Denunciata la ‘contromostra’ «Mai autorizzato l’ingresso»

BOLOGNA

NON C’È PACE per la street art. Dopo le polemiche sulla mostra di Palazzo Pepoli, preceduta dalla clamorosa protesta di Blu che ha cancellato tutte le sue opere in città, a finire nella bufera tocca ora a ‘R.U.S.Co.’, l’esposizione di murales e graffiti a cielo aperto nell’ex Zincaturificio di via Stalingrado, a cura dell’associazione Serendippo. Un progetto che, vista anche la coincidenza nei tempi, era stato considerato un po’ come la risposta alla mostra di Genus Bononiae. MA contrariamente a quanto affermato dalla curatrice Etta Polico al taglio del nastro, il permesso per utilizzare i 16mila metri quadri della fabbrica, dismessa da una quindicina d’anni, non è mai stato concesso. Anzi, la Finalco Spa, l’azienda proprietaria della struttura e rappresentata da Rinaldo Nannetti, ha deciso di sporgere una querela contro ignoti lo scorso 17 marzo, per gli «ingressi abusivi effettuati all’interno dell’area», come sottolinea l’avvocato Nicoletta Amadei. La proprietà, insomma, non avrebbe mai dato il via libera all’utilizzo dell’ex Zincaturificio, ma di fronte alla richiesta di Serendippo, avrebbe invece risposto con una mail dell’8 marzo, spiegando che «i soci, informati dell’ingresso all’interno della proprietà, precisano che detto ingresso non è autorizzato», dato che «si tratta di un’area privata, recintata e regolarmente chiusa per impedire l’accesso a chiunque per evidenti motivi di sicurezza». Smentendo così che sia stato lo stesso Nannetti a dire che «ognuno può entrare a proprio rischio e pericolo». Invece, sottolinea la proprietà, «è molto grave invitare, anche solo implicitamente, visitatori o artisti a violare la proprietà privata, perché un simile invito potrebbe integrare gli estremi dell’istigazione a delinquere».

ALLA MOSTRA di R.U.S.Co. hanno partecipato 45 artisti italiani e internazionali, che hanno dipinto per una ventina di giorni i muri e i supporti dell’ex fabbrica, destinata ad essere demolita. Anche l’assessore alla Cultura Davide Conte aveva visitato questo inedito esperimento di arte di strada: «Occuparsi di cultura vuol dire anche venire a vedere queste opere in zone di degrado e abbandono – aveva sottolineato Conte -. Come facevo a non venire a vedere questo posto? Ogni tanto bisogna anche sporcarsi le mani. Sono graffiti bellissimi, speriamo solo che non si facciano male: ce n’ è uno anche sul tetto, e se cade?».

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