Scoppia il caso murales, sì o no? Tanti: “Qui abbiamo la vera arte Serve una maggiore riflessione”

L’assessore tra appoggi e critiche dopo la posizione sui writers e sulle opere di Icastica E la consigliera Cornacchini: “La mia? Era un’ipotesi educativa, anch’io copro i graffiti “

AREZZO

Si accende la discussione in città intorno all’ipotesi di utilizzare le varie forme di “street art” per riqualificare le aree degradate. Sui social e non solo, si è scatenato l’inferno dopo che l’assessore Lucia Tanti ha espresso i dubbi sull’ idea di affidare il decoro alla mano dei graffitari. Un argomento che a quanto pare divide la città tra chi vede nei murales espressione di forme di autentica arte e chi invece li considera a pieno titolo semplici e inutili imbrattamenti. Varie comunque le sfumature intorno al fenomeno e altrettanto differenziate le prese di posizione mentre c’è una vera l’alzata di scudi a difesa delle opere di Icastica ormai entrate sotto gli occhi degli aretini. L’assessore Lucia Tanti ribatte: “Tanto rumore per nulla. Non tutti sono bravi artisti e creatori di ‘bello’ anche se si credono tali. Non si impone a nessuno ciò che lo sguardo deve vedere per forza. La città è di tutti non solo di chi colora muri a piacimento. Per una città che ha il ‘murales’ più bello del mondo, cioè la Leggenda della Vera Croce in San Francesco, forse una maggiore riflessione non guasterebbe”. A frenare Lucia Tanti è proprio l’imposizione visiva che ritiene non giusta. “La città è di tutti – spiega Tanti – e ci vuole un percorso maggiormente partecipato in questo delicato tema. La nostra città ha tantissima arte ovunque e credo che non sia accettabile pensare di imporre a tutti ciò che piace ad alcuni. Se poi ci sarà un percorso che ha un senso valuteremo”. Scoppia quindi il caso intorno a murales sì o murales no. Ancora i tempi non sembrano maturi per poter affidare la riqualificazione a chi fino a ieri ha minato a colpi di bombolette spray sottopassi, facciate e ogni angolo della città contribuendo a far salire il degrado. La “promozione” da vandali ad artisti è lontana appare comunque lontana anche a chi ha presentato l’atto di indirizzo con il quale si chiede al Comune di “impegnarsi affinché siano individuate all’interno del tessuto urbano delle aree da riqualificare evitando inutili imbrattamenti, causa di numerosi e dispendiosi interventi di recupero del decoro urbano”. “È chiaro puntualizza Mery Cornacchini, firmataria dell’atto di indirizzo assieme ad Angelo Rossi – che nessuno dovrà imbrattare. Bisognerà affidarsi ad artisti competenti. Abbiamo un progetto con una scuola che si è fatta avanti per insegnare ai giovani studenti come esprimersi”. La riqualificazione a suon di bombolette spray non potrà passare attraverso il centro storico. “I murales – puntualizza Cornacchini – potranno servire a dare un nuovo look a facciate di edifici in zone non centrali. Quali? Mi viene in mente l’istituto Vasari, per esempio”. L’obiettivo di Cornacchini è quello di tentare di educare i giovani a non imbrattare in modo smisurato, riservando loro alcuni spazi dove potersi esprimere. “Non vogliamo – spiega Cornacchini – dare il segnale di poter dipingere ovunque. Sono la prima a cancellare con il bianco le scritte che sono e rimangono degrado. Ho già acquistato la vernice per imbiancare i murales realizzati nel tunnel di via Arno, dove è stata proprio la mancanza di regole a sfociare nel degrado stratificatosi con i murales. Lo scopo dell’atto di indirizzo è di evitare che si ripeti il caso di via Arno, simbolo di degrado da combattere e imbiancare”.

Alessandro Bindi

ARTICOLO DEL 9 GENNAIO 2017, CORRIERE DI AREZZO

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6 Responses to Scoppia il caso murales, sì o no? Tanti: “Qui abbiamo la vera arte Serve una maggiore riflessione”

  1. Alessio Valdi Rispondi

    10 gennaio 2017 at 12:33

    “Abbiamo un progetto con una scuola che si è fatta avanti per insegnare ai giovani studenti come esprimersi”. Bene bravi 7+!!
    Vedo nell’articolo questa frase e mi chiedo: ma scusate sempre e solo a colpi di bombolette? Quelle che i minorenni non dovrebbero neppure toccare? Sempre guidati da maestri writer ex (e non sempre ex) vandali?
    E quando i ragazzini avranno imparato a spruzzare dove pensate che spruzzeranno in cameretta loro?
    O dove gli capita che tanto …in Italia sono tutti schizzofrenici e molto ignoranti sulla “dipendenza che crea la frenesia dello spruzzo illegale.
    Dai tiratevi tutti addosso considerazioni politiche, di destra e di sinistra, mentre in mezzo si continua a istigare la proliferazione di una generazione di vandali. Minorenni impunibili, che poi però non si fermano più e a 40 anni e oltre ancora vanno e vengono qui per perpetrare vandalismi.

  2. Jacopo Rispondi

    12 gennaio 2017 at 22:45

    L’unico degrado siete voi

    • Andrea Rispondi

      23 gennaio 2017 at 17:16

      Mi spiace che la pensi così. Ravvediti.

  3. Alberto Modignani Rispondi

    22 gennaio 2017 at 06:54

    Giustissime considerazioni Alessio. Il vandalismo anche a tarda età dei più che noti è dimostrabile, anche con documentazione fotografica.

    L’arroganza e il menefreghismo accompagnano la vita di queste persone.
    Non basta la fama e il riconoscimento di status di street artist. Anche chiamati all’insegnamento dei bambini. Continuare a imbrattare per molti di loro, con tanto di firma, è normarlità.
    A Milano Ozmo, alias Gionata Gesi (sotto biografia dal suo blog), ha firmato i paracarri in pietra davanti a Madonna del Carmine, poi ha imbrattato con migliaia di etichette autoadisive bianche, che mostrano un teschio a mezzo busto con giacca e cravatta, centinaia di pali di Milano ovunque. Poi con l’arrrivo della bella stagione nel 2016 si è dedicato a vandalizzare diversi muri di palazzi di privati di corso Garibaldi dipingendo in nero lo stesso teschio ingrandito. Ma il tocco di classe è stato l’imbrattamento all’uscita del metrò Lanza. Ha infatti piazzato il suo marchio mengramo sulla porta di ingresso del Piccolo Teatro Strehler. Quelle teste che all’inizio erano misteriose, ma la vanagloria degli imbrattatori li spinge all’autodenuncia: quindi sulle bianche odiose etichette, con tipico teschio, ora è comparsa anche la “pregevole” firma OZMO.

    Alleluia!!! E bello sapere almeno da quale, fra i molti geni vecchiotti, è usucapita l’estetica decorosa della tua città. Che vanno tenuti ben lontano dai bambini.

    BIOGRAFIA
    Gionata Gesi si forma all’Accademia di Belle Arti di Firenze e dai primi anni Novanta, dopo un esordio nel mondo del fumetto, si concentra sulla pittura e sul writing.
    Nel 2001 l’artista si trasferisce a Milano, dove oltre all’attività in galleria, lavora nello spazio pubblico come Ozmo e insieme a un piccolo gruppo di amici, getterà le basi per quella che sarebbe diventata la Street Art italiana, di cui è uno degli indiscussi pionieri.

    In occasione della mostra Assab One curata da Roberto Pinto nel 2004, Ozmo è uno dei primi ‘street artist’ italiani a comparire in un contesto istituzionale e tra i primi in Italia a documentare con immagini, fotografie e parole la Street Art made in Italy con il libro Milano, una guida alternativa, pubblicato in occasione della prima personale dell’artista nella galleria Astuni di Pietrasanta, Lucca.

    Sempre a Milano firma interventi monumentali in centri sociali e spazi alternativi, tra cui il Leoncavallo, dove Ozmo realizza una delle sue opere murali più famose. Sarà proprio quel lavoro qualche anno dopo a essere definito “la Cappella Sistina della contemporaneità” e ad essere scelto come copertina del libro I graffiti del Leoncavalloedito da Skira. .

    Street Art Sweet Art è la mostra collettiva al Padiglione di Arte Contemporanea, che nel 2007 richiama l’artista in Italia, dopo un periodo di lavoro negli USA e in Messico.
    Seguiranno mostre in galleria tra Milano e Londra e un passaggio in asta da Christie’s nel milanese Palazzo Clerici.

    Absolut sceglierà Ozmo come primo artista per i progetti Absolut Wallpaper e Absolut Wall, due imponenti wall painting realizzati alle Colonne di San Lorenzo a Milano e all’Ex Mattatoio al Testaccio di Roma.
    Quest’ultima installazione verrà ripresa e documentata anche oltreoceano in un articolo pubblicato nell’edizione online del New York Times.

    Tra i progetti dell’artista un’opera pubblica di oltre 300 mq nel centro storico di Danzica in Polonia, la partecipazione alla Moscow Young Biennial come uno degli artisti scelti per rappresentare l’Italia in Russia, un wall painting di oltre 40 metri a Foligno e un altro intervento “Big Fish Eats Small Fish” (2011) , realizzato a Londra nel quartiere di Shoreditch, cuore pulsante della street art internazionale, recensito da alcuni dei principali blog di settore internazionali. L’artista ha firmato l’installazione “Still Death”, un’opera innovativa dipinta su pvc trasparente realizzata alla Fabbrica del Vapore di Milano in occasione del lancio italiano del dvd di Banksy Exit thru the gift shop (2011)

    Una delle mostre più importanti è di Febbraio 2012 , quando Ozmo espone nei 300 metri quadri del foyer del Museo del 900 in piazza Duomo a Milano “Il Pre-Giudizio Universale” una rassegna dei suoi lavori installativi e di grandi dimensioni più importanti contestualizzati grazie ad un coinvolgente live painting visitato dal pubblico dell’importante museo, che veniva coinvolto giorno per giorno nel divenire in costante evoluzione dello spazio.
    In questa occasione per la prima volta nella storia italiana, il museo acquisiva un opera di street art nella sua importante collezione conosciuta in tutto il mondo.

    In Novembre 2012 Ozmo realizza uno dei suoi più importanti interventi sulla terrazza del Museo di Arte Contemporanea MACRO di Roma con un wallpainting di 300mq nel centro della capitale intitolato “Voi Valete più di Molti Passeri!”

    Il wallpainting è parte della collezione permanente del museo ed è oggi visibile dalla strada adiacente al museo.

    Il 2012 , anno di mostre istituzionali e riconoscimenti importanti per l’artista si chiude con un altro intervento permanente in uno spazio comunale della città toscana di Pisa : il dipinto murale ‘Ritratto di PI’ di 10m x 5m viene realizzato in occasione della mostra “Donne Cavalieri Incanti Follia” organizzata dalla Scuola Normale Superiore e dal comune di Pisa.

  4. Margherita Rispondi

    24 gennaio 2017 at 05:07

    Ma la stampa che cosa fa? Mente!
    Perché continua a fare finta che siano tutti redenti e pronti perfino all’insegnamento positivo?
    Ce ne sono anche altri che esigono di sporcare dove gli pare e affermano che: è giusto che lo facciano tutti.
    Certi artisti prendono anche buoni finanziamenti per realizzare le loro opere (talvolta decenti, ma prevalentemente angosciose e inquietanti, come quelle sui ponti del Naviglio), possibile che chi sostiene progetti di street art, destinando parecchio danaro, non si informi prima.
    Separare i vandali dagli artisti toccherebbe ai finanziatori e chi fa “patrocini”.
    Se è dimostrata la propensione all’abuso continuato è poco logico che gli addetti al sostegno dell’arte, assessorati, municipi, fondazioni sprechino soldi senza distinguere tra chi continua a vandalizzare e chi agisce nella legalità.

  5. Salvatore Rispondi

    21 marzo 2017 at 20:39

    Qualcuno dimostrerà scientificamente che magari l’inalazione indiretta conseguente all’uso di bombolette spray è un potente medicamento contro la depressione: i diluenti presenti nei vapori euforizzano. Lo dimostra il fatto che sostanze simili vengono impropriamente sniffate (con grave danno per la salute!…).

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