Speciale TG1 “MURI CONTESI”. Le nostre riflessioni.

Domenica 11 settembre 2016 è stato trasmesso uno speciale del Tg1 dedicato alla cd street art: “MURI CONTESI”.
In un abbondante ora il servizio ha provato a fotografare il mondo del writing, della street art e del vandalismo.
Abbiamo ricevuto segnalazioni da parte di chi ci segue e contrasta gratuitamente e volontariamente il degrado della nostra città. La delusione è stata grande quando nel servizio, trasmesso su un canale pubblico nazionale, non si è dato molto rilievo all’ILLEGALITA’, accennando sì alla violenza ma ridimensionando la prevaricazione di un messaggio condiviso dalla comunità dei tappini, animato dall’assenza di regole verso il mondo esterno che ignora il sistema di segni incomprensibili.

Dopo DIECI ANNI di attività di sensibilizzazione e di reale informazione sul fenomeno analizzato a 360°, siamo rimasti estereffati davanti a uno speciale che ha alimentato il solito vecchio e finto dilemma di GRAFFITO OPERA D’ARTE o ATTO VANDALICO. Abbiamo assistito all’ennesimo momento di manipolazione dell’informazione che non vuole bilanciare i dati che emergono nella realtà ma, attraverso un abile montaggio dei vari spaccati (vandalismo, giudiziario, sociale, investigativo, istituzionale, volontariato, artistico) ha lasciato che prevalesse un aspetto visivo che indubbiamente segue una logica di mercato milionario che è avulsa dalla primaria radice, rendendo squilibrata una lucida trasposizione di ciò che accade quando s’ignora il dettato legislativo che non è soggetiva opinione di pura estetica, o per lo meno non dovrebbe esserlo, ma elemento che TUTTI i componenti di una collettività dovrebbero basarsi per equilibrare i rapporti di rispetto reciproco tra cittadini.

L’Art. 639 del codice penale (IMBRATTAMENTO) tutela il nostro patrimonio, pubblico e privato, contro chi deturpa o imbratta. Non è una facoltà l’applicazione della legge che non fa distinzioni escludendo alcune categorie di persone. Nella estrema semplicità di risolvere il problema con il rispetto del dettato legislativo, schiere di intellettuali insieme con svariati artisti, aiutati da media compiacenti che alimentano la questione creando l’opportunistico antagonismo delle parti, hanno costituito una crociata per legittimare in modo risoluto e astuto un’espressività che vuole risultare libera ma che è evidente figlia di un mondo senza regole, che oltraggia il rispetto della libertà altrui a vantaggio di un piccolo mondo di scuotitori di bombollette.

Drammatica la modalità di giustificare questa prevaricazione, con sociologi e critici d’arte che storpiano la storia scomodando esempi di arte muraria del passato che vogliono fare risalire le profonde radici addiritura nelle incisioni presenti nelle caverne realizzate dall’uomo primitivo. Non si fanno distinzioni perchè la grossolana idea del segno fatto sulla roccia e poi su un palazzo ha trovato nel tempo, nel corso dei millenni, valenze comunicative diverse. Ma nella foga di dover esaltare il gesto dello spruzzatore di vernice, che si muove di notte e lascia veloce il proprio segno, le forzature non mancano e il furtivo movimento nei depositi dei mezzi pubblici diventa un’ impresa eroica che deve essere raccontata con romantica descrizione sprezzante del pericolo.

E in un mondo al contrario, alla ricerca spasmodica di adrenalitiche suggestioni, il writing illegale esalta questa idea di arte libera, fuori dagli schemi del rispetto della cosa pubblica, calpestando la proprietà privata e alimentando l’odio per una società che non li accoglie, escludendoli dall’omologato sistema di una società ordinata.Allora si spezzano gli schemi perchè con i graffiti ci si trova in crew (gruppo) ad affrontare la stessa sfida, e non importa se si rischia di essere beccati dalla polizia o se il pericolo può portare a morire travolti da un treno mentre se ne colora un altro, perchè il mondo è ingiusto e il writer grida con lo spray la propria esistenza. Perchè esistiamo solo se lasciamo un segno. E se il “graffio” è più grande o più in alto, il rispetto cresce e la fama ti precede nel controverso mondo dei graffiti. Per chi non vive quelle storie, fatte anche di violenze e di nuovi linguaggi, è difficile accettare questa modalità di vita; per chi si sforza di comprenderle, dimenticando le regole che definiscono la società, è facile lasciarsi travolgere dalle immagini e dal colore che indubbiamente hanno maggiore attrattiva di un muro monocromo.
Il dibbatito si acuisce e le posizioni affiorano con toni sempre più forti, con fazioni di estremisti sempre più esasperate che non accettano il confronto quando si mina la propria libertà di espressione e la violenza è l’unico modo per difendere la propria identità.

E intanto il mercato dell’arte ha trovato una nuova gallina dalle uova d’oro da poter sfruttare con alcuni puri della street art che si lasciano corrompere dalle logiche del vecchio mondo, attratti dalle sirene di un guadagno inaspettato, rinnegando le scomodità di una corsa notturna, preferendo la confortevole galleria d’arte con alcuni acquirenti facoltosi come unici e privilegiati ammiratori, a dispetto degli anonimi e numerosi passanti di strada.

Sì, il mondo del writing è controverso ma il piccolo articolo del codice che semplificherebbe l’annoso dilemma (arte/vandalismo) è meglio dimenticarlo perchè una frase disegnata per strada vale molto di più di un comma racchiuso in un polveroso libro.

Andrea Amato

Presidente Retake Milano

Per chi si fosse perso la trasmissione di seguito il link della rai:

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Speciale-Tg1-651082ab-96e5-4f6f-8930-e371be0b6de0.html

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One Response to Speciale TG1 “MURI CONTESI”. Le nostre riflessioni.

  1. Mirco Brambilla Rispondi

    19 settembre 2016 at 15:43

    Trasmissione che pare commemorativa, purtroppo da 11 settembre, dell’Italia come era e come è: zozza e disgustosa. Se tutto dev’essere, per forza e non per piacere della comunità, pitturato con i colori che piacciono, in quel momento, all’ultimo bamba che passa, fra una moltitudine di flippati, che girano a zonzo per rompere “gli schemi”, mi chiedo: ma questi da quali schemi sociali escono?
    I figli saranno anche “pezzi e core”, ma i genitori son dei bei pezzi di…

    Ma quella storia ritrita del murale cancellato poi? Una balla megagalattica, costruita a tavolino delle redazioni amiche, utile solo a tentare di far dimenticare le devastazioni mostruose del 1 maggio 2015.
    Ma la RAI dove ha preso le informazioni dell’accaduto per il servizio? Dai Centri Sociali? Quell’affare era smunto e stralercio di scritte varie.
    Hanno dato i muri liberi a Milano, ma se là arriva anche un nuovo Leonardo da Vinci poco prima di un imbrattamuri qualsiasi, mi pare di aver capito che “se la deve mettere in tasca la delusione”.

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