.jpg" width="630" height="383" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial;">Tale esigenza vuole fugare dubbi che ancora perdurano in merito alla necessità di combattere in modo sistematico e coerente il fenomeno del graffitismo vandalico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial;">1) Combattere il graffitismo vandalico è un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">impegno doveroso per un&#8217;Amministrazione e un diritto assoluto della società civile</b>. Rinunciare a questa lotta di civiltà significa tradire valori come il senso di comunità, il rispetto delle regole di civile convivenza, il diritto al decoro, la dignità dei luoghi comuni, il rispetto della proprietà altrui, il valore del patrimonio storico-architettonico. Rinunciare alla lotta al vandalismo significa essere conniventi con chi pensa di poter imporre agli altri una visione nichilista della vita. Questi valori sono e dovrebbero essere valori fondanti di un Paese democratico e progredito. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"> <span style="font-family: Arial;">2) Le azioni di contrasto al graffitismo vandalico hanno ovviamente un costo, ma tale costo è molto inferiore al costo dell&#8217;inazione, associato al progressivo ampliarsi del danno economico alla proprietà pubblica e privata, alla perdita di attrattività turistica e, non ultimo, al degradarsi della qualità della vita dei cittadini. Se la prima delle voci di costo citate è quantificabile in molti milioni di Euro su scala nazionale, e già sembrerebbe argomentazione sufficiente, è arduo quantificare i danni dovuti ai mancati introiti dell&#8217;industria del turismo, e impossibile quantificare i danni morali e i danni associati al disagio psicologico dei cittadini civili. Qualsiasi stima sarebbe grandemente per difetto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial;">3) Le azioni di contrasto al graffitismo vandalico, se elaborate e dispiegate in modo coerente e soprattutto scevro da coloriture politiche, sono in grado di unire la cittadinanza di fronte ad una grande battaglia comune di civiltà. Chi percepisce effetti di divisione in una politica di contrasto al degrado dovrebbe seriamente considerare la propria attitudine a rappresentare i cittadini. Non può esistere divisione per chi veramente si riconosca nei valori già illustrati in precedenza. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial;">4) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">L&#8217;efficacia delle azioni di contrasto al graffitismo vandalico</b> è strettamente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dipendente dalla coerenza nei messaggi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">nelle azioni e dalla costanza e tempestività negli interventi di ripulitura</b>, secondo il concetto dell&#8217; &#8220;adozione&#8221; e non dell&#8217;intervento &#8220;una tantum&#8221;, cui purtroppo abbiamo assistito in passato (questo sì causa di utilizzo non ottimale e possibilmente inefficace delle risorse). Ad esempio, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">è assolutamente privo di fondamento il pensiero che concedere spazi al writing artistico sia fattore dissausivo per il graffitismo vandalico</b>. Dare spazio all&#8217;arte è sempre encomiabile, se ciò avviene nel rispetto dei canoni estetici cui un ambiente urbano è già soggetto per legge (ad esempio, non è possibile dipingere la facciata di uno stabile privato in tinte che non abbiano ricevuto le dovute autorizzazioni dall&#8217;autorità pubblica). Tuttavia, dare spazio al writing artistico non ha alcuna attinenza e non ottiene alcun risultato nel contrasto al vandalismo. Chi ancora non ha compreso questa verità basilare è invitato a prendere coscienza della dinamiche socio-comportamentali dei vandali della bomboletta. Questi personaggi non sono alla ricerca di spazi legali in cui esprimersi. Prima di tutto, non anelano all&#8217;espressone artistica. In secondo luogo, ed è questo il cuore della questione, imbrattano proprio per esprimere contrasto alle istituzioni, per infrangere la regola. Questi personaggi non sono in alcun modo attratti dalle aperture delle Autorità a concessioni di &#8220;spazi in cui esprimersi&#8221;. Se vi fosse uno spazio legale, i vandali lo eviterebbero, perchè non rappresenterebbe quella valenza di sfida e di sfregio che è la loro vera motivazione. Pertanto, come dimostra ampiamente l&#8217;esperienza internazionale ma anche nostrana, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">concedere spazi ai &#8220;writer buoni&#8221; serve solo creare un alibi al necessario rigore del contrasto al vandalismo</b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alibi, però, che sarà sempre e solo letto dai vandali come condiscendenza.   </b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-family: Arial;">5) Occorre ribadire una volta in più che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">le azioni di contrasto al graffitismo vandalico non hanno, non possono e non devono avere caratterizzazioni politiche</b>,<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> non sono né di destra né di sinistra, sono solo un atto basilare ed irrinunciabile di civiltà. </b>E&#8217; di destra o di sinistra smaltire i rifiuti o spazzare la strade? Chi non riesce ad abbracciare questa visione dimostra non solo di non avere compreso il problema, ma anche di non avere nessuna intenzione di risolverlo. Di questo gli elettori, ormai avveduti, saranno giudici.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-family: Arial;">Andrea Amato</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-family: Arial;">Presidente Associazione Nazionale Antigraffiti</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Conferenza Stampa Cleaning Naviglio Pavese_23.9.2013</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 13:02:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<title>Ministero in campo contro i writers &#8220;Così siamo impresentabili per il 2015&#8243;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 14:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ilaria Borletti Buitoni]]></category>
		<category><![CDATA[Ministero dei Beni Culturali]]></category>
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		<description><![CDATA[Il caso Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni culturali: &#8220;Problema da risolvere al più presto&#8221; Tavolo per rivedere la legge sull&#8217;imbrattamento. Si cerca uno sponsor per comprare le costose macchine sabbiatrici per la pulitura Dopo il sindaco Giuliano Pisapia, anche il ministero dei Beni culturali scende in campo contro il &#8220;writing vandalico&#8221;, valea dire l&#8217;imbrattamento di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: left;"><strong>Il caso Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni culturali: &#8220;Problema da risolvere al più presto&#8221;</strong></h2>
<p style="text-align: left;"><strong>Tavolo per rivedere la legge sull&#8217;imbrattamento. </strong><strong>Si cerca uno sponsor per comprare le costose macchine </strong><strong>sabbiatrici per la pulitura</strong></p>
<h3></h3>
<h3></h3>
<p style="text-align: justify;">Dopo il sindaco Giuliano Pisapia, anche il ministero dei Beni culturali scende in campo contro il &#8220;writing vandalico&#8221;, valea dire l&#8217;imbrattamento di muri e monumenti con vernice spray. Per il 29 settembre le associazioni che si battono per il decoro della città hanno organizzato un &#8221; clean up day&#8221; sul Naviglio Pavese: dalle 9 alle 13, armati di vernice e macchine per la sabbiatura, i volontari copriranno e cancelleranno le scritte dalle pareti dell&#8217;Alzaia Naviglio Pavese, fra i numeri civici 2 e 22. Con gli attivisti &#8220;antigraffiti&#8221; ci saranno anche rappresentanti del ministero. «Quando abbiamo saputo che Pisapia ha denunciato in procura l&#8217;imbrattamento di largo Paolo Grassi, abbiamo sentito il bisogno di intervenire &#8211; dice Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni culturali nel governo Letta &#8211; il problema dei graffiti è da risolvere al più presto, la città coperta di scritteè impresentabile, tanto più in vista di Expo». Il sottosegretario nei giorni scorsi ha dato mandato al suo staff di avviare una collaborazione con gli attivisti che si battono per rimuovere le scritte dai muri e prevenirne la ricomparsa. E annuncia le propria presenza all&#8217;iniziativa sul Naviglio Pavese del 29 settembre, a cui è invitato anche Pisapia. Dai primi contatti fra volontari e tecnici del ministero sono nate diverse iniziative. «Avvieremo un tavolo per rivedere la legge sull&#8217;imbrattamento, prevedendo in forma esplicita i lavori socialmente utili per i vandali &#8211; dice Andrea Amato, presidente dell&#8217;associazione nazionale Antigraffiti &#8211; sarebbe utile istituire un fondo unico nazionale, costituito dai proventi del &#8220;lavoro coatto&#8221; dei graffitari, per l&#8217;acquisto delle attrezzature necessarie alla pulizia dei muri». Intanto il ministero annuncia il patrocinio alle iniziative antigraffiti, ed è alla ricerca di sponsor per l&#8217;acquisto delle costose macchine sabbiatrici per la pulizia ma non solo. «Cercherò personalmente degli sponsor anche per avviare campagne di educazione civica, di modo da debellare il fenomeno degli imbrattamenti vandalici in modo stabile», dice Borletti Buitoni. Il 29 settembre sul Naviglio Pavese si conta ci saranno almeno 40 volontari. Le sigle organizzatrici sono l&#8217;associazione nazionale Antigraffiti, l&#8217;associazione Muri puliti, il comitato Abruzzi- Piccinni e il comitato dei Navigli. A dare una mano ci sarà anche il console della Corea del Sud, Han Jae Young che, avendo apprezzato la presa di posizione di Pisapia contro il writing vandalico, ha dato la propria disponibilità a spendersi nella pulizia dei muri. «Questa adesione, spontanea e inattesa, fa particolarmente piacere e ci onora», dice Fabiola Minoletti, portavoce della associazione nazionale Antigraffiti.</p>
<p>Articolo del 31/08/2013 apparso su La Repubblica &#8211; Milano Pag. 2 &#8211; di Franco Vanni</p>
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		<title>Strategie anti graffiti</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2013/08/23/strategie-anti-graffiti/</link>
		<comments>http://www.associazioneantigraffiti.it/2013/08/23/strategie-anti-graffiti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2013 02:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ATTACCO A VENTIMILA PALAZZI Dei 50 mila palazzi di Milano, 20 mila sono imbrattati da graffiti (fonte Assoedilizia) e non parliamo di murales , ma di scarabocchi, non di street art , ma di vandalismo. Al primo maggio 2015, giorno di inaugurazione di Expo, mancano 617 giorni. Per cancellare tutte le scritte entro quella data [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>ATTACCO A VENTIMILA PALAZZI</strong><span id="evid"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">Dei 50 mila palazzi di Milano, 20 mila sono imbrattati da graffiti</span> (fonte Assoedilizia) e non parliamo di murales , ma di scarabocchi, non di street art , ma di vandalismo. Al primo maggio 2015, giorno di inaugurazione di Expo, mancano 617 giorni. Per cancellare tutte le scritte entro quella data e offrire ai visitatori stranieri un&#8217;immagine decorosa della città bisognerebbe ripulire 32 palazzi al giorno. Tutti i giorni, compresi sabato e domenica, Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto e ogni altra festa comandata. Tutti i giorni al lavoro con detergenti e cannoni ad acqua per lavare dai muri il segno di chi vorrebbe tramandare ai posteri la firma della propria stupidità. Sarebbe un&#8217;impresa impegnativa e costosa; difficile, ma possibile. Però inutile. Perché il cretino, a differenza del bandito, non si riposa mai e tornerebbe a sporcare di notte ciò che è stato pulito di giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">Nulla sembra funzionare contro queste cavallette </span>della vernice spray che attraversano la città imbrattando ogni cosa. Nel 1982 due criminologi americani, James Q. Wilson e George Kelling, elaborarono la «Broken windows theory», la teoria delle finestre rotte, secondo la quale se le persone si abituano a vedere una finestra rotta, si abitueranno a vederne rompere altre e a vivere in un ambiente devastato da teppisti e vandali senza reagire. Riparando subito la finestra, invece, le persone impareranno a considerare «normale» la legalità partendo appunto dalle piccole cose. Vari esperimenti dimostrarono che la teoria era efficace: se c&#8217;è un cumulo di rifiuti, presto ne porteranno altri, mentre su un marciapiede pulito è più difficile che qualcuno, per primo, scarichi dell&#8217;immondizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">Purtroppo con i graffiti quella teoria non funziona. </span>Un muro appena ripulito scatena l&#8217;ossessione compulsiva di chi non può fare a meno di marcare il territorio con la bomboletta di vernice; lo fanno anche gli animali, ma in un altro modo. Arrivare per primi a «firmare» una parete intonsa è titolo di merito fra questi specialisti dello scarabocchio e quindi si scatena la corsa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">Si dirà che non bisogna prendersela perché tutte le grandi città del mondo sono imbrattate, chi più, chi meno, dai graffiti.</span> Ecco, il problema è che Milano è fra i «chi più». Siamo addirittura diventati una meta internazionale per il turismo vandalico perché è passata la voce che qui non si rischia nulla. Qualcosa però sta cambiando: i vigili hanno intensificato i controlli e hanno avviato indagini più sofisticate con l&#8217;analisi delle immagini e la creazione di una «banca dati» dei graffiti. Ma i vigili da soli non bastano. Il danno economico e di immagine provocato da questi vandalismi meriterebbe sanzioni adeguate. In primo luogo un risarcimento economico (a carico delle famiglie nel caso di minorenni): se hanno i soldi per comperare la vernice spray, li trovino anche per pagare le riparazioni. E poi un po&#8217; di lavoro socialmente utile, meglio se faticoso, meglio ancora se finalizzato alla pulizia dei muri imbrattati. Perché forse la stupidità non si può guarire, ma una terapia energica può sicuramente aiutare a contenere i sintomi.</p>
<p>Articolo apparso sul Corriere della Sera del 22 agosto 2013 a firma di Claudio Schirinzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lettera di risposta all&#8217;editoriale del Corriere della Sera:</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Egregio Claudio Schirinzi,</span></em><br />
<em><span style="color: #0000ff;">la ringrazio per l&#8217;editoriale apparso oggi sul Corriere della Sera.  Sono diversi anni che l&#8217;Associazione Nazionale Antigraffiti, di cui ho l&#8217;onore di essere presidente, è impegnata su questo fronte. Da quando è nata, l&#8217;associazione ha visto l&#8217;alternarsi di due amministrazioni con colori diversi ma con gli stessi proclami: cancellare le scritte dai muri di Milano. Con la giunta di Centrodestra l&#8217;impegno è stato di milioni di euro, ma senza una vera strategia: quindi risorse economiche sprecate. Con la giunta di  Centrosinistra la promessa dell&#8217;Assessore competente è ripulire pochi mesi prima dell&#8217;Expo, con i fondi dei privati: pessima strategia basata sempre sull&#8217;emergenza, molto &#8220;italian style&#8221;.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Gli argomenti trattati da lei nell&#8217;articolo noi li sosteniamo da tempo: l&#8217;aspetto sociale, con la teoria delle finestre rotte, e l&#8217;aspetto del risarcimento, con i lavori socialmente utili. Un aspetto da lei menzionato, luogo comune molto diffuso ma da smentire, è il falso mito che pulire non serva, convinzione che l&#8217;associazione sostiene da tempo e suffragata da un esperimento pilota denominato Milano Quartiere Pulito. Insieme ai report condotti sul territorio adottato, viale Abruzzi in particolare, si è dimostrato in modo scientifico, e con buone prospettive di successo se riportate su scala cittadina, che più si pulisce e più i vandali demordono dal rifarlo. </span></em><br />
<em><span style="color: #0000ff;">Diversamente, lasciare una sola scritta su un muro pulito richiama altri vandali a farne delle altre. </span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">I cleaning day che organizziamo periodicamente hanno dimostrato che non ci vogliono enormi risorse per ripulire e che, spesso, in diversi casi i cittadini possono gestire la ripulitura del proprio palazzo anche da soli, con poche decine di euro e in pochi minuti. </span></em><br />
<em><span style="color: #0000ff;">Per fare un esempio concreto: la zona intorno a largo Paolo Grassi è stata ripulita il 26 maggio con i soldi dell&#8217;Associazione e grazie all&#8217;intervento di settanta volontari, tra cui il sindaco e il direttore del Piccolo Teatro. La spesa per i materiali: circa quattrocento euro. Il tempo per ripulire: meno di tre ore. La proprietà dell&#8217;immobile ripulito: il Comune di Milano!</span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Quello che serve ai milanesi è un cambio di mentalità per appropriarsi dei propri spazi in modo attivo, perché la città non è la terra di nessuno e tanto meno non è la terra dei vandali. </span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Alla fine del prossimo mese faremo una grande impresa: ripuliremo un tratto del Naviglio Pavese completamente devastato da centinaia di scritte. Sarà un cleaning molto difficile sia per l&#8217;intervento di ripulitura che per il mantenimento del decoro nei mesi successivi. Il Comitato Navigli che ci ha contattato ha chiesto un nostro supporto, perché per i progetti  dell&#8217;Expo c&#8217;è solo la Darsena da ripulire. Noi pensiamo che sia un&#8217;assurdità pensare di ripulire una sola parte di territorio per lasciare sporco tutto il resto. Seguiranno altri due cleaning vicino alla Stazione Centrale e in via Fabio Filzi con associazioni di cittadini. La città si sta svegliando. Milano può tornare pulita se a crederlo siamo tutti quanti. </span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Grazie anche al suo articolo questo sogno potrebbe non essere un&#8217;utopia.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Distinti saluti.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Andrea Amato</span></em><br />
<em><span style="color: #0000ff;">Presidente Associazione Nazionale Antigraffiti</span></em></p>
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		<title>Decoro e arte per ripulire Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 11:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Street Art]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Amato]]></category>

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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">Ho trovato interessante l’articolo del Corriere della Sera, firmato da Armando Stella, sull’iniziativa delle saracinesche decorate da artisti della street art, nell’ operazione soprannominata &#8220;cler&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">Chi si ribella al degrado della città, ripristinando il colore dei supporti rovinati da scritte incomprensibili, vede nell’ “arte di strada” un modo alternativo per difendere il territorio. Soprattutto nelle periferie, sempre più degradate, interventi di veri “artisti della bomboletta” possono lasciare un segno di recupero territoriale con espressività tipica dei nostri tempi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">Milano ha bisogno di entrambi gli interventi: decoro e arte. Due parole che possono stare vicine perché non sono in conflitto e perché vanno nella stessa direzione: il bene della città.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">Mi chiedo allora perché si debba creare una contrapposizione tra l’atto vandalico e l’opera d’arte quando si parla di graffiti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">Probabilmente è una questione di uso improprio delle parole: la parola writer identifica un vandalo? O genericamente, chiunque faccia uso di una bomboletta su un supporto murario, per scrivere o disegnare, è un artista? Prescindendo dalla semantica, ridurrei il dibattito che divide da anni il pubblico più ampio a una sola parola: <i style="mso-bidi-font-style: normal;">permesso</i>. Questa parola è la stessa che condividiamo noi dell’<i style="mso-bidi-font-style: normal;">Associazione Antigraffiti </i>con l’associazione <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Art Kitchen</i>. E significa stesso iter burocratico per chiedere il consenso dei proprietari, stessa autorizzazione da parte del proprietario del bene: noi ripuliamo con il rullo, loro disegnano con lo spray. Due tecniche diverse applicate sullo stesso supporto per raggiungere lo stesso fine: rendere più bella Milano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">L’altro giorno gli artisti hanno dato valore aggiunto alle saracinesche del Giambellino, rappresentando vari soggetti con espressività differenti. Lo scorso ottobre, nella stessa zona periferica di Milano, i cittadini volontari toglievano centinaia di scritte sui muri dell’Aler e sulle saracinesche dei negozi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">In entrambi le situazioni il Comune patrocinava le iniziative. Nel secondo il Sindaco Pisapia venne addirittura a sostenere l’intervento di ripulitura. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">Le due realtà non sono le due facce della stessa medaglia. Non sono il bene e il male. Entrambi gli interventi combattono il degrado partendo dalla stessa base: l’autorizzazione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">L’<i style="mso-bidi-font-style: normal;">Associazione Antigraffiti </i>ha però sempre affermato che non esiste alcuna connessione con chi imbratta e chi fa arte: solo pochissimi, fra quelli che utilizzano le bombolette, possono essere definiti artisti. Se ne desume che gli spazi dati agli street artist, come da esperienze fatte all’estero, non ridurranno le scritte sui monumenti, non diminuiranno le secchiate di colore sui treni &#8211; frutto d&#8217;incursioni notturne nei depositi &#8211; e non miglioreranno l’aspetto della città. Tutti questi sono e rimangono atti illegali. Riconoscerli per quello che sono significa distinguere con chiarezza che non esiste alcuna contrapposizione tra i cittadini che difendono il decoro <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>e gli “atelier d’arte”, ma soltanto fra questi e i vandali. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: Arial;">In questo caso, la precauzione da seguire è una sola: verificare che gli atelier d’arte non si promuovano, a spese dei cittadini, con azioni di valorizzazione di giorno, mentre, di notte, si lascino andare ad azioni di prepotente “egocentrismo artistico”.</span></p>
<h3 class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Andrea Amato                                                                                                                                                                                   Presidente Associazione Nazionale Antigraffiti</h3>
<h3 class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La casa natale di Mosè Bianchi torna pulita.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 10:44:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fight the writers]]></category>
		<category><![CDATA[Monza]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2013/06/img498-001.jpg"><img class="size-full wp-image-4055 alignleft" alt="img498-001" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2013/06/img498-001.jpg" width="675" height="907" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Tg La7: video di writer spagnoli e preoccupante sentenza della Cassazione</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2013/06/03/tg-la7-video-di-writer-spagnoli-e-preoccupante-sentenza-della-cassazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 23:31:34 +0000</pubDate>
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