Piazza Segni ostaggio dei vandali e il «custode» lancia la spugna

Policoro

«Mi piange il cuore. Sinora sono stato zitto ma quando ieri mattina ho visto la statua di Antonio Segni imbrattata dalle vernici non ce l’ho fatta più. Ho avvisato nella stessa giornata di ieri il sindaco Rocco Leone: basta, da oggi non pulirò, come ho fatto ogni mattina da qualche mese, i muri perimetrali della piazza che nella notte sporcano alcuni teppisti e delinquenti». Lo ha detto, tutto d’un fiato, Serafino Di Sanza , il custode di piazza Segni, uno dei più importanti “polmoni verdi” della città, ubicato tra il municipio e l’entrata della chiesa del Buon Pastore. La struttura, purtroppo, è divenuta regno di writer e di vandali tanto che è stata imbrattato da vernici anche l’austero monumento dell’altrettanto austero statista Segni, già presidente della Repubblica. In effetti, ieri abbiamo visto al bellissima piazza vittima dell’attacco. In particolare, il posto del degrado è la rotonda posteriore alla statua. Tutti i muri perimetrali erano un enorme graffito più o meno artistico: occhi giganti verdi, rossi e gialli, più scritte varie del tipo “Policoro horror”, “E va meno”, “Milano devasta” ed altre ancora. Ma non di soli disegni e scritte si trattava. Per terra bombolette di vernice colorata vuote, lattine di birra e bibite varie, cartacce, rifiuti. Tra questi anche quelli di tipo organico. In particolare le tracce più evidenti erano quelle di urina. Ma Serafino Di Sanza ha giurato che ha dovuto ripulire anche numerose cacche. Di più. Ancora il nostro interlocutore: «Vede quelle palme sul giardino antistante la chiesa? Per poco, alcuni giorni fa, non mi sono punto con una siringa. Ne ho trovate molte. Ed ho dovuto avvisare le madri che il sabato al catechismo e la domenica mattina portano qui i bambini. Attenti, che ci sono siringhe usate». Insomma, writer, vandali, tossicodipendenti, la fanno da padroni nella notte a piazza Segni, il cruore di Policoro. Cosa fare? Il custode non ha più intenzione di ripulire quel che gli altri sporcano. Ha avvisato, nel contempo, carabinieri e polizia di Stato di quanto accade. Ed al Comune sanno tutto. «Ma Polizia e carabinieri – ha esclamato Di Sanza – la prima cosa che mi chiedono è questa: ci sono le telecamere? Ed io sono costretto a rispondere di no. Ci vorrebbe più vigilanza anche se mi loro hanno assicurato che fanno il proprio dovere. Purtroppo, mi hanno spiegato che questi soggetti vanno presi in flagranza di reato. Io, nel frattempo, ho conservato, come mi è stato detto, le bombolette. E badate bene che per queste mie denunce io sono stato anche minacciato. Ma non mi faccio intimorire. Mi è stato ordinato di denunciare ed io lo faccio. E ringrazio quei cittadini che mi hanno dato solidarietà. Spero accada qualcosa di positivo che fermi l’attacco a piazza Segni».

Articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno di Filippo Mele del 29 Ottobre 2015

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