Dagli Usa con una missione: pulizia totale dei muri

Roma

Rebecca con due amiche ha iniziato nel 2009. Oggi Retake è anche in periferia

Peppe Aquaro

«Ripetevano che avremmo dovuto aspettare la ristrutturazione della facciata. Ma non sopportavo più quelle scritte che deturpavano il palazzo nel quale abito. Così, io e mio figlio nel 2009 abbiamo iniziato a pulire con un solvente: il travertino è tornato a risplendere», racconta Rebecca Spitzmiller, americana dell’Ohio, cresciuta a Miami, e romana per amore. «Il mese dopo, la facciata era nuovamente piena di scritte: e via a ripulirla. Stessa cosa dopo sei mesi. Ma è servito insistere: da sei anni non c’è neppure un tag», aggiunge l’insegnante di Diritto internazionale all’Università Roma Tre. Rebecca, Paola Carra e Lori Hickey, amiche del cuore e di progetto, a Natale di sette anni fa decidono di organizzare un Retake per la festa di San Patrizio. «Il nome dell’associazione è nato per caso, mentre immaginavamo di liberare la città dal degrado, riprendendocela». Detto, fatto. Il 17 marzo del 2010 erano a Villa Borghese per pulire le statue, in compagnia di Anita Garibaldi. «Anita è una discendente dell’Eroe dei due mondi, e noi ci siamo rivolti alla sua Fondazione per muoverci liberamente: dal 2014 siamo una onlus indipendente», risponde la cofondatrice di Retake, nato sulla scia di un ricordo d’infanzia. «Sono cresciuta con il jingle di Keep America Beautiful , che esortava gli americani a non buttare neanche una cicca per terra. Ho sempre pensato a qualcosa di simile per l’Italia». Tenendo presenti i pilastri di Retake: Wake up, Speak up, Clean up e Grow up. Un movimento da 70 gruppi di quartiere, passato dai mille follower del 2010 sulla pagina facebook ai 38 mila attuali. «Siamo anche nelle periferie: Roma va salvaguardata tutta. Basti pensare al Retake del quartiere Morena: nel sottopasso del Grande raccordo anulare c’è un museo ciclopedonale», dice Simone Vellucci, presidente di Retake Roma. «Un paio di settimane fa, ho incontrato il presidente del IX Municipio, al quale ho proposto di portare Retake nelle scuole», dice Daria Brancatisano, casa in zona Eur. «Abbiamo ripulito ventotto volte il muro antistante il Liceo classico Vivona: giusto per far capire ai 1.400 studenti che il loro istituto è un valore da difendere», aggiunge. Ed è come sentire Guenda Palma, responsabile dei volontari di Casal Palocco, e direttrice commerciale in un hotel. È entrata a far parte dei pulitori dopo aver incontrato Laura Lentini, responsabile del progetto Retake aziende, quando sono le imprese a sponsorizzare l’intervento, invitando i dipendenti a indossare la pettorina blu con il logo Retake rosa. Infine, Simone Baglivo, liceale sedicenne del quartiere Prati, all’inizio del 2016 si è «infilato» in un Retake a San Paolo-Garbatella: «Non è la mia zona, ma mi sono divertito a pulire insieme ai Pics dell’Ama, il Pronto intervento nel centro storico».

Articolo del 22 Novembre 2016, Corriere della Sera

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2 Responses to Dagli Usa con una missione: pulizia totale dei muri

  1. Mariapaola Marchitto Rispondi

    1 dicembre 2016 at 22:39

    Questo è lo spirito giusto per riappropriarsi delle nostre città. Complimenti!

  2. Giacomo Iacobucci Rispondi

    10 dicembre 2016 at 22:49

    In America il fenomeno è scomparso da tempo perché la coscienza civica da un lato ed un rigido sistema sanzionatorio dall’altro hanno fatto da degna cornice alla fuoriuscita dal degrado ed al recupero del Bello. Scimmiottiamo gli USA per tante cose, spesso negative, perché non lo facciamo per aspetti ben più intelligenti?

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