Più di un raid al giorno nella rete Atm. E la pulizia costa 600 mila euro l’anno

Sette «incursioni» su dieci vengono fermate

Dall’estero, tra tutti i ragazzi fermati,

circa il 70 per cento arriva dall’estero

(Nord Europa, Spagna, Grecia, Portogallo)

La quantità degli attacchi. È questa la chiave del problema. In ogni caso, è da qui che bisogna partire. Tra agosto 2012 e i primi di febbraio di quest’anno, i «tentativi di intrusione» nella rete dell’Atm sono stati più di 200. In media, più di uno al giorno. Writer che si intrufolano nelle gallerie e nei depositi. La barriera tutto sommato funziona: di quei 200 attacchi, 142 sono stati fermati. Bloccare sette graffitari su dieci ha un costo.
E un costo ancor maggiore ha la pulizia dei treni: in tutto l’Atm spende 600 mila euro l’anno per contrastare i graffitari e ripulire i graffiti. La pressione però non diminuisce. Perché i writer da mezza Europa continuano a scendere su Milano. E questo è il secondo dato fondamentale.
Tra tutti i ragazzi fermati, circa il 70 per cento arriva dall’estero (Nord Europa, Spagna, Grecia, Portogallo). Non solo. Come scoperto nel caso degli ultimi arresti della Polizia locale, le crew arrivano in città con una sorta di «guida» nello zaino. Foglietti scritti a penna o fotocopie che contengono molte informazioni su stazioni, depositi, orari e soprattutto punti deboli della rete del metrò. Conoscenze che nell’ambiente dei writer vengono di continuo scambiate e aggiornate. Milano e l’Italia restano inoltre molto attraenti anche per le leggi: in base al codice, rispetto ad altri Paesi che prevedono l’arresto, in caso di fermo di solito i graffitari vengono identificati e denunciati. Finiranno poi sotto processo, ma non vanno in galera. Lo scorso novembre,
ad esempio, un writer venne fermato di sera alla stazione di Gorgonzola, affidato alle forze dell’ordine e ritrovato il giorno dopo mentre cercava di imbrattare un treno.
Da agosto dello scorso anno l’Atm ha messo in campo un programma anti graffiti molto più incisivo.Rinforzata la sorveglianza nei principali depositi, sia con presidi fissi, sia con squadre che si spostano. Da allora 70 persone sono state fermate e consegnate a polizia e carabinieri. Altro versante è quello dell’analisi. Tutti i disegni e le tag (le firme dei writer) vengono filmati e archiviati prima della pulizia. In questo modo si accumula una banca dati che permette di collegare i passaggi e addebitare più imbrattamenti a uno stesso graffitaro quando viene fermato (in questo modo nel 2012 si è arrivati a 8 denunce). Il numero dei treni-vittima si è così ridotto del 22 per cento (410 convogli imbrattati nel 2012 contro i 520 del 2011). E aumentano sempre più anche i treni protetti da una sorta di pellicola antigraffiti che permette una rimozione più agevole della vernice: ormai quasi due terzi dei treni del metrò ha il suo «vestito» di protezione.

Articolo di GIANNI SANTUCCI apparso sul Corriere della Sera il 1 giugno 2013

 

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