EDUCARE ALLA BELLEZZA

Un patrimonio da difendere

Sono parecchie le cose che Milano dovrebbe avere il coraggio di «buttare a mare» per rinnovare la sua immagine. Quale occasione migliore di una vetrina internazionale come Expo per eliminare vecchi stereotipi e presentarsi al mondo in versione rinnovata? È molta la polvere da rimuovere, insieme a situazioni logore.
Vogliamo farne un elenco? Basta con i brutti arredi urbani, indegni di una capitale del design. Basta con gli orari di apertura dei musei differenziati, incomprensibili per i turisti. Basta con ultraquarantenni presentati come giovani e che non lasciano spazio ai giovani veri. Basta con gli spazi verdi degradati. Basta con il non coinvolgimento delle università nelle scelte creative. Basta con orari di mezzi pubblici inadeguati in una città che si appresta ad ospitare una esposizione universale. Basta con i designer cinquantenni che si fingono post-adolescenti trasgressivi solo perché ostentano sneakers e t-shirt sotto la giacca. Basta con quel «minimalismo» estetico post-industriale ormai superato perfino nelle zone periferiche del mondo. Basta con quel design e quella pubblicità che ammiccano al sesso, come se si trattasse di una grande novità. Basta con posizioni rigide nei confronti del turismo, di cui abbiamo invece estremo bisogno. Tutto ciò contribuisce a dare un’immagine vecchia e superata di Milano. Fra le molte cose da buttare, naturalmente, l’imbrattamento delle facciate degli edifici e le posizioni di chi li difende. Ancora oggi – nel 2014 – a Milano si perde tempo a discutere sul valore espressivo delle scritte sui muri e si tende a fare confusione tra la vera «street art» e i segnacci dei vandali, quando in tutto il mondo questa ambiguità non esiste più. Se vogliamo risolvere il problema, sanzioni o punizioni, anche se necessarie, non sono sufficienti. È necessario un cambio culturale.
Dunque, fa onore a Milano l’iniziativa congiunta di Unicef e Associazione Antigraffiti, che hanno sviluppato un programma di lezioni nelle scuole elementari e medie, per fare comprendere quanto sia negativa l’immagine di una città quasi completamente imbrattata e raccontare ai ragazzi la storia del writing, della sua origine e della sua attuale degenerazione, soprattutto a Milano. Sono poi i volontari dell’associazione a condurre i ragazzi in luoghi urbani di qualità artistica, per mostrare quanto le scritte vandaliche deturpino palazzi e monumenti e, peggio, derubino tutti noi di una bellezza a cui abbiamo diritto. Finalmente, si comincia a capire che questa bellezza è un patrimonio prezioso, ma fragile, che va difeso in tutti i modi. E uno di questi è l’educazione, che deve iniziare già nell’infanzia. «Kalòs kai agathòs» («Bello e buono») sostenevano i greci antichi: prova ne è che il degrado produce altro degrado, anche morale. Davvero positivo che siano dei volontari, dei privati cittadini ad insegnare ad amare un patrimonio che appartiene a tutti. Una iniziativa che va appoggiata e incrementata. Con il coraggio della volontà.

Editoriale di GIANNI RAVELLI apparso su il Corriere della Sera l’11 aprile 2014

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