Atm presenta il conto (salato) ai writers

MILANO

Una richiesta di 74mila euro a tre writers su cui pende l’accusa di aver imbrattato i muri di un vecchio deposito. L’Atm ha presentato un conto salatissimo a tre giovani street artist colti sul fatto a dipingere dentro l’immobile di via Fermi 25, a Binasco. Secondo gli avvocati difensori si tratta di una richiesta sproporzionata: «L’edificio in questione è un rudere abbandonato da anni – hanno spiegato i legali – su cui l’azienda non faceva i necessari controlli e che non era mai stato perimetrato».

A PAGINA VIII

UNA richiesta di rimborso da 74mila euro per aver dipinto sul muro di un edificio abbandonato da anni. È questa la cifra che gli avvocati di Atm hanno notificato a tre writers milanesi, colti sul fatto mentre dipingevano nell’edificio di via Fermi 25, a Binasco.

Soldi che secondo i calcoli fatti dagli avvocati dell’azienda di trasporti corrispondono a «64.221 euro per la rimozione graffiti e nuova pitturazione delle superfici murarie e 9.975 euro per la rimozione graffiti e nuova pitturazione delle superfici metalliche». Al corrispondere della cifra, si legge nella lettera dove è stato scritto anche il codice Iban, Atm promette di non «costituirsi parte civile nell’instaurando processo penale». I fatti risalgono allo scorso marzo, quando in tre (tutti under 30) vengono colti sul fatto dalla polizia locale mentre dipingono con le bombolette sui muri interni dell’edificio, senza autorizzazione: uno di questi è noto nell’ambiente dei graffiti come “SoCool420″ ed è uno street artist che ha lavorato a diverse campagne pubblicitarie di marchi noti, mentre gli altri due lavorano regolarmente come grafici. Per gli avvocati che difendono i tre, quella di Atm è una richiesta irricevibile: «È quantomeno strano il comportamento dell’azienda – dice Domenico Melillo, legale difensore -. Da un lato sembrano non rendersi conto del livello di incuria delle proprietà, salvo poi accorgersi di un presunto danneggiamento quando hanno l’occasione di chiedere i danni a dei ragazzi».

Secondo gli avvocati, infatti, era ben noto lo stato di incuria in cui si trovano i 35mila metri quadri della struttura di via Fermi e l’azienda non avrebbe fatto niente per mettere in sicurezza l’edificio. Che per i legali è un «immobile pericolante e in stato di abbandono da molti anni – si legge nella lettera di risposta inviata dai difensori -. Atm non si preoccupava (contrariamente a quanto dovuto) di tenere in debita conservazione le perimetrazioni volte a delimitare l’accesso alla proprietà da parte di terzi che risultano invece aperte o mancanti in più punti, senza alcun tipo di avviso esterno. Se non quelli comparsi inspiegabilmente solo in data successiva ai fatti in contestazione».

Una strategia di difesa che, oltre a far riconoscere il valore artistico dei lavori realizzati dai tre, punta a dimostrare che quei muri dovranno essere abbattuti piuttosto che puliti.

Dal canto suo l’azienda dei trasporti fa sapere che «l’immobile di Binasco è in disuso ma sicuramente non in stato di abbandono o carente dal punto di vista della sicurezza.

Lo stato dell’immobile viene regolarmente monitorato con controlli sia sul perimetro esterno che internamente, in particolare per quanto riguarda l’integrità dei sistemi di chiusura atti ad impedire accessi che, qualora avvenuti, sono evidentemente fraudolenti». Atm aggiunge poi che la struttura – in origine un deposito automobilistico – è nell’elenco degli immobili messi in vendita.

ARTICOLO DI LUCA DE VITO DEL 17 MAGGIO 2016, LA REPUBBLICA

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One Response to Atm presenta il conto (salato) ai writers

  1. Annetta Milone Rispondi

    20 maggio 2016 at 06:24

    Siamo ancora imbrigliati a dover perdere, da decenni, “soldi e tempo infinito” rubato, così come si rubano i muri, ad altre cause (perché la giustizia avrebbe anche altro da fare ..) per valutare se “le macchie di colore, fatte dal primo all’ultimo dei cretini in modo illegale, sono opere d’arte o schifezze immonde.
    Non son o né belle e né brutte sono SOLO ILLEGALI.
    Sono un abuso autoreferenziale basato su considerazioni approssimative di elementi che violano le regole comuni, gente che considera il Codice Civile alla stregua di un divertente libro di barzellette.
    Purtroppo ci sono anche giudici che interpretano secondo l’umore del giorno. Così l’Italia spreca senza educare le ultime risorse.
    Vediamo come finisce, ma c’è una sola persona disposta a mettere la mano sul fuoco, avendo certezza di cosa si deciderà in tribunale?
    Io temo che si stiano sfiancando, ben oltre l’umana sopportazione, gli addetti all’ordine e alla sicurezza, che spesso rischiano la pelle per acchiappare delinquenti e poi se li vedono liberi e gaudenti, pronti e ridelinquere, ancor prima di aver concluso la compilazione dei il mille moduli che: polizia e vigilanza urbana o carabinieri ecc. hanno l’obbligo di preparare.

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