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	<title>Associazione Antigraffiti &#187; Street Art</title>
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	<description>Associazione Nazionale per il Decoro Urbano</description>
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		<title>Murales censurato: «È offensivo»</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2017 15:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;incredibile storia del graffito censurato. Quella Madonna con la bomba atomica tra le braccia non piaceva al sindaco Floriano Zambon, né all&#8217;assessore ai servizi sociali Enzo Perin, né a qualche cittadino che si era lamentato. Così circa un anno fa Zambon, in una riunione di giunta, ha chiesto a Gianbruno Panizzutti, assessore alle politiche educative [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;incredibile storia del graffito censurato. Quella Madonna con la bomba atomica tra le braccia non piaceva al sindaco Floriano Zambon, né all&#8217;assessore ai servizi sociali Enzo Perin, né a qualche cittadino che si era lamentato. Così circa un anno fa Zambon, in una riunione di giunta, ha chiesto a Gianbruno Panizzutti, assessore alle politiche educative e giovanili, di chiamare le Ferrovie dello Stato per convincere il writer e artista coneglianese Webster, autore dell&#8217;opera, a cancellarla. «Mi è stato chiesto di contattare l&#8217;ente che ha dato in concessione a Webster la massicciata a lato del sottopasso di via Matteotti &#8211; racconta Panizzutti -, ma ho pensato che fosse meglio cercare una soluzione bonaria con l&#8217;artista, anche in qualità di referente del Comune per il gruppo dei writer di Cantiere Misto. Così circa dieci mesi fa sono passato da quelle parti mentre lavorava e gli ho fatto presente che c&#8217;erano state diverse lamentele e che il sindaco gli chiedeva di sostituire quel graffito con un altro. Tre mesi fa, non vedendo nulla, l&#8217;ho di nuovo sollecitato e gli ho detto che se non fosse intervenuto entro maggio avrei contattato le Ferrovie». Ma il motivo delle lamentele qual è? «Credo non sia stata la bomba atomica a urtare la sensibilità di alcuni coneglianesi, ma la rappresentazione della Madonna. Siamo abituati a una figura femminile soave, non a una caricatura. Non c&#8217;entrano le interpretazioni, ognuno ha la sua; per esempio io ho pensato che finché la custodisce tra le braccia non sarà mai usata». Lei abita vicino al luogo del delitto. «Passo di là spesso, a dire la verità no, però quella Madonna &#8211; spiega &#8211; l&#8217;avrei resa più dolce». Webster, dal canto suo, lunedì ha ricoperto gran parte del graffito con campiture bianche e, comprensibilmente, non ha molta voglia di parlare di questa faccenda. «Sono molto legato a quel luogo che ho ricevuto in concessione nel 2003. Quasi ogni giorno e i fine settimana sono lì per dipingere», racconta lo street artist della città del Cima. «Quando mi hanno detto che un paio di persone si erano lamentate, ho pensato alle centinaia di cittadini a cui questo murales piaceva moltissimo, che si fermavano per un selfie &#8211; racconta -, per scattare una foto, per dirmi Mi raccomando non cancellarla. Era il lavoro più gettonato. Molti i religiosi, suore e preti che sul significato dell&#8217;opera non hanno mai avuto dubbi: Finché la tiene la Madonna non c&#8217;è pericolo. Sono credente e questo è quello che volevo esprimere».</p>
<p style="text-align: center;">Mario Anton Orefice</p>
<p style="text-align: center;">Il Gazzettino, 2 Febbraio 2017</p>
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		<title>Fidenza Street Art Contest &#124; Premia il graffito migliore!</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2016 09:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Street Art]]></category>
		<category><![CDATA[Borgofood]]></category>
		<category><![CDATA[Fidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante la serata del 3 settembre 2016, in occasione della notte bianca che interesserà la città di Fidenza, un gruppo di writers cercherà di riportare su tela lo spirito di #BorgoFood, la Gran Fiera di Borgo San Donnino. &#160; Descrizione del contest Fidenza Street Art Contest è il contest per writers della Città di Fidenza. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Durante la serata del 3 settembre 2016, in occasione della notte bianca che interesserà la città di Fidenza, un gruppo di writers cercherà di riportare su tela lo spirito di #BorgoFood, la Gran Fiera di Borgo San Donnino.</strong></h2>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Descrizione del contest</h2>
<p><strong>Fidenza Street Art Contest</strong> è il contest per writers della Città di Fidenza. In occasione della <a href="http://www.fidenzaalcentro.it/notte-bianca-del-3-settembre-a-fidenza/">notte bianca che si svolgerà il 3 settembre 2016</a>, un gruppo di writers si sfiderà a colpi di spray per le vie del centro. Vincerà chi tra loro saprà rappresentare al meglio lo spirito legato al concetto di food che troverà la sua massima espressione nell’evento #<i>Borgofood</i> all’interno della Gran Fiera di San Donnino!</p>
<p><strong>Chi giudicherà le opere? Sarete voi a votare le opere migliori</strong>, esprimendo le vostre preferenze con un “Mi piace” direttamente sulla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/Fidenza.al.Centro" target="_blank">Fidenza al Centro</a>! Avrete anche il privilegio di poter osservare gli artisti in azione durante la notte bianca del 3 settembre. Le opere migliori verranno esposte in spazi della città che necessitano di riqualificazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Tema del contest</h2>
<p>La notte bianca del 3 settembre chiuderà simbolicamente l’estate fidentina e guiderà idealmente tutta la città verso la Gran Fiera di San Donnino, che si svolgerà dall’1 al 9 ottobre 2016. Il tema del contest è proprio <i>#BorgoFood, la vera Emilia è qui</i>: l’artista dovrà infatti riportare su un pannello l’universo di tradizioni enogastronomiche, agricole e culturali del territorio di Fidenza, che trovano il loro culmine qualitativo proprio nella manifestazione che a ottobre coinvolgerà tutto il centro storico cittadino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Location</h2>
<p>Gli artisti si esibiranno in Via Gramsci. Per realizzare le loro opere avranno a disposizione dei pannelli in forex di 3×2 metri, bombolette spray e 6 ore di tempo. La sfida inizierà infatti alle ore 17 e terminerà alle ore 23 del 3 settembre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Artisti</h2>
<p>Ecco gli artisti che parteciperanno allo Street Art contest di sabato 3 settembre, in occasione della notte bianca di Fidenza: Bedo, Cesca, Cheone, Clone, <a href="https://www.facebook.com/GabrieleGaabFaoro/" target="_blank" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=469726273096055">Gaab</a>, <a href="https://www.facebook.com/gattoneroart/" target="_blank" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=258392997513748">GattoNero Art</a>, Gep, Kino, <a href="https://www.facebook.com/NaisToMeetYou/" target="_blank" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=398226910221605">Nais To Meet You</a>, <a href="https://www.facebook.com/davideratzo/" target="_blank" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=380158612143407">Ratzo</a>,<a href="https://www.facebook.com/Sirskape/" target="_blank" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=132175443644356">SirSkape</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Regolamento: come votare le opere migliori</h2>
<p>Allo scadere del tempo messo a disposizione dei writers per creare le loro opere verrà scattata una foto ad ogni pannello. Le foto verranno successivamente pubblicate in un album sulla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/Fidenza.al.Centro" target="_blank">Fidenza al Centro</a>, corredate da titolo e nome dell’artista.</p>
<p><strong>A partire dal 5 settembre e fino al 5 ottobre 2016 alle ore 17:30</strong>, tutti gli utenti avranno la possibilità di votare l’opera che ritengono più rappresentativa dello spirito di <i>#Borgofood </i>semplicemente esprimendo la propria preferenza con un “Mi piace” sulla foto preferita.</p>
<p>Allo scadere del tempo messo a disposizione per la votazione, <strong>risulterà vincitrice l’opera con il maggior numero di “Mi piace”</strong>. Tutti i voti che perverranno dopo la chiusura delle votazioni non saranno considerati validi.</p>
<p>La classifica dei partecipanti con relativo numero di voti verrà pubblicata sul sito <a href="http://www.fidenzaalcentro.it/">www.fidenzaalcentro.it</a> a partire dalle ore 10:00 del 7 ottobre 2016; la proclamazione dei vincitori avverrà durante la Fiera di San Donnino il 9 ottobre presso il cortile del Municipio in Piazza Garibaldi.</p>
<p>Tutte le opere in concorso verranno esposte durante la Fiera di Borgo San Donnino 2016. Inoltre, tutti i writers avranno la possibilità di esporre le loro opere in aree del centro storico della città di Fidenza che necessitano di riqualificazione, come le vetrine dei negozi sfitti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il vincitore del contest sarà l’autore delle grafiche di #BorgoFood 2017!</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;"></h2>
<h2 style="text-align: justify;"> Si ringraziano per la collaborazione nell’organizzazione del contest <a href="https://www.facebook.com/mcluccultureofficialpage/" target="_blank" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=119483897826">McLuc Culture</a> (<a href="http://www.mclucculture.it/" target="_blank" rel="nofollow">www.mclucculture.it</a>) e GattoNero Art (<a href="http://www.gattoneroart.it/" target="_blank" rel="nofollow">www.gattoneroart.it</a>).</h2>
</div>
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		<title>Al via la seconda edizione di Anime di Strada</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2016 12:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Street Art]]></category>
		<category><![CDATA[anime di strada]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto che nasce a Civitanova marche nel 2015 con l’obiettivo di riqualificare i contesti urbani trascurati e rassegnati al degrado estetico, attraverso interventi di street art. Dal 30 Agosto al 17 Settembre, ritorna per la seconda edizione il progetto “Anime di Strada – L’arte ufficiale delle rivoluzione”. Un progetto che nasce nel 2015 a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;">Il progetto che nasce a Civitanova marche nel 2015 con l’obiettivo di riqualificare i contesti urbani trascurati e rassegnati al degrado estetico, attraverso interventi di street art.</h1>
<p style="text-align: justify;">Dal 30 Agosto al 17 Settembre, ritorna per la seconda edizione il progetto “Anime di Strada – L’arte ufficiale delle rivoluzione”. Un progetto che nasce nel 2015 a Civitanova Marche con l’obiettivo di riqualificare contesti urbani trascurai e rassegnati al degrado estetico, attraverso interventi di street art, in quanto veicolo culturale e di riscatto sociale, in grado di generare valore per il territorio. Artisti di fama internazionale, porteranno a Civitanova Marche, un’ondata di colori per ridisegnare i quartieri periferici della città, rendendoli una galleria d’arte a cielo aperto, capace di veicolare messaggi e valori comunitari. “Anime di strada” vuole essere un progetto di riqualificazione e riappropriazione urbana, anche grazie al contributo degli sponsor e al Patrocinio del Comune di Civitanova Marche. Un progetto ideato da Stefano Ferretti, presidente dell’omonima Associazione Culturale ed Artistica, in collaborazione con Cartacanta. Una rivoluzione che si fa con i colori. Una rivoluzione che si fa insieme ai civitanovesi e non, attraverso il loro supporto in tutte le fase del progetto: dalla messa a disposizione dei muri dei palazzi in cui vivono, alla partecipazione ad incontri, workshop ed appuntamenti musicali, previsti in occasione del Main Event del 16 e 17 Settembre 2016.</p>
<p style="text-align: center;"><strong> LE LOCATION </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Case popolari del quartiere San Marone Il complesso di Via Principe Napoleone (quartiere San Marone) è il primo agglomerato di case popolari realizzato a Civitanova marche. Il complesso è stato la risposta all’urgente necessità di alloggi popolari del primo Dopoguerra, costruiti in zone abbastanza distanti – per quel tempodal centro della città. Alla fine degli anni Quaranta, numerosi appartamenti sono stati occupati a causa dei ritardi e delle lungaggini di assegnazione; altri invece subaffittavano le stanze ad altre famiglie. Forse si è trattato del primo esempio di convivenza tra diverse classi sociali: operai, sottoproletari, disoccupati, immigrati, artigiani. Tale complesso, per questo, venne riconosciuto come il vero centro di San Marone. L’orgoglio di abitare alle case popolari, la capacità di convivere laicamente, il livello politico e culturale, la fierezza: erano le caratteristiche di questo pezzo di città. Tuttavia la crisi, economica e politica, ha portato gli ultimi vent’anni, ad un abbassamento della qualità di vita. Gli stessi immobili – tra cui quelli convolti nel progetto – mostrano appartamenti fatiscenti e pericolanti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>GLI ARTISTI</strong></p>
<h2 style="text-align: center;">TELMO MIEL</h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/telmo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13684" alt="telmo" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/telmo-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Duo creativo formato da Telmo Pier e Miel Krutzmann. Entrambe iniziano a sviluppare la loro creatività sin da giovani, per poi incontrarsi all’Accademia d’Arte nel 2006. Miel dipingeva muri con vernici spray già da tempo, quando mostrò a Telmo le molteplici possibilità di sviluppare la cultura dei graffiti e della street art. Da quel momento lavorano insieme ed entrambi amano uno stile realistico. Il duo ha poi deciso di portare le proprie abilità e ambizioni ad un livello successivo, dando vita all’impresa creativa “TELMOMIEL” nell’Ottobre del 2012 La loro arte ha storie da raccontare. L’interpretazione è uno studio in divenire nel processo e nei risultati finali. I lavori più recenti contengono giocosità come astrazione della realtà per permettere allo spettatore di avere differenti prospettive sui soggetti proposti. Il loro linguaggio visivo si è evoluto nell’utilizzo di strati multipli, che interagiscono tra loro in modo da formare un unico lavoro, proprio come le menti dei due artisti, che molto spesso si uniscono in una. Il risultato finale di solito è molto surreale con scrupolosa attenzione nell’osservare la tecnicità del realismo. Lavorano sugli stessi muri insieme e sono in grado, ciascuno, di continuare il lavoro dell’altro. Le loro opere riguardano sia lavori individuali che collaborative, ma tutte riportano il nome di TELMOMIEL. Il loro studio e store si trova a Rotterdam e si chiama “Sober Concept Store”.</p>
<h2 style="text-align: center;">GOMEZ</h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/Gomez.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13685" alt="Gomez" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/Gomez-300x195.jpg" width="300" height="195" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Luis Gomez è nato in Sudamerica e cresciuto a Roma. Il suo percorso nella street art inizia da giovanissimo, con le prime tag nelle periferie della capitale. Dopo i primi esperimenti su tela, da autodidatta, torna ai muri con opere di grandissime dimensioni che attingono alla mitologia classica e alla storia. La sua è una pittura simbolica, barocca, fortemente suggestionata da Caravaggio soprattutto per l’uso di luci e ombre e per le tematiche, sempre in bilico fra il bene e il male. Pur non avendo una formazione accademica, la sua scuola sono i muri di grandi e piccole città del Mondo. Come luogo di espressione privilegiato, Gomez sceglie la periferia, luogo che gli dà l’energia creativa per l’azione pittorica. La strada è parte integrante della poetica dell’artista ed è la dimore delle sue creature. Oggi il suo tratto inconfondibile compare sui muri di Londra, Barcellona e Berlino.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/anime1-1132x670.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13686" alt="anime1-1132x670" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/anime1-1132x670-300x177.jpg" width="300" height="177" /></a> <a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/etam-.cru-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13687" alt="etam-.cru-1" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/etam-.cru-1-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Dal <a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/08/Comunicato-Stampa_AnimediStrada.pdf">Comunicato Stampa_AnimediStrada</a> - Civitanova Marche, 1 Agosto 2016</p>
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		<title>Quando l&#8217;arte diventa opinione</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2016 19:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Street Art]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrara]]></category>

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		<description><![CDATA[FERRARA Sopra i locali del Bender Bar, a due passi dalla stazione ferroviaria, il gruppo Vida Krei ha installato le sue basi, all&#8217;interno dell&#8217;ex-Dopo Lavoro ferroviario. Lo spazio è completamente rinnovato. I cinque componenti infatti, Paolo Psiko, Simone Mazzanti, Stefano Capozzi, Edoardo Mendez, Andrea Belsito, ne hanno fatto la loro base operativa: colori, bombolette spray, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">FERRARA</p>
<p style="text-align: justify;">Sopra i locali del Bender Bar, a due passi dalla stazione ferroviaria, il gruppo Vida Krei ha installato le sue basi, all&#8217;interno dell&#8217;ex-Dopo Lavoro ferroviario. Lo spazio è completamente rinnovato. I cinque componenti infatti, Paolo Psiko, Simone Mazzanti, Stefano Capozzi, Edoardo Mendez, Andrea Belsito, ne hanno fatto la loro base operativa: colori, bombolette spray, opere su tela, computer,e anche un ampio divano per dormire la notte, sono l&#8217;anima e l&#8217;essenza di questo luogo. Da subito, entrando, si intuisce la passione che anima questi giovani, e che nasce da lontano, spesso dall&#8217;infanzia, e che oggi, grazie all&#8217;esperienza maturata, li porta a colorare ampi spazi di muri, a rallegrare con i colori zone che altrimenti sarebbero grigie. Sono infatti writers, graffittari per intenderci. Da quasi tre anni collaborano insieme, e vengono chiamati sia a Ferrara, per decorare ad esempio il palazzo delle palestre su Porta Catena, o per disegnare volti di più illustri pittori del passato presso il volto dell&#8217;Ostello, come in altre zone d&#8217;Italia. Tanti sono i loro lavori, uno dei più recenti, realizzato da Paolo Psiko, il ritratto di Davide Bowie, come appare in video in una delle sue ultime canzoni prima di morire, al nuovo locale Arci di via Ravenna. Ognuno di questi artisti ha una vocazione e una professionalità propria, e la collaborazione, da come ci spiegano, è il frutto della volontà di aiutarsi. «Prima di tutto, il nostro è un rapporto di amicizia», spiegano Stefano e Edoardo, «quindi abbiamo deciso di collaborare. Ognuno di noi è specializzato in qualcosa, così ci confrontiamo e ci diamo una mano, insieme decoriamo pareti per aziende, enti anche privati». Come è nata questa passione? Stefano spiega che «era la fine del &#8217;96, avevo 10 anni, quando girando in bici per Pontelagoscuro con mio padre, ho visto un disegno su una cabina. Mio padre essendo pittore mi ha regalato dei pennelli, ma poi se n&#8217;è fatto una ragione.Qui a Ferrara non c&#8217;era nessuno che facesse il writer all&#8217;epoca. Nel 2006, quando Paolo arriva a Ferrara, gli è stato fatto il mio nome e è venuto a cercarmi al ristorante dove lavoro come cameriere. Non ci siamo piaciuti subito. Quindi ho iniziato la collaborazione con Edoardo, e poi 3 anni fa, abbiamo realizzato le prime opere insieme». Edoardo ha iniziato a 12 anni, «guardando un muro di Consandalo. E dopo averlo guardato tante volte, ho voluto provare. Da lì è iniziato tutto per gioco, poi ho capito che l&#8217;arte diventava una priorità». Per tutti, lo studio è una «sorta di famiglia, dove ci si aiuta nel lavoro. Stiamo cercando di far diventare il graffito la nostra fonte di reddito, e l&#8217;obiettivo è cercare di avere garanzie, anche se non è facile. Devi essere bravo e mostrare il tuo lavoro. Adesso le cose stanno andando bene, e vorremmo fare di questo una realtà lavorativa». Realizzare un graffito non è cosa semplice: bisogna raschiare la parete, togliere tutto quello che si può staccare, si dà l&#8217;aggrappante, si prepara il fondo e poi si interviene con lo spray, aggiungendo magari lo spray protettivo dai raggi UV, che danneggiano il colore, così spiegano Stefano e Edoardo. «Il tempo di realizzazione è variabile, si può fare in 10 minuti come in una settimana. All&#8217;ex-Mof abbiamo impiegato 3 giorni perché eravamo in 12. Comunque in meno di 10 minuti non si fa niente». I ragazzi sottolineano come sia importante, in questo lavoro, il lato umano: «lo scopo è stare insieme e divertirsi, condividendo la stessa passione. Se sei bravo ma hai un atteggiamento sbagliato, non ti chiamano più». Uno dei prossimi edifici da decorare sarà la piscina di via Beethoven. Tra le curiosità, il nome Vida Krei: «è lingua esperanto, significa creare visuale». Un linguaggio universale, esattamente come l&#8217;arte.</p>
<p style="text-align: center;">ARTICOLO DI Veronica Capucci DEL 11 LUGLIO 2016, LA NUOVA FERRARA</p>
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		<title>Case e musei la street art piace ai privati</title>
		<link>http://www.associazioneantigraffiti.it/2016/06/20/case-e-musei-la-street-art-piace-ai-privati/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2016 01:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino a pochi anni fa i murales erano fatti di nascosto e illegalmente. Ora la street art piace e gli artisti lavorano su commissione. Anche se la maggior parte dei progetti arrivano dall&#8217;amministrazione pubblica, sono sempre di più i privati che decidono di investire. «Fino a cinque anni fa non ce n&#8217;erano», spiega Marco Mantovani, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div title="Page 4">
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<p style="text-align: justify;">Fino a pochi anni fa i murales erano fatti di nascosto e illegalmente. Ora la street art piace e gli artisti lavorano su commissione. Anche se la maggior parte dei progetti arrivano dall&#8217;amministrazione pubblica, sono sempre di più i privati che decidono di investire.</p>
<p style="text-align: justify;">«Fino a cinque anni fa non ce n&#8217;erano», spiega Marco Mantovani, in arte Keyone, che con l&#8217;associazione Stradedarts ha organizzato le jam che dal 2011 a oggi hanno portato centinaia di artisti a dipingere cinque chilometri di muro attorno all&#8217;area dell&#8217;ippodromo di San Siro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai musei alle associazioni, passando per piscine, ospedali e basiliche: le richieste arrivano da tutte le parti. E non mancano i condomini privati. «Nell&#8217;ultimo mese ho già ricevuto tre o quattro telefonate», spiega Daniele Decia, fondatore della galleria Question Mark, che ha curato diversi interventi. In primavera si sono occupati di quelli su due facciate di ex fabbriche diventate condomini. In entrambi i casi sono stati scelti nomi di fama internazionale come Elian e 1010. Su questi progetti ha lavorato la curatrice freelance Alice Cosmai, che ritiene che la richiesta dei privati sia «raddoppiata se non triplicata nell&#8217;ultimo anno». Nello stesso periodo Hangar Bicocca ha investito in un piano triennale dedicato alla street art, per dare spazio ad artisti che lavorano in contesti urbani. Ad aprire il progetto sono stati gli Osgemeos, che hanno dipinto sui muri esterni del Cubo un ragazzo arrampicato su un vagone del metrò, un intervento di mille metri quadri. L&#8217;investimento su un&#8217;opera così grossa, secondo Cosmai, «è un forte segno di riconoscimento verso questa forma d&#8217;arte».</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2014 la galleria Campari di Sesto aveva promosso un progetto di riqualificazione territoriale che ha coinvolto 11 street artist. Tra questi anche gli Orticanoodles, che alla fine del 2015 hanno dipinto la ciminiera del museo Branca. Secondo Wally degli Orticanoodles, il cambiamento di rotta è avvenuto circa cinque anni fa, quando il Comune ha deciso di affidare agli street artist opere di riqualificazione di sottopassi e posti devastati da tag. Perché «dal &#8220;riqualificare&#8221; si è poi passati a dare un&#8217;identità attraverso l&#8217;arte a luoghi che prima non l&#8217;avevano». Il prezzo di realizzazione dipende dalla grandezza del muro, dal valore di mercato dell&#8217;artista, dai materiali e dai costi di cantiere. Si può passare dai 15 ai 30mila euro per la facciata di un palazzo di cinque piani.</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito, in base al budget del committente e al tipo di struttura, il curatore propone una rosa di artisti. Si presenta ai condomini una sorta di book di bozzetti, così che possano scegliere lo street artist con lo stile a loro più congeniale. Perché, ricorda Alessandro Gatti, in arte Gattonero, «il committente sceglie l&#8217;artista, non l&#8217;opera che verrà realizzata». Così è avvenuto quando insieme ad altri nove, nel 2014, ha dipinto il muro che circonda la basilica di San Lorenzo, tra corso di Porta Ticinese e via Pio IV. L&#8217;allora parroco, stanco di vedere lo stato di degrado in cui versava la parete, ha chiesto agli artisti di realizzare un murale per impreziosirlo. «Voleva che il tema fosse la storia della città, per il resto ci ha lasciato carta bianca». Nello stesso periodo, con una donazione della fondazione Cariplo, l&#8217;ospedale Gaetano Pini ha chiamato Pao, Ivan e gli Orticanoodles per riqualificare un angolo del quartiere, coinvolgendo anche la diocesi, proprietaria delle pareti su piazza Cardinal Ferrari, per proseguire l&#8217;opera. Così i muri coperti di tag si sono trasformati in un altro chilometro quadrato di arte urbana.</p>
<p>Articolo di CLAUDIA ZANELLA pubblicato su La Reppublica il 19 giugno 2016</p>
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		<title>Il segno di Banksy</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2016 15:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente della Fondazione Terzo Pilastro &#8211; Italia e Mediterraneo, promotore della rassegna &#8220;Guerra, Capitalismo &#38; Libertà&#8221; In quei graffiti tre espressioni fondamentali della nostra civiltà ROMA La mostra &#8220;sull&#8217;artista noto come Banksy&#8221;, che dopo la mostra &#8220;Co.Br.A.&#8221; arricchisce ulteriormente l&#8217;attuale stagione di Palazzo Cipolla a Roma, è un evento eccezionale sotto molteplici punti di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Il presidente della Fondazione Terzo Pilastro &#8211; Italia e Mediterraneo, promotore della rassegna &#8220;Guerra, Capitalismo &amp; Libertà&#8221;</h3>
<h1 style="text-align: center;">In quei graffiti tre espressioni fondamentali della nostra civiltà</h1>
<p style="text-align: center;">ROMA</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra &#8220;sull&#8217;artista noto come Banksy&#8221;, che dopo la mostra &#8220;Co.Br.A.&#8221; arricchisce ulteriormente l&#8217;attuale stagione di Palazzo Cipolla a Roma, è un evento eccezionale sotto molteplici punti di vista: innanzitutto, è la prima volta che così tante opere &#8211; oltre centocinquanta &#8211; di questo personaggio, considerato oggi il massimo esponente della street art a livello internazionale, vengono esposte in un museo; in secondo luogo, i temi &#8211; guerra, capitalismo e libertà &#8211; che la connotano e la definiscono organicamente in un unicum espositivo, sembrano essere da sempre, oltre che i dilemmi più urgenti della nostra società, le fonti primarie di ispirazione dell&#8217;arte di Banksy, un&#8217;arte caratterizzata da una forte componente di denuncia sociale. Alle soglie di un mondo in profonda trasformazione qual è quello odierno, la mostra di Palazzo Cipolla analizza le modalità di rappresentazione delle tre fondamentali espressioni della nostra civiltà attraverso il lavoro del più controverso e popolare artista e attivista contemporaneo: un anonimo street artist britannico che si fa chiamare Banksy. Questa esposizione, a mio avviso, è il perfetto e naturale coronamento del percorso che, con la Fondazione Terzo Pilastro &#8211; Italia e Mediterraneo, ho voluto intraprendere, già da qualche tempo, al fine di dare voce a una modalità di espressione &#8211; la street art, appunto &#8211; che rende l&#8217;arte immediata e accessibile a tutti, incastonandola nel nostro vivere quotidiano. Un fenomeno non accademico, ma vivo e vitale, che ho conosciuto nei miei anni giovanili a Los Angeles e Miami e di cui ho immediatamente intuito la grande portata e l&#8217;eccezionale efficacia comunicativa, tanto da dedicargli &#8211; sempre in collaborazione con la &#8220;999 Contemporary&#8221; di Stefano Antonelli e Francesca Mezzano, che cura anche questo progetto unitamente ad Acoris Andipa &#8211; l&#8217;iniziativa &#8220;Big City Life&#8221; a Tor Marancia a Roma, con la quale abbiamo riqualificato dal punto di vista estetico un intero quartiere (divenuto oggi meta di visite culturali), una parte della rassegna di arte internazionale &#8220;Icastica&#8221; ad Arezzo, nonché la mostra &#8220;Codici sorgenti&#8221; a Catania (città nella quale è stata realizzata la monumentale opera di Vhils, che decora i silos sul waterfront del porto con il volto di un anziano lavoratore siciliano che guarda con fiducia il mare, quel mare da sempre portatore di eventi per la sua terra). L&#8217;artista noto come Banksy, attivo dalla fine degli anni 90, ha utilizzato il luogo pubblico come spazio dove esporre il proprio lavoro, liberando il potenziale espressivo dei graffiti e ponendo di fatto le basi di quel movimento artistico globale che già era in gestazione con i grandi artisti statunitensi Basquiat e Haring, e &#8211; seppur in maniera embrionale &#8211; in Italia con Echaurren, ma che conosceremo solo più tardi con il nome di street art. Banksy, di fatto, prende in prestito il contenuto dei mezzi di comunicazione per criticarli. La fonte cui attinge per i propri contenuti è dunque la cultura convenzionale, ma il riutilizzo di tali contenuti comporta, in tutti i casi, una loro ridefinizione. Le opere di Banksy hanno sempre origine dalla contrapposizione di elementi differenti a livello semantico (e spesso anche formale). Nelle sue creazioni convivono, da un lato, nozioni di benessere, piacere, tranquillità e calma, dall&#8217;altro nozioni di tristezza, ansia, dolore e angoscia. Ancora una volta la Fondazione Terzo Pilastro &#8211; Italia e Mediterraneo, che ha ereditato la missione della Fondazione Roma Arte &#8211; Musei, dimostra di essere sensibile, per mio impulso, alle tematiche culturali del mondo che cambia e che ci circonda. Questa inclinazione è stata manifestata nel corso degli anni con l&#8217;attenzione riservata &#8211; ritengo con successo &#8211; oltre che a ciò che accade nel nostro Paese e in Europa, anche alle tendenze e agli avvenimenti più significativi che hanno interessato gli Stati Uniti d&#8217;America e il lontano Oriente.</p>
<h2 style="text-align: center;">I disegni sui muri, e dietro un artista che gioca a nascondino. Il mercato scalpita per acchiapparlo</h2>
<p style="text-align: justify;">Banksy, Banksy: così presente e caratterizzato nel suo segno, nel rapido tratto che anima il muro di un palazzo, di una fabbrica o di una casa, così fisicamente inafferrabile. Ma chi è questo Banksy, &#8220;l&#8217;artista noto come Banksy&#8221;? Sarà davvero quel Robin Gunningham di Bristol con cui l&#8217;aveva identificato otto anni fa un&#8217;inchiesta del Daily Mail, risultato confermato pochi mesi fa, per tutt&#8217;altra via, da un gruppo di scienziati della Queen Mary University, prestigioso ateneo londinese? Ha davvero perso l&#8217;anonimato la primula rossa dei graffiti, il pittore che dai primi anni Novanta mette in scena sui muri delle città la sua protesta contro l&#8217;establishment, il razzismo, gli eccessi del capitalismo? E cos&#8217;era poi questo gioco a nascondino: licenza d&#8217;imprimere il proprio marchio anche là dove magari non ti vorrebbero (non tutti sono artisti, gli street artist) senz&#8217;essere sorvegliato a vista? Maschera antisistema, con annesso rifiuto del circo mediatico. O timidezza, un po&#8217; più forte del gaddiano &#8220;per favore, mi lasci nell&#8217;ombra&#8221;? E, pensando male per un momento, non gli sarà arrivata a un certo punto di questa strategia dell&#8217;occultamento l&#8217;eco di un Moretti d&#8217;annata: mi si nota di più se&#8230;? Dubbi leciti, ma forse inutili alla causa, perché non è il primo anonimo-pseudonimo nella storia dell&#8217;arte (forse solo il primo in un&#8217;epoca in cui tutti aspirano al proprio quarto d&#8217;ora di celebrità), perché gli riesce bene pur non vivendo in un eremo, anzi andando in giro per il mondo a dipingere muri, scrivendo libri, girando cortometraggi, parlando con artisti e trattando con collezionisti. Perché infine ci si può rassegnare al fatto che Banksy è la sua opera, i suoi graffiti, e quanto più questi sono pubblici &#8211; l&#8217;arte e il messaggio per la strada, senza biglietto d&#8217;ingresso, nella piena disponibilità dei passanti osservatori &#8211; tanto più è privata l&#8217;identità dell&#8217;autore. Anche nella grande mostra romana ideata e promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro &#8211; Italia e Mediterraneo (150 opere, compresa una cinquantina di copertine di dischi) Banksy c&#8217;è e non c&#8217;è. &#8220;L&#8217;artista noto come Banksy non è associato né coinvolto in questa esposizione museale, tutte le opere presenti provengono da collezionisti privati internazionali e nessuna opera è stata sottratta alla strada&#8221;, puntualizza una nota a margine della rassegna. E non c&#8217;è nemmeno il nome Banksy nel titolo, &#8220;Guerra, Capitalismo &amp; Libertà&#8221;, che richiama comunque tre temi forti della sua poetica. Del resto, non voleva allestire una &#8220;mostra di Banksy&#8221; nemmeno uno dei curatori: &#8220;Altri esperimenti di questo tipo fatti nel mondo hanno avuto un sapore molto commerciale&#8221;, ha detto in un&#8217;intervista Acoris Andipa, titolare di una storica galleria d&#8217;arte londinese, principale mercante al mondo delle opere dell&#8217;artista in mostra a Roma. E solo di quelle non sottratte alla strada: &#8220;Ci sono figuri che con tecniche anche avanzate &#8216;staccano&#8217; i disegni dai muri per venderli, ma lo trovo scorretto: l&#8217;arte di strada è pensata per tutti, non per essere venduta a prezzi altissimi&#8221;. Vero, tanto più che lo stesso Banksy (Mr Gunningham?) fa da calmiere, organizzando di tanto in tanto vendite pop-up. Come quella che improvvisò nel 2013 su un banchetto a Central Park, a New York, con alcune sue opere che si potevano portare a casa con 60 dollari. Ma è anche vero che il mercato poi fa il resto: il maestro del graffito di Bristol è ormai un fenomeno artistico e commerciale e la sete dei collezionisti &#8211; che attingono quando possono da quelle vendite, altrimenti rilanciano &#8211; ha fatto impennare i prezzi, con la conseguenza che il mercato dei Banksy ha raggiunto &#8220;vette assurde&#8221; (parola di mercante d&#8217;arte). Ecco allora che tra i meriti della mostra allestita a Roma nelle sale della Fondazione Terzo Pilastro Museo vi è proprio quello di ripristinare quel circuito pubblico &#8211; che è essenziale alla natura stessa della street art e che si è spezzato &#8211; &#8220;strappando&#8221; per qualche mese numerose opere non ai muri delle strade ma allo sguardo privato dei collezionisti, e lasciandoci comunque intendere il carattere evocativo-eversivo di quei disegni, anche se non fanno parte di un paesaggio urbano.</p>
<p style="text-align: center;">ARTICOLI DEL 6 GIUGNO, IL FOGLIO QUOTIDIANO</p>
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		<title>Murale di design contro lo smog</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2016 08:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[POLICLINICO DI MILANO Un enorme mosaico di colori, 9 metri di lunghezza per due di altezza. L&#8217;idea è degli studenti della Scuola del Design del Politecnico. Caratteristica principale dell&#8217;opera grafica: oltre a vivacizzare l&#8217;ingresso al Pronto soccorso, assorbe l&#8217;inquinamento atmosferico. Il murale, inaugurato oggi al Policlinico, è stato donato da Retake, Politecnico e Airlite. Slogan [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>POLICLINICO DI MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">Un enorme mosaico di colori, 9 metri di lunghezza per due di altezza. L&#8217;idea è degli studenti della Scuola del Design del Politecnico. Caratteristica principale dell&#8217;opera grafica: oltre a vivacizzare l&#8217;ingresso al Pronto soccorso, assorbe l&#8217;inquinamento atmosferico. Il murale, inaugurato oggi al Policlinico, è stato donato da Retake, Politecnico e Airlite. Slogan dell&#8217;iniziativa: «Per una città più bella, più ricca di energia positiva, più vivibile».</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DEL 25 MAGGIO 2016, CORRIERE DELLA SERA</p>
<h2>Inaugurato un murales che mangia lo smog</h2>
<p style="text-align: justify;">Murales mangia-smog per abbellire le pareti del Policlinico e aiutare l&#8217;ambiente. L&#8217;Irccs di via Sforza si apre al design in versione eco accogliendo nei suoi spazi due opere realizzate con una speciale tecnologia anti-smog, racchiusa in una pittura in grado di depurare l&#8217;aria rendendo inerti gli inquinanti e di resistere ai batteri, contribuendo così all&#8217;igiene dell&#8217;area in cui è esposta. Il primo murale, presentato ieri e accessibile a tutti i cittadini, è il più grande dei due previsti, ed è collocato all&#8217;ingresso del nuovo padiglione guardia-accettazione, su una parete di 20 mq. L&#8217;opera è stata realizzata dagli studenti del corso &#8220;Scenografie di luce&#8221; della scuola di design del Politecnico, sotto la guida dell&#8217;architetto Gianni Ravelli, insieme all&#8217;associazione di volontari &#8220;Retake Milano&#8221;. Il secondo murale è invece dedicato ai bambini che frequentano l&#8217;ospedale e verrà realizzato a giugno. L&#8217;iniziativa nasce dal desiderio della presidenza della Fondazione Cà Granda di abbellire gli spazi sotterranei della clinica De Marchi, dedicata alle cure pediatriche, con un dipinto che portasse colore e allegria ai bambini in attesa di effettuare un esame radiografico o un&#8217;ecografia. Il bozzetto del murale esterno, spiegano dal Policlinico, è «rappresentativo del legame che unisce l&#8217;ospedale alla città, è stato scelto tra un ventaglio di proposte selezionate dai responsabili del Corso». Le parole chiave di Milano che emergono dalla grande immagine astratta vogliono «rendere omaggio al Policlinico &#8211; come spiegano gli stessi realizzatori &#8211; come punto di riferimento per la città e per tutta la Lombardia». Il murale è un regalo con una doppia finalità: donare colore e bellezza a un luogo dedicato alle cure, ma anche contribuire a migliorare la qualità dell&#8217;aria.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DEL 26 MAGGIO 2016, AVVENIRE</p>
<h1>Policlinico, via al murale antismog Con le parole chiave parla alla città</h1>
<p style="text-align: justify;">MILANO</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/05/Cattura24.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13578" alt="Cattura2" src="http://www.associazioneantigraffiti.it/wp-content/uploads/2016/05/Cattura24-300x178.jpg" width="300" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">OCCUPA UNA PARETE di quasi 20 metri quadrati e solo a guardarlo mette allegria. Ci sono i colori e le &#8220;parole chiave&#8221; di Milano, una sorta di «manifesto» per il futuro (energia, operosità, cultura ricerca, modernità, solo per citarne alcune), nel murale che accoglie i visitatori del Policlinico, all&#8217;ingresso del Padiglione Guardia-Accettazione. È, insieme, un prodotto di design ed ecologico. Di design perché è stato realizzato dagli studenti del corso &#8220;Scenografie di luce&#8221; della Scuola del Design del Politecnico, coordinati dall&#8217;architetto Gianni Ravelli, ed ecologico perché, complici i volontari milanesi dell&#8217;associazione Retake che ne sanno una più del diavolo in fatto di tecnologie, il murale è antismog. Realizzato con una particolare pittura (Airlite) in grado di &#8220;depurare&#8221; l&#8217;aria rendendo inerti gli inquinanti e di resistere ai batteri, contribuisce all&#8217;igiene dell&#8217;area in cui l&#8217;opera è esposta. Che non ha bisogno di particolari cure, solo della luce che la rigenera, ma in cambio restituisce «molecole ossidanti che attaccano gli agenti inquinanti trasformandoli in sali minerali innocui, neutralizzandoli». L&#8217;iniziativa nasce dal desiderio della presidenza della Fondazione Ca&#8217; Granda di abbellire gli spazi esterni e quelli sotterranei della clinica De Marchi, dedicata alle cure pediatriche. L&#8217;idea è stata raccolta da Claudia Buccellati, presidente dell&#8217;Associazione per il Policlinico Onlus che ha coinvolto Retake e il Politecnico. Un «patto» fra eccellenze milanesi e volontariato che regala creatività e aria pulita in uno spazio pubblico. Negli spazi interni, appunto, a giugno, comparirà un altro gioioso murale nel corridoio di passaggio e di attesa della Radiologia pediatrica, che abbellirà le pareti e anche il soffitto. Il murale all&#8217;ingresso è stato scelto fra 40 bozzetti. E le &#8220;parole chiave&#8221; vogliono «rendere omaggio al Policlinico &#8211; spiegano i creativi &#8211; che è un punto di riferimento per la città». L&#8217;ospedale Maggiore è la più grande struttura sanitaria in centro città, con una sua storia che è cresciuta nei secoli grazie anche ad illustri benefattori. Una grande casa nel cuore della città (da qui Ca&#8217; Granda), il cui prezioso gonfalone venne ideato da Giò Ponti, il «papà» del grattacielo Pirelli celebrato in questi giorni. Un altro simbolo di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO  di STEFANIA CONSENTI DEL 26 MAGGIO 2016, IL GIORNO</p>
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		<title>IL CITTADINO DI MONZA E BRIANZA &#8211; 20 MAGGIO 2016</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2016 10:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Street Art]]></category>
		<category><![CDATA[MONZA E BRIANZA]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio nel Vimercatese invaso da scritte, tag e graffiti I sottopassi ferroviari sono i luoghi preferiti dai writers VIMERCATE Linee curve e spezzate, colori accesi o scritte nere, grandi murales o semplici tag. Parcellizzato come le gocce di vernice soffiate fuori da una bomboletta spray, quello della &#8220;street art&#8221; è un fenomeno multiforme. Che diventa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;">Viaggio nel Vimercatese invaso da scritte, tag e graffiti I sottopassi ferroviari sono i luoghi preferiti dai writers</h1>
<p style="text-align: center;">VIMERCATE</p>
<p style="text-align: justify;">Linee curve e spezzate, colori accesi o scritte nere, grandi murales o semplici tag. Parcellizzato come le gocce di vernice soffiate fuori da una bomboletta spray, quello della &#8220;street art&#8221; è un fenomeno multiforme. Che diventa arte o imbrattamento, sporcizia o bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">«Un fenomeno che va a ondate, e che negli ultimi anni è in diminuzione». È questo il sentire condiviso che emerge dai Comuni del Vimercatese, dove gli amministratori ricordano episodi eclatanti di vandalismo solo tornando indietro di qualche anno. Ma se quello della ciclicità sembra essere il trend generale (associato all&#8217;attuale periodo di &#8220;sordina&#8221;), non sono mancati recenti colpi di coda. Come a Carnate, dove proprio settimana scorsa amministrazione e cittadini hanno organizzato un presidio contro il vandalismo. Quello messo in atto da alcuni ragazzini nel parchetto pubblico di via Barassi, vanificando lo sforzo che un gruppo di volontari sta mettendo in campo per riqualificare la zona; tra i danni realizzati dai bulli ci sono state anche scritte vicine al fascismo. Imbrattamenti simili sono quelli scoperti poche settimane fa all&#8217;interno dell&#8217;oratorio di Lesmo. O quelli identificati dall&#8217;amministrazione roncellese dentro l&#8217;ex asilo comunale, durante il sopralluogo di un paio di mesi fa: la scritta &#8220;Satana&#8221; circondata da una stella giudaica e &#8220;Halla Uakbar&#8221; associata a &#8220;Boobs&#8221; fa intendere che si sia trattato di qualche vandalo alla ricerca di visibilità (ma con le idee un po&#8217; confuse). Recente anche l&#8217;episodio di Peregallo: la Polizia locale ha colto sul fatto un paio di ragazzi intenti a scrivere con le bombolette sui muri di un parchetto pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto, bisogna correre indietro di almeno un paio di anni per ritrovare fatti così gravi da balzare agli onori della cronaca. Come quello degli imbrattamenti in centro realizzati da un gruppo di minorenni a Cornate d&#8217;Adda. O come quello di Burago del 2012, quando la Polizia di Milano aveva effettuato delle perquisizioni seguendo le tracce di una crew autrice di graffiti nella città meneghina.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale che sia, oggi, l&#8217;effettiva frequenza della realizzazione delle scritte su muri pubblici o privati (e la percezione della pervasività del fenomeno è figlia di molteplici padri. Tra cui, probabilmente, l&#8217;altalenante moda della bomboletta o le antenne più o meno ricettive dell&#8217;opinione pubblica), la fotografia che si ha del Vimercatese è piuttosto chiara. Di &#8220;tag&#8221;, piccoli disegni e scritte ce ne sono a migliaia. Si parte dal centro dei paesi, anche dei più piccoli, e si finisce nei bordi dell&#8217;abitato, sui cascinotti in mezzo ai campi. Senza eccezioni. I maggiori collettori di murales complessi sono i sottopassi: quelli di Busnago e Bellusco che tagliano la Sp2, quelli della ferrovia di Carnate-Usmate o di Arcore, quello di Cavenago che scende sotto l&#8217;autostrada. In alcuni casi, almeno in origine, il tentativo delle amministrazioni era stato quello di far decorare le gallerie da alcuni writer (professionisti o in erba), ma nel giro di pochi mesi si sono riempiti di tutto un po&#8217;. Cosa succede quando vengono ridipinti di bianco? Basta poco perché ritornino come prima. A Vimercate è ben evidente il prolificare di graffiti scritte sui muri esterni e interni dell&#8217;Omnicomprensivo, oltre che in piazza Marconi e su tutti i principali muri pubblici della città (anche quelli del cimitero, dove qualcuno consiglia di considerare &#8220;Prima il nord&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Graffiti come &#8220;street art&#8221;, come forma d&#8217;arte capace di interessare i giovani e di canalizzare la loro creatività. E che si manifesta nella messa a disposizione, da parte di numerose amministrazioni del vimercatese, di &#8220;muri legali&#8221; per sbizzarrirsi con gli spray colorati senza fare danni al decoro pubblico. Tra gli altri, ce ne sono a Vimercate, Agrate, Busnago, Burago, Bellusco, Arcore, Usmate. Ma non solo: ci sono progetti scolastici e di alcuni &#8220;Spazi giovani&#8221; che sfociano nella realizzazione di un graffito ad opera dei ragazzi. Per esempio, lo scorso anno ne è stato fatto uno a Caponago, sul muro esterno della scuola; pochi mesi fa è stato attraverso i murales che il Cag di Cavenago è stato ridipinto; a breve la nuova rampa di skate di Cornate verrà colorata proprio dai suoi fruitori.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DI FEDERICA SIGNORINI</p>
<h1 style="text-align: center;">«Ci sono tanti tipi di writers non tutti imbrattano muri»</h1>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">«Esistono writers e writers» e a dirlo è uno street art come Matteo Mastrogiuseppe in arte Mastro o Stromastro. Un ragazzo milanese di soli 19 anni, che maneggia con abilità le bombolette per esprimersi sui muri e soprattutto legalmente. L&#8217;ultimo suo lavoro riguarda l&#8217;edicola di Vale snc di via De Capitani a Concorezzo per abbellire le cler del chiosco con i personaggi di Walt Disney come Topolino, Pluto e Pippo. «Tante volte veniamo accusati di essere dei vandali e degli imbrattatori, ma ci tengo a dire che non siamo tutti uguale &#8211; ha raccontato il ragazzo che frequenta l&#8217;accademia di Belle Arti di Brera- . Esistono graffitari che sporcano i muri oppure li taggano con le loro firme per farsi conoscere in giro e creare una crew, ovvero un gruppo di writers. Questo però vuol dire spesso agire di nascosto e nell&#8217;illegalità, cosa che da più piccolo mi è capitato di fare, ma ora ho scelto un&#8217;altra strada perché per me fare questo mestiere significa coniugare una mia passione con l&#8217;arte». E allora da qualche anno Stromastro cerca di realizzare delle vere e proprie opere d&#8217;arte, oltre ad essere un grande appassionato di foto e pittura. «Io cerco chi può darmi dei muri su cui disegnare e non voglio far qualcosa di nascosto solo per farmi notare dai graffitari come me . Non siamo tutti vandali e non tutti pensano a imbrattare i vagoni di treni e metropolitane. Io cerco di fare un&#8217;attività legale e a mio parere per affrontare il problema dei vandalismi serve che le persone mettano a disposizione i muri perché vuol dire anche poter abbellire le nostre città». Tra l&#8217;altro non è semplicissimo maneggiare le bombolette per rappresentare su una parete quello che si ha in testa, ma Matteo quando ha in mano gli spray colorati prova «un&#8217;emozione difficile da descrivere per chi non ha questa passione dentro». Nel Vimercatese però non mancano esempi di writers, che legalmente hanno dato il proprio contributo per rendere meno grigi i paesi brianzoli. Un caso emblematico riguarda il muro al confine tra la caserma dei vigili del fuoco di Vimercate e il parco di via Brianza a metterci mano è stato addirittura il famoso rapper Emis Killa. .«Oggi abbiamo finalmente inaugurato la prima hall of fame di Vimercate &#8211; aveva scritto Emiliano Giambelli (nome all&#8217;anagrafe del cantante) qualche mese fa sul proprio profilo Facebook una volta conclusa l&#8217;opera -. Grazie a tutti gli amici che hanno contribuito a rendere questa giornata speciale, a Mind, Pela, Rud, Beps, Hise, Imen, Finok e gli altri per la murata e ovviamente al Comune per avermi concesso di realizzare questa iniziativa. Viva l&#8217;hip hop». Lo stesso artista aveva ottenuto il permesso pochi giorni prima dall&#8217;amministrazione per decorare proprio quel muro che è stato completamente trasformato. La street art che ha iniziato a diffondersi negli anni &#8217;80 in America non è solo vandalismo e imbrattamenti, ma un&#8217;arte che inizia a diffondersi anche in Brianza con degli esempi positivi.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DI MICHELE BONI</p>
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		<title>La Passeggiata di Bros in Principe Eugenio</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2016 10:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[MILANO Capita di percorrere tratti di città in modo abitudinario e distratto. Ci muoviamo in terreni tanto noti che non li guardiamo più, dando per scontati i nostri itinerari quotidiani e il loro panorama. Poi, all&#8217;improvviso, interviene qualcosa che ci costringe a prendere nuova coscienza del nostro spazio urbano: una trasformazione, un ordine che cambia, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO</p>
<p style="text-align: justify;">Capita di percorrere tratti di città in modo abitudinario e distratto. Ci muoviamo in terreni tanto noti che non li guardiamo più, dando per scontati i nostri itinerari quotidiani e il loro panorama. Poi, all&#8217;improvviso, interviene qualcosa che ci costringe a prendere nuova coscienza del nostro spazio urbano: una trasformazione, un ordine che cambia, una consuetudine che si spezza. Nel nostro caso, un muro che si colora intensamente e impone al passante percezioni visive inedite. Accade in via Principe Eugenio, Zona 8, tra il giardino della Pecetta e il Ponte della Ghisolfa, dove oggi alle 15 si inaugura un nuovo intervento di Bros, all&#8217;anagrafe Daniele Nicolosi, alla presenza dell&#8217;autore e di rappresentanti dell&#8217;Assessorato alla Cultura e ai Lavori Pubblici del Comune di Milano: l&#8217;installazione «Nuovo linguaggio, la passeggiata» (nella foto) è stata commissionata al noto street artist proprio dall&#8217;Assessorato alla Cultura. L&#8217;incarico non era banale: dare un&#8217;identità visiva caratterizzante al vecchio muro di contenimento che separa il tessuto della città dallo spazio della ferrovia che passa nell&#8217;area. Un muro lungo 307 metri. «Ho scelto di ricoprirlo con 17 mila piastrelle in gres porcellanato blu, su cui ho dipinto in giallo acceso delle tracce pittoriche: tracce permanenti, perché lo smalto è stato cristallizzato con cottura a fuoco», spiega Bros. «Sono soddisfatto perché penso di avere abbattuto un limite, un confine, trasformandolo in un luogo da percepire e da leggere in modo dinamico, passeggiando a piedi o percorrendolo in bicicletta». Per questo chi vorrà partecipare oggi alla vernice, accompagnata da merenda, è invitato a intervenire su due ruote. Bros, laureato in scultura all&#8217;Accademia di Brera, si divide così tra legalità e illegalità: gli stessi segni gialli di via Principe Eugenio qualche tempo fa li ha tracciati nottetempo in rosso sulla chiesa di San Pio X in piazza Leonardo da Vinci. I fedeli hanno imposto di cancellarli, il parroco quasi quasi avrebbe voluto tenerli.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO DI CHIARA VANZETTO DEL 20 MAGGIO 2016, CORRIERE DELLA SERA</p>
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		<title>Da imbrattatori ad artisti con «Una seconda chance»</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2016 10:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi Giudiziari]]></category>
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		<description><![CDATA[Murales al posto degli scarabocchi nella «Fabbrica Paladini» LEQUILE Come trasformare gli imbrattatori da vandali ad artisti. È andata a buon fine l&#8217;iniziativa del Comune di Lequile «Una seconda chance per volare&#8221; organizzata dagli assessorati alla cultura ed ai servizi sociali guidati da Antonio Spedicato e Ornella De Giorgi . L&#8217;obiettivo di coinvolgere i più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Murales al posto degli scarabocchi nella «Fabbrica Paladini»</h2>
<p style="text-align: center;"><span style="text-align: justify;">LEQUILE</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Come trasformare gli imbrattatori da vandali ad artisti. È andata a buon fine l&#8217;iniziativa del Comune di Lequile «Una seconda chance per volare&#8221; organizzata dagli assessorati alla cultura ed ai servizi sociali guidati da Antonio Spedicato e Ornella De Giorgi . L&#8217;obiettivo di coinvolgere i più giovani in una attività collettiva di riqualificazione del quartiere &#8220;Paladini&#8221; situato al confine con San Pietro in Lama, e di sensibilizzare tutti alla tutela dei beni locali, al rispetto degli altri, è stato centrato. Durante la manifestazione, alcuni muri dello stabile di piazza Europa che ospita il laboratorio urbano per il recupero di antichi mestieri &#8220;Fabbrica Paladini&#8221;, bersaglio in precedenza di atti vandalici, hanno fatto da base per le realizzazioni artistiche di writers professionisti che hanno realizzato vere opere d&#8217;arte coi volti, tra gli altri, di Rita Levi Montalcini e Charlie Chaplin . I ragazzi di Lequile sono stati inoltre coinvolti, nella riqualificazione del perimetro esterno dello stabile e fra questi anche coloro che avevano imbrattato sconsideratamente quelle pareti. La cooperativa sociale &#8220;officina Creativa&#8221;, a &#8220;Fabbrica Paladini&#8221; ha dato poi vita ad un progetto, in collaborazione col Comune, di reinserimento sociale per donne in stato di detenzione attenuata, che hanno realizzato presso la stabile lequilese manufatti artigianali con materiale di recupero. La bella e articolata esperienza di queste donne è stata raccontata durante un incontro pubblico con la fondatrice di &#8220;Officina Creativa&#8221; Luciana Delle Donne e con Ilaria Palma responsabile di produzione sartoriale del progetto &#8220;Made In Carcere&#8221; organizzato dagli istituti di pena di Lecce e Trani.</span></p>
<p>ARTICOLO DI FABRIZIO CARCAGNI DEL 19 MAGGIO 2016, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO</p>
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