Breaking e graffiti sui muri L’arte si riprende la strada

SALERNO

Le due forme espressive hanno in comune il rapporto con gli spazi urbani di  All’interno dell’ambiente hip hop salernitano c’è tutto il mondo del breaking e del writing, forme artistiche legate rispettivamente al ballo e ai graffiti. Entrambe le discipline vantano un rapporto strettissimo, quasi privilegiato, con lo spazio urbano: il pavimento di una zona pedonale diventa il dancefloor dove ballare; il muro di un palazzone anonimo la tela bianca da colorare. La leggenda metropolitana narra che i primi passi del collettivo “Cafardo”, attivo nelle quattro discipline, sono stati mossi all’interno della ex fabbrica Marzotto, struttura abbandonata ormai da decenni. Il breaking si caratterizza per essere una forma di ballo dalla forte connotazione sociale. Influenzata da varie espressioni culturali quali il mambo, la capoeira, le danze cosacche, si diffuse nelle periferie delle metropoli americane, sconvolte dagli scontri tra bande, come un mezzo per esorcizzare la violenza. A Salerno ha dato una possibilità di riscatto ai ragazzi che vivevano una situazione di disagio nelle periferie, creando nel contempo momenti di aggregazione giovanile. Significativa, al riguardo, è la testimonianza di “Manone”, all’anagrafe Manuel Quintiero: «Sono cresciuto in una zona difficile come Mariconda, che offriva veramente poco ai giovani. Dopo aver scoperto l’hip hop cercavo un’occasione per avvicinarmi al breaking». Occasione che si presentò quando Manuel era poco più che ragazzino: «Avevo 15 anni quando Redda Boucherfe, un ballerino franco-algerino, si esibì in una lezione di breakdance nei locali dell’Arci Ragazzi. Ne rimasi folgorato. Iniziai quindi ad allenarmi accompagnato soltanto dal fido Boombox, lo stereo portatile». Dopo circa un anno Manone entrò a far parte del Cafardo. «Incrociai Tonico 70 e Stik B, membri del collettivo, durante un allenamento sotto i portici dell’Arbostella, punto di ritrovo per i “b-boys” della crew, termine che in gergo indica colui che fa del breaking uno stile di vita. Fu un colpo di fulmine; da quel giorno mi aggregai al gruppo, in cui già militavano Ciccio, Danio ed Helios, gli ultimi due attivi anche nel writing. L’anno successivo si aggiunse Ciaky». Questa disciplina richiede studio, allenamento, costanza e sacrifici. L’aspetto mentale, poi, è altrettanto importante. «All’età di trent’anni sono costretto ad allenarmi con regolarità per essere competitivo nelle battle, vale a dire le sfide di ballo – ironizza Daniele “Ciaky” Plaitano – Scherzi a parte, il confronto con un altro b-boy è uno stimolo che ti manda in trance: l’adrenalina è a mille, sei concentrato sulle tue mosse, vuoi vincere per la tua crew. Negli anni ci siamo guadagnati il rispetto della scena nazionale ma non solo: come collettivo siamo stati presenti a festival hip hop in tutta Europa. Ritengo poi che il breaking abbia una forte valenza educativa: ti insegna a controllare il corpo e la mente, stimola la creatività, ha una grande presa sui bambini ed è alla portata di tutti». Un’altra valvola di sfogo creativa per l’ambiente underground salernitano è stata offerta dal writing. «La vita è piena di emozioni e con i graffiti possiamo esternarli. Un graffito si legge, si interpreta, si condivide; in esso c’è tutto quello che non riesci a dire a parole e che forse, come tutto quello che viene dall’anima, non può essere detto diversamente. Credo sia una passione nobile e costruttiva che arricchisce e sensibilizza anche lo spettatore – è l’appassionata testimonianza di F., writer del Cafardo – Nel 1997 rimasi incantato dai cambiamenti che disegni e scritte colorate apportavano ai muri ingrigiti della mia città. I vecchi edifici di periferia ritornavano in vita, sembravano sorridere e ringraziare. Per questo motivo, incuriosito e affascinato, decisi di dire la mia pur non avendo la più pallida idea di cosa stessi facendo». Nonostante sia oramai riconosciuta come una forma artistica a livello globale, spesso accostata alla street art (chi non ricorda il ritratto di Papa Ratzinger in versione re di denari dipinto sui muri del vicolo Giudaica, nei pressi della Cantinella?), i graffiti sono frequentemente considerati atti di vandalismo. Chi ne ha fatto una ragione di vita si muove soprattutto di notte, in un limbo sospeso tra legalità ed illegalità, arte e trasgressione. Cappuccio in testa, zainetto stracolmo di bombolette spray, il writer è alla continua ricerca di spazi dove dipingere e sperimentare: muri spogli, capannoni in disuso, costruzioni lasciate al degrado rifioriscono grazie all’estro di mani leggere ed invisibili. «Crediamo nella forza del pensiero comunicato e condiviso; questo ci dà il coraggio di osare. La nostra fantasia non è però espressa con l’intento di compiere un atto illegale. È piuttosto un’esigenza a cui rispondiamo cercando di rispettare le leggi. Sicuramente le istituzioni potrebbero venirci incontro concedendoci autorizzazioni e spazi creativi dove chiunque possa esprimersi liberamente e scambiare opinioni. Al momento possiamo dipingere soltanto sui muri che delimitano i binari della metropolitana di fronte al Parco Mercatello. Lì abbiamo realizzato, tra i tanti, un pezzo per commemorare Matteo “Coeur” Nastri, membro del collettivo scomparso nel 2013. Coeur rivive ovunque, in ogni nostro movimento, perché un Cafardo non muore mai» conclude F. Chiudiamo citando l’esperienza di “Muri d’autore”, iniziativa lanciata lo scorso novembre dalla Fondazione Alfonso Gatto per rendere omaggio allo scrittore e poeta originario di Salerno. Questo intervento di rigenerazione urbana, tuttora in corso, è stato ideato con l’intento di rivalutare il rione Fornelle creando un museo d’arte all’aperto in grado di ridestare l’attenzione dei turisti e, soprattutto, dei cittadini su questa zona patrimonio della città spesso abbandonata e bistrattata. Diversi gli artisti coinvolti, anche di fama internazionale; tra di loro i salernitani Green Pino, Marco Picariello, F. e Manone. (4-segue)

ARTICOLO DI ALBERTO GENTILE DEL 9 FEBBRAIO 2016, LA CITTà DI SALERNO

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