BUSINES PEOPLE, 9 MARZO 2016

URBAN TREND

W I GRAFFITI

DA SIMBOLI DEL VANDALISMO A OPERE D’ARTE COMMISSIONATE PER ABBELLIRE CITTÀ E AREE INDUSTRIALI: I MURALES CONQUISTANO UNA NUOVA VITA NEL SEGNO DELLA LEGALITÀ. COSÌ CAPANNONI E PORTI DIVENTANO LE TELE PER CAPOLAVORI MODERNI E NON CONVENZIONALI

DALLE CAVERNE AI CAPANNONI

SONO SEMPRE DI PIÙ I GRAFFITI COMMISSIONATI A WRITER , FAMOSI O GIOVANI, PER CANCELLARE IL GRIGIORE DELLE AREE INDUSTRIALI. UNA TENDENZA CHE STA CONTAGIANDO TUTTO IL VENETO, GRAZIE ALL’IMPEGNO DI UN PAPÀ SPECIALE

«Il mio è un capannone normalissimo, ma avevo già deciso di dipingerlo tutto di nero e il mio ufficio l’ho voluto tutto in legno, come uno chalet di montagna, per ricordare la mia attività». Insomma, per Pierangelo Bressan lo stabilimento della sua Garmont – a Vedelago (Tv) – non è mai stato solo un posto di lavoro. E ha voluto fare di più, commissionando un enorme murales per la facciata: «Quando ho visto che dei ragazzi avevano fatto quegli “scarabocchi” in un locale, mi è venuta voglia di provare e ho contattato l’associazione Jeos». È bastata una settimana di lavoro al writer Macs (Antonello Piccinino, di Lanciano, Ch) e un investimento non esorbitante per realizzare l’immagine di un ragazzo con in mano un paio di scarponi di montagna, il core business della Garmont. «Credo di aver dato una svolta alla nostra cultura provinciale», commenta Bressan, «i dipendenti e i clienti sono felicissimi. Visto da vicino, sul granulare del muro, è emozionante». Sono tante le aziende in tutto il Veneto – come la Studio Verde (di Curtarolo, Pd) o il mall Le Piramidi (a Torri di Quartesolo, Vi) – ad aver accettato la proposta dell’associazione Jeos, chiamata così in memoria di un giovane, ma già affermato, writer della zona. Dopo l’improvvisa morte del ragazzo, Antonio Ceccagno decise di dover portare avanti la passione del figlio, ma nel segno della legalità: «Da qualche anno, diversi imprenditori hanno percepito il valore nel distinguere i propri immobili industriali con vere opere d’arte», spiega il presidente di Jeos, «noi ci occupiamo della logistica operativa – ospitalità, colori, attrezzature e sicurezza – perché vogliamo staccare la street art dal comune senso del vandalismo murario».

ALTRO CHE VANDALI

A PARTIRE DALLE CABINE ELETTRICHE DI MILANO FINO AL PORTO DI CATANIA, CRESCONO LE INIZIATIVE PER SFRUTTARE LA CREATIVITÀ DEGLI STREET ARTIST CON L’OBIETTIVO DI ABBELLIRE GLI ANGOLI MENO ATTRAENTI DELLE CITTÀ

Un uomo che guarda a Oriente a rappresentare “gli uno, nessuno e centomila” che da ogni parte del mondo hanno contribuito a creare quell’unico crogiolo di culture che è l’identità siciliana. I suoi occhi coprono gli otto silos granari che dal 1960 rappresentano uno dei colpi d’occhio più forti dello skyline di Catania. Alto dieci piani e largo come un campo da calcio, è il murales più grande del mondo e a realizzarlo è stato l’artista portoghese Alexandre Farto, in arte Vhils. L’opera è stata completata a fine 2015 grazie alla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e ha avuto un corrispettivo “museale” nella mostra Codici sorgenti, visioni urbane contemporanee , tutta dedicata all’arte dei graffiti e curata dalla galleria 999Contemporary. Per anni tacciati come simbolo di vandalismo, le istituzioni pubbliche e non solo stanno riscoprendo il valore e la potenza artistica dei murales come strumento di decoro urbano. Un esempio è quanto sta accadendo a Milano, dove A2a e Fondazione Aem, in collaborazione con il Comune, hanno affidato a Davide “Atomo” Tinelli il compito di coordinare 53 artisti nella decorazione di 180 cabine semaforiche nel progetto Urban Art Renaissance. Ma l’obiettivo è già di estendere l’iniziativa “Energy Box” a tutte le 723 della città (qualcosa di simile ha fatto anche Enel con le sue cabine e casette in diverse località). «Sono un dipendente da 31 anni di A2a», svela Tinelli, «e avevo proposto l’idea da tempo. Quando sono cambiati i vertici delle Relazioni esterne dell’azienda, è arrivata la svolta. Sono seguite pochissime proteste, sono più i cittadini che le chiedono anche nelle loro zone», è il bilancio del volto storico della street art milanese, che pensa già al suo prossimo sogno: «Voglio restituire alla bellezza una “ferita necessaria”, una diga nel Parco nazionale dello Stelvio».

LAUREATI IN BELLEZZA

Due moderni graffiti sono entrati persino in un tempio della cultura, «il più antico Orto universitario al mondo ad aver conservato nei secoli l’ubicazione originaria», cioè quello dell’Università di Padova. Per decorare la nuova area da 15 mila metri quadri, infatti, l’ateneo ha pensato proprio all’urban art: la scelta è caduta su Albero Parise, noto col nome d’arte di Sika, che ha realizzato due pareti nella zona delle serre, all’interno dei nuovi laboratori didattici. © Ivano Bellino (1), Massimo Pistore/Università di Padova (4) Il writer Alberto Parise, in arte Sika, all’opera sulle pareti del Giardino della biodiversità, la zona delle serre all’interno della nuova area da 15 mila metri quadri inaugurata all’interno dell’Orto Botanico di Padova.

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