La doppia vita degli artisti che di notte imbrattano muri

Le tag di un musicista-pittore e di altri disegnatori quotati clonate da writer ? Indaga la polizia locale

Sospetti sulle «firme» lungo le strade della movida

Adesso ci si mettono anche gli artisti veri, quelli quotati. Di giorno creano opere d’arte sui muri e di notte vanno in giro ad imbrattarli con la propria tag. È il sospetto che gli agenti della polizia locale che si occupano del fenomeno hanno da qualche tempo. Ma è anche il dubbio dell’associazione nazionale graffiti che è sempre vigile sull’argomento. Dallo scorso maggio, infatti, sui muri di mezza città, sono aumentate le scritte Elvs e Kende. E in breve tempo non hanno risparmiato nessuna strada. Le puoi trovare da via Padova al Ticinese, nelle vie della movida e sulle circonvallazioni. Ma chi è Kende? E’ un musicista street-artist di origine bresciane. A Brescia infatti si è iscritto alla scuola d’arte Caravaggio, dove si è appassionato alla grafica pubblicitaria. Ma è rimasto affascinato dai graffiti che in quegli anni apparivano sempre più numerosi a Milano. Kende ha vissuto anche a Londra dove, secondo chi gli sta sempre col fiato sul collo, ha lasciato un pesante ricordo di scritte vandaliche perfettamente riconducibili a quelle copiosamente trovate a Milano. A Londra ha fatto così tanto danno che a lui è stato addirittura dedicato un servizio sulla BBC. Eppure lo stesso ha tele che esibisce in varie gallerie. Vuoi che ci sia in giro un mitomane che va ad imbrattare i muri utilizzando la sua tag? Ma Kende non è un caso isolato. Su ogni genere di superficie può cadere l’occhio, ad esempio, sulla tag Morg e ritorna il dubbio: che sia lo stesso Mork che ha realizzato i bellissimi pannelli della Centrale Termica Quarenghi? E che dire della scritta 2501 che capeggia su molti muri e diverse carrozze dei treni? Pioniere dell’urban art italiana, rampollo di una famiglia bene, 2501 si è spinto oltreoceano per confrontarsi e realizzare opere con artisti di altre culture. È apprezzato per il suo lavoro ed espone in importanti gallerie internazionali. Una curiosità: la tag 2501 sarebbe la data di nascita, il 25 gennaio. Insomma, se fossero veramente le loro tag che imbrattano la città, resta difficile stabilire il limite tra street art e writing vandalico. «È noto – sottolinea Fabiola Minoletti, studiosa del fenomeno – che spesso gli street artists usino la vetrina della strada, massacrandola di tag, per farsi pubblicità, oppure perché vittime di una trasgressione vandalica da cui non riescono a distaccarsi» E chi non si è accorto delle icone pop piazzate in giro per la città, in particolare quella dell’adorabile faccino di Arnold? Dietro quel faccino, però, si nasconde la tag Zibe, un artista di strada nato a Città del Messico, che ormai da tempo vive e lavora a Milano. E che dire di Manuinvisibile, artista internazionale che da diversi anni si occupa di personalizzazioni pittoriche per compagnie italiane ed estere, utilizzando qualsiasi tipo di superficie. Predilige lo spray, ma la sua arte spazia avvalendosi anche di una vasta tecnica mista. «Gli artisti di strada – dicono gli esperti della polizia locale – hanno maturato nel corso degli anni una connotazione culturale propria. Di solito i writers più preparati artisticamente o più consapevoli del proprio talento, si dimostrano rispettosi nello scegliere il supporto delle loro opere, evitando i monumenti storici, i portoni dei palazzi, i muri della case. Forse non è più così».

Articolo di Michele Focarete apparso il 19 gennaio 2014 su Corriere della Sera

 

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