Lavavetri, la (inutile) battaglia delle multe Più di 500 in un anno: neanche una pagata

Nel 2015 la municipale ha fatto 544 sanzioni. Unico effetto: il sequestro di spugne e secchi

«Prendo atto della buona volontà del sindaco e spero si tramuti presto in fatti». Correva l’anno 2005 e il professor Aldo Zechini D’Aulerio, ai tempi consigliere comunale di Forza Italia, era soddisfatto della risposta ricevuta da Sergio Cofferati. L’allora primo cittadino aveva ascoltato le lamentele in aula di D’Alerio sui troppi lavavetri ai semafori e lo aveva rassicurato promettendo maggiori controlli. Fu l’apice della stagione legalitaria per Cofferati che gli valse il soprannome di sindaco sceriffo. Il tema però non è scomparso, se è vero che solo due anni fa a sollevarlo fu Virginio Merola, al contrario dell’assessore al Welfare Amelia Frascaroli convinta che quello dei lavavetri sia «un problema sociale e non di ordine pubblico». Negli ultimi mesi la linea dura del sindaco non si è fermata. Nel 2013 le multe sono state 369, salite a 475 nel 2014 fino ad arrivare all’anno record del 2015, quando la Polizia municipale diretta dal comandante Carlo Di Palma è arrivata a staccare 544 infrazioni all’articolo 17 del regolamento di polizia urbana che vieta l’accattonaggio e il bivacco, ma pure «l’avvicinarsi ai veicoli in circolazione sulle strade pubbliche o ad uso pubblico al fine di chiedere l’elemosina o offrire servizi quali la pulizia o il lavaggio di vetri o fari o altre parti del veicolo». Per i trasgressori la multa è salata, dai 100 ai 500 euro, oltre al sequestro di tutto il set da lavoro, ovvero spatola, secchio e spugna. Materiale che viene subito distrutto, mentre un discorso a parte va fatto riguardo all’incasso delle multe. «Stiamo parlando di verbali che vengono rilasciati sul posto di fronte a un’infrazione, non vuol dire che vengano poi tutti pagati», spiega il segretario generale del Comune Luca Uguccioni, che ha curato il report triennale (2016-2018) di prevenzione alla corruzione dove sono confluite anche tutte le attività di controllo della Polizia municipale. E infatti di fronte a questa mole di multe, 544 in un anno che vuol dire una media di 1,5 al giorno comprendendo anche i giorni festivi, nemmeno una è stata saldata. «Non è facile, spesso questi soggetti non hanno nemmeno una residenza». Alla fine i vigili si accontentano di distruggere tutto ben sapendo che nei giorni successivi, magari allo stesso semaforo, possono ritrovarsi la stessa persona ancora lì a tentare di lavare i vetri dalle auto degli automobilisti bolognesi. Lo stesso discorso vale per chi viene multato per «accattonaggio e questue moleste», l’anno scorso sono stati pizzicati in 304, ma poi di multe pagate nulla o quasi. Dati che si inseriscono nell’annoso dibattito sull’efficacia di questi controlli, tra chi li vorrebbe più stringenti come Forza Italia, che due anni fa propose di fotografare i lavavetri per avere un censimento completo, e chi come la Frascaroli li ritiene inutili. Ma una lotta non sempre è per sempre. Lo dimostra quella ai graffiti. Nel 2013 furono multati 45 writer colti mentre stavano disegnando (o circa) su qualche muro della città. Ma l’anno dopo ci fu un crollo delle sanzioni: solo una. E non si trattò di un calo anomalo ma di una vera tendenza visto che nel 2015 non c’è nemmeno un verbale segnalato sotto questa voce. «Vanno beccati sul fatto e non sempre è facile. E poi spesso accade tutto di notte e in luoghi non proprio centrali», prova a dare una spiegazione Uguccioni. O forse perché anche in Comune si sono accorti che molti di questi graffiti invece che deturpare spesso abbelliscono la città. Come insegna il progetto della Fondazione Genus Bononiae che si sta premurando di raccogliere e custodire quelli d’autore.

ARTICOLO DI Beppe Persichella DEL 20 FEBBRAIO 2016, CORRIERE DI BOLOGNA

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