Dolomiti ancora imbrattate con lo spray

Cimolais, le indicazioni fai da te sui percorsi sono ricomparse dove erano state cancellate.

Dolomiti

Insorge il web: punite il colpevole

Non c’è solo la questione delle scritte spray che ormai da anni tiene banco tra il mondo dell’alpinismo locale, dilagante in internet tra blog, siti specializzati e social network. Gli esperti di montagna stanno combattendo ben altre battaglie, alcune delle quali proprio all’interno del Parco naturale delle Dolomiti friulane. Ecco le principali. Gli alpinisti della domenica: da sempre Cai e Soccorso alpino mettono in guardia gli improvvisati, quelli che salgono in quota senza abbigliamento adeguato e attrezzature. Infortuni, anche mortali, e perdita dei sentieri sono purtroppo numerosi anche all’interno del Parco. Ci sono poi quelli che lo scrittore ertano Mauro Corona bolla come “deturpatori”. Si tratta degli scalatori che in passato hanno cementato vari punti della montagna pordenonese, incollando i chiodi da risalita in parete con colle sintetiche. Un fenomeno ben evidente persino nel celebre “campanile” di Val Montanaia, a Cimolais. Per evitare che il chiodo si stacchi durante l’ascesa vengono utilizzati persino dei mini martelli pneumatici a batteria. Nel Parco sono vietate le centraline idroelettriche, ma c’è allo studio una deroga per sfruttare i tantissimi rii e torrenti della zona. Da Claut a Cimolais passando per quella sul torrente Vajont ai piedi dell’omonima diga di Erto e Casso, sono decine i progetti di utilizzo energetico dell’acqua alpina. I club e le sezioni alpinistiche si oppongono sistematicamente a queste prese. Si tratta di derivazioni che lasciano senza acqua interi tratti di greto. Con le ovvie conseguenze su fauna e flora. I fondi scarseggiano e la manutenzione di ferrate, sentieri e vie è spesso demandata ai volontari. Di recente si è deciso di abbandonare a loro stesse varie piste d’alta quota per carenza di finanziamenti. Il maltempo, il dissesto e le tante scosse di terremoto del 2013 hanno già fatto crollare o cancellato vie conosciute da decenni. Proprio per potenziare i controlli, anche contro gli incendi e il bracconaggio, di recente è tornata in auge l’idea di costituire un corpo di guardie del Parco. Gli agenti sono previsti dalla Legge regionale 42 del 1996, istitutiva dell’ente di tutela. Ma per ora la disposizione è rimasta sulla carta. (f.fi.)CIMOLAIS È tornato in azione l’imbrattatore delle Dolomiti. Ma stavolta il mondo dell’alpinismo insorge e chiede alle forze dell’ordine di denunciare l’autore delle scritte spray su pareti rocciose e cenge alpine. Alcune nuove indicazioni su vie da percorrere sono state individuate all’interno del Parco naturale delle Dolomiti friulane, in direzione di cima Preti. Qui, a confine con l’Alpago bellunese, è la terza volta che vengono cancellate le scritte e i simboli tracciati con vernice rossa. Fenomeni simili si sono registrati anche in Veneto e in Trentinto Alto Adige, tanto che un ulteriore episodio risalente a pochi giorni fa è avvenuto in Val dei Cantoni. Si tratta di indicazioni e avvertimenti dipinti direttamente sulla roccia. Una pratica che viene condannata dal Club alpino italiano ma anche dall’Unesco, dal Parco e dai singoli esperti di alpinismo. Nel 2009 era stato individuato chi aveva realizzato questa segnaletica “fai da te” in Triveneto: il maniaghese Paolo Beltrame, amante delle escursioni e autore di mappe e libri tematici, si era giustificato dicendo di aver agito in buona fede. Da allora tra Beltrame e i colleghi alpinisti si è aperto un lungo confronto in quanto il primo sostiene la bontà dell’iniziativa, volta a rendere fruibile a chiunque la montagna e a evidenziare pericoli e disagi di certi sentieri. Secondo il Cai invece si tratta di autentici vandalismi che potrebbero anche indurre in inganno i meno pratici di scarpinate. Le iscrizioni furono cancellate incavando la roccia, con un lavoro di ore da parte dei volontari. L’anno dopo ricomparvero e anche quello dopo ancora. Lo scorso settembre nuovi episodi a Cimolais: denuncia contro ignoti ai carabinieri della locale stazione e taglia sull’imbrattatore lanciata dall’eurodeputato del Pd, il veneto Andrea Zanoni. Ora che il fenomeno è riapparso, gli scalatori di fama sbottano sul web. Il maestro Alessandro Gogna ha rilevato come le nuove iscrizioni rosse siano state eseguite negli stessi punti da cui sono state rimosse per più volte di seguito. «Lo fanno apposta», ha tuonato sul suo blog. Gli fanno eco escursionisti, amanti della natura, presidenti di sezione Cai e anche Antonio Zambon, presidente dell’associazione europea dei Comuni alpini. Tutti uniti nel chiedere sanzioni e la pulizia a spese del responsabile. «I teppisti e chi li emula stanno violando almeno tre disposizioni penali e civili, vanno segnalati alle Procure della Repubblica di Pordenone, Udine Belluno, Trento e Bolzano», ha ricordato l’onorevole Zanoni, pronto a consegnare 500 euro a chi fornirà elementi utili a far “beccare” l’anonimo writer.

Articolo di Fabiano Filippin apparso sul Messaggero Veneto – Pordenone il 9 febbraio 2014

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