Tre processi per capire se il writer è artista

Denunciato, ma assolto in primo e secondo grado. Parola alla Cassazione

MILANO

L’eterno dilemma «graffiti uguale arte oppure imbrattamento» approda in Cassazione. Per la prima volta un caso di street art , nato processualmente a Milano, deve essere valutato dalla Suprema corte. Il prossimo 4 aprile verrà discusso il processo a carico del writer «Manu Invisible», già assolto in primo grado e in appello. L’artista (oppure no?) di strada è molto noto dell’ambiente cittadino e le sue opere sono ormai riconoscibili. A Milano era accusato del reato di imbrattamento per un graffito realizzato in un sottopasso ferroviario. «È la prima volta – spiega il difensore del writer, Domenico Melillo – che questo tipo di arte finisce davanti alla Suprema corte che dovrà decidere se si tratta di imbrattamento o meno». Il giovane graffitaro, originario di Cagliari e i cui lavori sono stati esposti l’estate scorsa anche all’Upfest di Bristol, il festival internazionale dedicato alla street art più grande d’Europa, era stato assolto due anni fa dal Tribunale di Milano dall’accusa appunto di imbrattamento. La «pistola fumante» era stato il murale di uno «scorcio notturno dei Navigli», come ha chiarito il suo legale, disegnato nel giugno 2011 sulle pareti di un sottopasso ferroviario in zona Lambrate. In primo grado, come chiarito sempre dall’avvocato, Manu Invisible era stato prosciolto perché tra l’altro il giudice aveva riconosciuto le «capacità artistiche» dell’imputato e il valore quindi dei suoi graffiti. L’assoluzione era stata poi confermata in appello, questa volta però con la formula della «particolare tenuità del fatto». Successivamente la Procura generale ha fatto ricorso contro il proscioglimento e ora la parola passa alla Cassazione. Per la prima volta in un caso di questo tipo. Toccherà ai supremi giudici stabilire se l’imputato è un Banksy in salsa milanese oppure un imbrattatore qualunque. Certo è che comunque finirà, la sentenza definitiva costituirà un precedente per i murale dei tantissimi writer che lavorano nelle metropoli e darà un contributo decisivo a un antico dibattito.

ARTICOLO DEL 24 FEBBRAIO 2016, IL GIORNALE

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2 Responses to Tre processi per capire se il writer è artista

  1. Tommaso Incerti Rispondi

    26 febbraio 2016 at 05:52

    Ma c’è un modo di fare scommesse sul risultato?

    Ci auguriamo tutti che ciò che verrà deciso faccia giurisprudenza, come si suol dire.
    Aspettiamo una sentenza che metta un punto esclamativo di chiusura sulla questione.

    Perché il dire “è bello o brutto” è roba che sanno fare tutti.
    Quello che sembra non si voglia ancora far capire con decisione è che: l’appropriazione indebita di spazi privati o pubblici, anche se per realizzare disegni o altro, è un reato.

    Se si vuole far passare il messaggio sociale che <>

  2. Tommaso Incerti Rispondi

    26 febbraio 2016 at 05:54

    Ma c’è un modo di fare scommesse sul risultato?

    Ci auguriamo tutti che ciò che verrà deciso faccia giurisprudenza, come si suol dire.
    Aspettiamo una sentenza che metta un punto esclamativo di chiusura sulla questione.

    Perché il dire “è bello o brutto” è roba che sanno fare tutti.
    Quello che sembra non si voglia ancora far capire con decisione è che: l’appropriazione indebita di spazi privati o pubblici, anche se per realizzare disegni o altro, è un reato.

    Se si vuole far passare il messaggio sociale che “un reato si dissolve, si scioglie come neve al sole, davanti a una buona mano, o a un nome famoso, o al gradimento estetico di chi giudica, avremo di che piangere tutti, perché i vandali non giudicano mai brutto il loro vandalizzare ovunque”

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