Nella capitale dei murales, l’opera sfregiata

Verona

Le ali dell’angelo che ispira San Matteo sono rimaste impigliate in una canalina per impianti elettrici. Quasi che, anche la riproduzione in stile street art della celebre opera di Caravaggio che da qualche settimana spicca sulla ciclabile di via Camuzzoni, sia destinata a una seconda versione. Pochi giorni fa una canalina in plastica bianca, di per se anonima, ma in questo caso particolarmente impattante, ha tagliato in due l’opera realizzata durante l’estate su quel tratto della ciclabile che collega via San Marco a corso Milano e che, fin da quando ha iniziato a prendere forma rievocando appunto il celebre dipinto di Caravaggio, ha lasciato a bocca aperta i passanti per la sua capacità suggestiva. Tanto che qualcuno si è pure fermato per offrire spontaneamente un contributo economico agli esperti writers. È proprio da cittadini sensibili che bazzicano nella zona, che ci è arrivata una segnalazione sbigottita per quanto poca attenzione sia stata riservata all’opera, al momento della sistemazione della canalina, solo per non fare la fatica di allungare un po’ il giro dei cavi elettrici. Dopo che il Comune ha promosso la realizzazione dei graffiti che, da aprile, decorano il sottopasso di viale Piave, i ragazzi di Eye Lab Design si sono messi in moto per ottenere l’autorizzazione ad abbellire e riqualificare i muri cittadini. A maggio, grazie all’interessamento di Palazzo Barbieri che ha pubblicato, hanno ottenuto il nullaosta del privato, proprietario dei muri che si affacciano sulla ciclabile, dando il via a una serie di raffigurazioni classiche che vanno dal Nettuno del Bernini a Polifemo, fino al San Matteo e l’angelo. Il murale ora deturpato è costato ben 700 euro solo di materiali, sborsati dagli autori, visto che l’autorizzazione non prevede finanziamenti, ed è destinato a durare senza deteriorarsi per almeno una decina di anni. «Eravamo pronti a realizzare un altro Caravaggio, il San Francesco in meditazione, in 7 metri di altezza», riferiscono gli autori. «A questo punto aspettiamo però di sapere se dovranno essere fatti altri interventi simili, in modo da poter gestire gli spazi senza che vi siano poi sorprese. Se ci avessero contattato avremmo senz’altro trovato il modo di individuare una soluzione per rendere meno invasiva la canalina anche camuffandola con il colore». Chi segnala il brusco danneggiamento, reclama ora un intervento riparatore, che potrebbe avvenire «facilmente e a buon mercato», semplicemente facendo «transitare la canalina alla sommità della parete». Si legge nella lettera inviata al nostro giornale: «Anche un profano dovrebbe essere in grado di apprezzare la difficoltà e la quantità di tempo richiesti all’autore per cercare di imitare il modello originario e, al contempo, l’effetto scenico che ne è derivato». E insiste riferendosi alla canalina: «Si tratta di una soluzione edilizia che si segnala per la totale mancanza di sensibilità e per lo sfregio arrecato al dipinto». Uno sfregio difficile da digerire per Verona dove persino il noto scrittore spagnolo Arturo Perez-Reverte ha scelto di ambientare un intero capitolo del suo libro Un cecchino paziente dedicato al mondo dei writers. Un anno fa, inoltre, la Fondazione Cariverona ha pubblicato un volume che documenta trent’anni di graffitismo nella nostra città, facendone emergere il ruolo di fucina di talenti.

Articolo de L’Arena di Chiara Bazzanella del 29 Settembre 2015

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