Sorpresa a imbrattare le pareti del Duomo Ragazzina denunciata

COMO

Una ragazzina di quindici anni è stata denunciata l’altro pomeriggio dalla polizia per avere imbrattato, con un pennarellino nero, le pareti del Duomo, sotto il Broletto. Era insieme a un’amica sua coetanea, ed entrambe sono state viste da alcuni passanti, che – indovinate le loro intenzioni – hanno chiamato subito il 112. Pochi istanti dopo una volante era già in piazza. Secondo quanto ricostruito sempre ieri, una delle due avrebbe scagionato l’altra, assumendosi in toto la responsabilità del gesto. Non si tratta di scarabocchi sul genere di quelli piuttosto ingombranti che solitamente sono il frutto del “lavoro” dei writer. Era una scritta piccola, benché non invisibile, inneggiante a tale “Megghi”, bastata comunque a far scattare una denuncia per danneggiamento al tribunale dei minori di Milano. È bastato comunque un brevissimo tour del fotografo, ieri mattina, per trarre un quadro piuttosto esaustivo della situazione. Le scritte sono molto più di una, e anche se non sono grandi, sono ben visibili, oltre che dal contenuto piuttosto scurrile (motivo per il quale risultano pressoché impubblicabili): “ti amo” o “non ti amo più”, di sicuro – al di là dell’episodio confluito nell’identificazione della ragazzina – scrivere sulle pareti secolari della cattedrale sembra davvero un gioco da ragazzi, anche se poi ripulire il granito è molto più difficile. Le frasi si concentrano soprattutto sotto il portico del Broletto, che garantisce evidentemente maggiore copertura (e d’altra parte per anni vi si sono rifugiati balordi e senza tetto, anche lontani dagli occhi indiscreti di eventuali telecamere). Qualche problema si pone per il contenuto dei “pensieri”, davvero molto volgari. Ora bisognerà ripulire, anche se precedenti campagne di bonifica, forse proprio per colpa dei piccoli pennarelli che vengono utilizzati, dicono che le scritte difficilmente scompaiono del tutto. Può capitare che rimangano macchie e aloni e che il danno diventi a quel punto davvero inquantificabile. Presentare il conto ai colpevoli è strada altrettanto difficile da percorrere.

Senza sporcare

La notizia è di ieri: due ragazzine beccate a scribacchiare sul Duomo quello che, secondo gli interpreti dell’opera, sarebbe un insulto rivolto a chicchessia, forse una compagna di scuola. Il graffito delle giovanissime ha aperto la strada ad altre iscrizioni non meno smodate, anche se affidate a supporti più adatti: quelle dei commentatori da modem. Come sempre in questi casi, l’occhio di chi condanna si eleva sulle ragazzine per posarsi, severo, sui genitori: «Ma chi le avrà educate, queste due?», «Fossi io la loro mamma, sai che sberle». C’è del vero e perfino del sacrosanto – botte a parte – in queste esternazioni, ma alla fine mi sembra lascino il tempo che trovano. Mi incuriosisce di più provare a immaginare che cosa può essere passato per la testa delle due mentre avvicinavano il pennarello all’augusto marmo della cattedrale. Non vale, tra l’altro, rifugiarsi nel concetto che le due sono pressoché adolescenti, stagione della vita che gode, o quasi, di licenza di stupidità: analogo oscuramento della ragione tocca, di tanto in tanto, maturi tifosi in trasferta, turisti in sandalo e maglietta, insospettabili signori con la segreta passione per il vandalismo. Esenti da questa maligna ramificazione della grafomania, per paradosso, sono i writer, i quali “minacciano” qualunque superficie tranne quelle dei monumenti: essi desiderano lasciare “qualcosa”, per quanto discutibile possa essere, dove non c’è “niente”, non dove già c’è tutto. Chi pasticcia su un monumento, invece, vuole dell’altro: non desidera comunicare ma dare un segno di sé su una presenza che, si suppone, sfiderà i secoli, così da sopravvivere con essa. Da questo si può misurare quanta poca autostima ci sia in chi si abbandona a un gesto così irresponsabile, quanta poca fiducia abbia nella possibilità di lasciare una traccia che non sia uno sgorbio sventato. Magari, oltre a sgridarle, sarà il caso di aiutare quelle due a trovare un posto nel mondo. Così che possano vivere senza sporcare e senza sporcarsi.

ARTICOLI DI MARIO SCHIANI DEL 13 FEBBRAIO 2016, LA PROVINCIA

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